

«Un giorno fu indetta una disputa generale contro gli eretici [...]. Il luogo fissato per la disputa distava molte miglia. Cammin facendo cominciarono ad avere dubbi sulla retta via; per cui chiesero informazioni ad un uomo che credevano cattolico, ma che in realtà era eretico. E quello: "Ottimamente! Non solo vi mostrerò la via, ma io stesso vi guiderò al luogo dove siete diretti". Invece, traendoli volontariamente in inganno, li fece attraversare un bosco, guidandoli attraverso rovi e spine, tanto che i loro piedi e le loro gambe sanguinavano.
L'uomo di Dio, S. Domenico, sopportando tutto con grande pazienza e ringraziandone anzi il Signore, esortava anche gli altri a pazientare e a lodare Dio, con queste parole: "Carissimi, abbiate fiducia: riporteremo certamente la vittoria, avendo già purgati col sangue i nostri peccati". L'eretico allora, vedendo la loro meravigliosa pazienza e toccato dalle parole dell'uomo di Dio, manifestò il suo inganno e rinnegò l'eresia. Quando poi giunsero al luogo della disputa, tutto andò per il meglio».
Dal racconto dell'autore delle Vitae Fratrum possiamo scoprire
un altro aspetto in S. Domenico: la pazienza. Essa trova fondamento nel cuore eterno di Dio Padre che da sempre e per sempre attende di poter realizzare il suo progetto di salvezza in ogni uomo. Gli stessi compagni di San Domenico attestano come questa virtù gli fosse propria in ogni situazione della vita. Fra Paolo da Venezia al processo di canonizzazione del Santo afferma di «non averlo mai visto in collera, né agitato o turbato, neppure per la fatica del viaggio, né nel calore della passione o in qualunque altra circostanza, ma di averlo sempre visto contento nelle tribolazioni e paziente nelle avversità» (Atti 41). La stessa cosa attesta di lui Fra Frugerio Pennese: «Era umile, benigno, paziente nelle tribolazioni, allegro nelle avversità, pio, misericordioso, capace di consolare i frati e gli altri...» (Atti 48).
Queste testimonianze ci permettono di intravedere la fonte che alimenta in San Domenico la pazienza: la sua conoscenza del Padre. Egli infatti sa che Dio ha mandato il suo unico Figlio perché il mondo sia salvato e, in tutto lo scorrere della vita, fa esperienza di questo profondo amore di Dio per le sue creature. San Domenico si sente figlio di un Padre che vuole che tutti gli uomini, colmi della sua stessa gioia, abitino la sua casa e vivano del suo Amore. Ma egli sa anche che il disegno eterno del Padre è stato infranto dal peccato: l'uomo può scegliere come essere felice e può allontanarsi dalla strada tracciata da Dio per lui.
La pazienza di San Domenico rivela innanzitutto una profonda conoscenza del mistero di Dio e del dramma del peccato. Il Padre ha talmente preso sul serio l'uomo e il suo peccato, da inviare il Figlio perché, sacrificato sulla croce, Gli riconduca, con la vita nuova della risurrezione, ogni uomo e l'intera creazione. San Domenico, affascinato dalla Parola di Dio, è «incredibilmente desideroso» della salvezza di ogni uomo e «appassionato» dell'annuncio della Verità che mediante il Sangue «ricompra» ogni figlio perduto. L'«umile servitore della Parola», come il nostro Santo è stato definito, dinanzi a tale missione non può non pazientare: è l'imitatore fedele di Cristo che tace nella sua passione e che nella morte pazienta l'attesa del giorno nuovo che inauguri il mondo della vita vera, senza fine, di quella vita che è gioia in ogni avvenimento e per ogni figlio ricomprato. Avere pazienza, come San Domenico aveva ben capito, è essere capaci di «patire» affinché il Regno di Dio si realizzi in noi e in coloro ai quali siamo mandati; è desiderare di andare concretamente incontro a coloro che ci aspettano. La pazienza è quel dono di Dio che ci permette di entrare in sintonia con gli altri, e San Domenico aveva una capacità straordinaria di incontrare gente di ogni condizione o appartenenza sociale e religiosa, perché sapeva trovarli in anticipo nel suo cuore, e nella sua preghiera poteva già partecipare loro quella sofferenza che lo stesso Signore Gesù prima di lui aveva patito per la loro salvezza. San Domenico quindi è colui che «sopporta» con pazienza di creare con coloro che avrebbe incontrato una specie di «simpatia soprannaturale», dono della grazia di Dio, che permetta l'ascolto e l'accoglienza della Parola.
Essere paziente, per San Domenico, è scegliere di andar incontro ad ogni uomo, testimoniando ancora una volta la sua profonda esistenza di figlio: il Padre infatti, non ha atteso che l'umanità dimostrasse in qualche modo di amarlo, ma ha tracciato per essa un eterno disegno di salvezza che con tenerezza e pazienza ha dispiegato e dispiega nei secoli per incontrare ogni uomo e donargli, nel suo Figlio, l'esperienza stessa del suo Amore.
Essere figli pazienti di un Padre ricco di tenerezza per ogni creatura, non è solo credere che Egli opera la salvezza, ma anche mettere in atto, nella quotidianità dell'esistenza, ogni gesto concreto che attesti in noi una vera vita evangelica. Così anche noi, come San Domenico, potremo annunciare con la vita la Parola che salva.

I testi di questa sezione, sono composti in collaborazione con le suore di Santa Caterina