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Domenico, «pozzo di tenerezza»

Il titolo di questa «riflessione» nasce da un incontro; un incontro durante il quale Jean Vanier (fondatore dell'Arca) ha raccontato la sua esperienza di vita e, parlando, ha detto un paio di frasi di particolare pregnanza: «La speranza del mondo sono i cuori umani. Credo che ho scoperto il mio cuore: un pozzo di tenerezza in me. Con questo pozzo di tenerezza si può dare la vita, la speranza...».
Mentre ascoltavo queste parole pensavo a San Domenico, al suo cuore: un pozzo di tenerezza.

Nel Vangelo scopriamo non solo la vita, le opere, l'insegnamento di Gesù, ma anche il suo cuore. Un cuore particolarmente attento e sensibile verso le persone che incontrava. Certe espressioni del Vangelo ci fanno cogliere la vibrazione interiore, la partecipazione profonda alle vicende di ciascun uomo o donna che incontrava.
«Vedendo le folle ne sentì compassione...» (Mt 9,36a).
«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28).
«Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare» (Mc 8,2).
«Se vuoi puoi guarirmi». «Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci!"» (Mc 1,40-41).
«Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5b).
«Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: "Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace"» (Lc 19,41-42).
«Gli presentavano i bambini perché li accarezzasse [...] E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva» (Mc 10,13.16).
«Gesù le disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più"» (Gv 8,11).
«Gesù allora, quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente» (Gv 11,33).
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1).
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che, per la loro parola crederanno in me» (Gv 17,20).
«Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva [...] Le disse Gesù: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?"» (Gv 20,11.15).

«Allora Gesù, fissatolo, lo amò... » (Mc 10,21a).Leggendo le testimonianze di chi ha conosciuto Domenico, colpisce la sua amabilità,Domenico la dolcezza con la quale trattava le persone che incontrava. Un'amabilità, una dolcezza che sembrano spontanee, e certamente sono una caratteristica del suo temperamento. Ma non solo, perché Domenico l'ha coltivata la sua interiorità, come ha coltivato una conoscenza retta, un animo pulito e schietto, e in questa sua casa lo Spirito ha potuto prendere dimora e rendere armoniosa la sua vita. Per cui ciò che viveva all'interno, traboccava all'esterno. Se l'interno è luminoso, ciò che si vede è la luminosità del volto, la gioia profonda, la tenerezza del tratto, la benevolenza sincera. Ciascuno si sentiva amato da Domenico. «Accoglieva tutti gli uomini nell'ampio seno della sua carità e perché tutti amava, da tutti era amato» (Lib. 107). «Senza difficoltà appena lo conoscevano, tutti cominciavano a volergli bene... Ovunque si manifestava come un uomo evangelico, nelle parole come nelle opere. Durante il giorno nessuno più di lui si mostrava socievole con i Frati o con i compagni di viaggio, nessuno era con loro più allegro di lui» (Lib. 104). Giordano di Sassonia pone in risalto la sua gioiosità dicendo che: « ... poiché un cuore pieno di gioia rende ilare il volto, Domenico manifestava esternamente con la gioiosità del suo volto la profonda bontà del suo animo» (Lib. 103). Giordano prosegue: «Chi sarà mai capace d'imitare la virtù di quest'uomo? Possiamo ammirarlo e misurare dal suo esempio la pigrizia del nostro tempo. Ma poter ciò ch'egli poté, supera le umane capacità, è frutto di una grazia unica » (Lib. 109).

Eppure un santo non è una persona eccezionale, è uno come noi, come tutti noi. Cos'è che ci differenzia? Cos'è che permette questo «salto» a lui, e a noi, cos'è che ce lo impedisce? Risposte uniche e definitive non ce ne sono forse, ognuno cerca e ognuno risponde personalmente. Ma in questa ricerca ciascuno deve entrare nel cammino del cuore, nel cammino di chi scopre la violenza e la miseria in sé e attorno a sé, ma più in profondità scopre una capacità di entrare in comunione, scopre un cuore, il proprio cuore: un pozzo di tenerezza nascosto. Scopre la capacità di superare le barriere dell'indifferenza, dell'egoismo. Scopre la capacità di perdono... Scopre che questo cammino è faticoso, esigente: «Signore, basta. Non chiedo di diventare un santo... non ne sono capace: è troppo per me. Chiedo di essere un cristiano normale... ». Ma Dio ci vuole cristiani «normali»? Lui ci vuole santi perché possiamo entrare nel suo mistero di santità.

E noi non riusciamo a fare il salto, a fidarci che Lui la grazia unica ce l'ha data. Scavando nel nostro pozzo forse riusciremo ad intravedere questa grazia unica e potremo, come Domenico, spandere attorno a noi i segni concreti di questa comunione con Dio.  

Sr. M. Rosina Barbari

Domenico, santissimo sacerdote di Dio

 


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I testi di questa sezione, sono composti in collaborazione con le suore di Santa Caterina