

Era un uomo che piangeva molto.
Si vedeva scintillare nelle sue lacrime un amore teneramente umano.
Umano perché divino. E divino perché sgorgato dalla preghiera e dall’angoscia della verità:“Signore, che ne sarà dei peccatori?”. Restò ad aspettare solo, in una regione che rifiutava di convertirsi, continuando solo, per anni di delusione, un compito che pareva ben iniziato. La Parola di Dio lo bruciava, divorante come un fuoco e vasta come l’abisso; e bandiva il timore e la consolazione. Parola mormorata in silenzio eppure risonante fino a riempire la notte di dolenti suppliche. Domenico era là. Firma appena leggibile sulle pergamene della storia; traccia un sorriso attardato sulle vigne dove si cercava di ucciderlo; desiderio di morire che uccideva la morte. Non ha istituito un Ordine, che lo ha piuttosto intimato: gli amici, loro malgrado, finirono per unirsi con lui. E diede loro un Ordine da istituire. I suoi occhi, molli dal pianto della verità, vedevano la Verità. E la Verità, sempre anelante di debolezza e di carne, non esitò di vestire anche le sue delusioni per l’indifferenza e le imperfezioni degli uomini..
La fede di Dio nell’uomo, se erompe, rende vero un uomo. Allora il cuore si accorda al battito di Dio; lo spirito alla verità e la bocca al Vangelo, offrendo a Dio la sostanza dell’uomo. Domenico era quest’uomo. Messaggero dell’amore di Dio, portatore di sofferenza e di speranza immensa. Uragano e rifugio, versava torrenti di pace, nelle strettoie delle mezze verità ovattate delle convenienze mollicce e degli ardori spenti. Chi giaceva da tempo nelle tenebre di sempre vedeva la possibile intrusione del giorno... (...)
Tale fu Domenico. Nessuno sfoggio di pietà bizzarra, semplice umanità. Troppo semplice per gli agiografi e per i cronisti dal lungo sapere. Così semplice da non nascondere la rugiada della luce divina.
(Tratto da Guy Bedouelle, Domenico, la grazia della parola).
