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tommaso maria violante O.P.

Madonna dell'Arco
Storia del Santuario e del Convento

 

Presentazione di Fra Gerardo Imbriano,
Rettore del Santuario "Santa Maria dell'Arco"

 

Sono grato a padre Tommaso Violante per avermi offerto l’opportunità di presentare questo suo lavoro sulla storia del santuario della Madonna dell’Arco, un luogo di culto senza dubbio particolare, frequentato e onorato da moltissimi fedeli. Si tratta di un’opera molto interessante, perché l’Autore, oltre che tracciare la storia del santuario, ha voluto raccontare insieme anche la storia dell’annesso convento domenicano. Infatti, la storia del convento si fonde con quella del santuario grazie alla presenza dei Frati Predicatori, che sin dal lontano 1594 ne sono stati i fedeli custodi e lì hanno esercitato ininterrottamente il loro servizio pastorale, spirituale e culturale.

Per i numerosissimi fedeli della Vergine Santissima dell’Arco questo libro costituirà un indubbio aiuto sia per incrementare la loro devozione alla Madre di Dio sia per conoscere di più e meglio la vita che si è sviluppata intorno al santuario nel corso dei secoli, gli avvenimenti importanti, le vicende che hanno fatto scalpore, gli episodi portentosi, gli eventi piccoli e grandi che sono accaduti all’ombra della venerata icona. Il libro, pertanto, ripercorre il lungo e articolato svolgersi della storia del nostro santuario e del contiguo convento, rievocando, attraverso di esso, il valore e la ricchezza della tradizione mariana e della presenza domenicana, fatta di luci e di ombre, che hanno segnato la vita di tante generazioni.

Dinanzi all’icona della Vergine dell’Arco sono accorsi credenti e non credenti, provenienti dal territorio campano e non solo, e lì hanno sostato, ammirato, pregato, urlato e invocato, ponendo in essere alcuni tratti particolari e tipici della pietà popolare. L’opera di padre Violante vuole costituire, altresì, un invito a cogliere questi gesti e a conservare e valorizzare la memoria di espressioni semplici e solenni al tempo stesso, attraverso le quali il popolo intende celebrare e testimoniare la sua fede.


Siti Cattolici


Editrice Domenicana Italiana

Biblioteca Domenicana

Copertina degli Atti del Convegno

Tommaso Violante O.P.
Madonna dell'Arco
Storia del Santuario e
del Convento

Editrice Domenicana Italiana Napoli 2009
pp. 416 € 43,00

Per richiederlo:www.edi.na.it

Nonostante le fonti storiche non siano state sempre generose, tuttavia il lavoro di ricerca è ben documentato e sviluppato con rigore scientifico, e rappresenta un punto fermo al quale dovranno fare riferimento tutti coloro che desiderano conoscere la storia, l’arte, la devozione popolare, la tradizione domenicana e le tradizioni locali che fanno da cornice al santuario della miracolosa immagine della Madonna dell’Arco. Infatti, non c’è particolare della storia del santuario, laddove è stato possibile reperirlo, o del vicino convento domenicano e della vita dei suoi frati, che non sia descritto e illustrato in maniera scorrevole e accattivante, fondandolo sul documento da cui la notizia è desunta così come sulle immagini di luoghi e personaggi che maggiormente lo esplicitano. Nel racconto si incontrano artisti e scrittori, personaggi nobili e importanti, umili fedeli, devoti pellegrini e viaggiatori curiosi. Le sorprese non mancano: sono riportati alla luce momenti importanti della storia locale e nazionale e particolari apparentemente irrilevanti, interventi ufficiali delle autorità civili e dei superiori religiosi, avvenimenti da poco o molto consistenti, nei quali sono state coinvolte persone di ogni ceto e di diversa provenienza.

Le appendici, infine, talune davvero interessanti, altre certamente curiose, arricchiscono il volume, presentando, giusto per citarne alcune, una carellata di grazie antiche e moderne, le figure dei frati che si sono distinti, la serie dei rettori del santuario, il diario di padre Mariano Nazzaro, grande protagonista della storia dell’ultimo secolo. Attraverso la lettura del testo, ciascuno di noi potrà ritrovare qualcosa che lo riguardi, anche il semplice ricordo di una visita, di un momento di devozione e di fede. La fatica di padre Tommaso, pertanto, merita la migliore accoglienza da parte degli studiosi e di tutti i devoti della Madonna dell’Arco.

Riportiamo integralmente l'Introduzione di Tommaso violante o.p.

Un giorno di fine giugno 2007, il priore del convento di Madonna dell’Arco, padre Gerardo Imbriano, avendo letto la mia biografia di san Domenico (Il sogno. Domenico di Guzmán si racconta, Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2007), senza perdersi in inutili preamboli, mi domandò a bruciapelo: «Perché non scrivi la storia del nostro santuario?». La richiesta mi colse di sorpresa. «Devo pensarci», risposi, mentre in un attimo mi balenarono nella mente le non poche difficoltà da affrontare e il tanto lavoro da fare. Di lì a qualche giorno, avendo valutato attentamente la proposta, sciolsi la riserva e comunicai al priore che quanto prima mi sarei messo all’opera.

Il lavoro di ricerca e di stesura ebbe inizio concretamente soltanto alcuni mesi dopo, in ottobre, perché nel frattempo avevo maturato la decisione di scrivere non solo la storia del santuario, ma insieme anche quella del convento e dei frati. Ritengo, infatti, che non sia assolutamente possibile ricostruire nella sua completezza la storia del nostro santuario se si prescinde dalla presentazione della vita dei religiosi che hanno abitato l’attiguo convento e lì hanno esercitato il loro ministero. Non va dimenticato che dal 1594 il santuario di Madonna dell’Arco è servito ininterrottamente dai Frati Predicatori; per cui è anche la loro storia che mi sono impegnato di ricostruire, cosa che non è mai stata fatta fino a oggi. Questo libro rappresenta, perciò, il primo tentativo di scrivere la storia organica del santuario (e sono passati ben 559 anni da quel lontano lunedì in albis del 1450), ma anche dei frati domenicani, da 415 anni (1594-2009) custodi e servitori fedeli di questo luogo benedetto. Una storia lunga e complessa, fatta di tante vicende da mettere insieme come le tessere variopinte di un mosaico; una storia sfortunatamente solo in parte conosciuta, vissuta nel tempo da migliaia di personaggi importanti e da milioni di persone rimaste anonime; una storia realizzata da regnanti e papi, da vescovi e principi, da preti e frati, ma soprattutto da tanta gente comune, che non ha lasciato nulla di così importante di sé e del proprio passaggio che oggi venga ricordato, ma che ha intriso della propria fede sincera e semplice ogni parte del nostro santuario. Madonna dell’Arco è il santuario del popolo, del popolo santo di Dio, che qui viene per testimoniare la propria fede in maniera schietta, per deporre ai piedi della tuttasanta Madre di Dio la propria vita, per urlare a Lei il suo dolore, per domandare pace e consolazione, per chiedere perdono e implorare la salvezza dell’anima e la salute del corpo.

A tale proposito, non posso esimermi dal riportare quanto ebbe a dire, in una memorabile omelia, il carissimo padre Tommaso Tarantino, di felice memoria, che è stato priore della comunità e rettore del santuario negli anni 1987-1993: «Qui si viene per lanciare un urlo! Qui si viene per gridare! Qui si viene per far esplodere finalmente dal cuore il grido della povera vita umana, stritolata ogni giorno […]. Madonna dell’Arco è il luogo dove la vita umana porta all’aperto le sue malattie, i suoi dolori, le sue angosce, i suoi terrori. Qui l’urlo di dolore dell’umanità si materializza, si concretizza. Ecco: diventa pietra, diventa tavoletta, rito, manifestazione pubblica; diventa testimonianza nei secoli […]. Ecco cos’è la Madonna dell’Arco: la concretizzazione, la pietrificazione del dolore umano che viene qui per rovesciarsi, come lava incandescente ai piedi della Vergine. Così nasce questo santuario. Nasce per testimoniare cosa sia la vita umana […]. Questo santuario... siamo noi, con i nostri guai, con le nostre sventure, con i nostri mali, che stiamo a bocca e a braccia spalancate verso di Lei, la Madonna […]. Com’è che tutta la sofferenza umana, che tante organizzazioni, tanti scienziati, tante iniziative civili con i più grandi mezzi non riescono a risolvere, Lei la redime, la libera, la sublima? Eppure quella è l’immagine di una fanciulla ebrea, di una ragazzina palestinese, che dice, nel Vangelo, di essere una povera schiava, una piccola serva! Com’è che a quella piccola donna si rivolgono oggi gli occhi di milioni di persone da tutto il mondo, invocandola “Regina dell’Arco”? […]. Lei prende tutto ciò che è umano e lo aggancia a Dio. In Maria, cioè, avviene il grande incontro: ciò che è la miseria dell’uomo diventa la misericordia di Dio; ciò che è incapacità dell’uomo diviene onnipotenza di Dio. Lei prende l’uomo così poveretto com’è e lo fa diventare figlio di Dio […]» (T. Tarantino, Qui si viene per gridare, in «La Madonna dell’Arco», 6/1980, pp. 7- 9).

Questo è il santuario della Madonna dell’Arco. Ma questa storia è difficile da ricostruire, perché appartiene al cuore dell’uomo, alla relazione unica e irripetibile tra Dio e la persona, che si realizza attraverso la mediazione di Maria. Di questa meravigliosa storia noi possiamo vedere alcune testimonianze nelle molteplici e diverse manifestazioni di lode, di ringraziamento, di conversione; ma non possiamo entrare nel merito dei contenuti. Questa storia molto personale e profondamente intima dell’incontro tra Dio e l’uomo, che si realizza davanti all’immagine della benedetta Vergine di Nazaret, la lascio alla fede e alla sensibilità dei singoli protagonisti. Noialtri possiamo soltanto immaginarla.

Io, invece, mi sono occupato di ricostruire, per quanto possibile, a partire dai documenti che il passato ci ha tramandato, la storia quotidiana del santuario e del convento, quella vissuta giorno dopo giorno dai fedeli e dai frati. Nel libro ho riportato tantissimi episodi che ci faranno gioire e tanti altri che ci rattristeranno non poco: è la normale storia degli uomini, anche degli uomini di Chiesa, dei religiosi, nei quali convivono la tensione verso la santità e la seduzione del peccato, l’anelito al bene e alla virtù e l’inclinazione al male e al vizio. Tutto ciò non deve assolutamente meravigliarci. È normale che sia così.

La trattazione degli avvenimenti è cronologica e fa sempre riferimento ai documenti. A tale proposito, bisogna dire che le testimonianze del passato, mentre per il Cinquecento sono molte e moltissime per il Seicento, per il Settecento e l’Ottocento sono davvero molto poche. Per il Novecento, com’è ovvio che sia, si ha a disposizione una miriade di documenti, soprattutto riguardanti gli ultimi decenni; ma io ho deciso di soffermarmi maggiormente sui primi sessanta anni. Dell’ultimo cinquantennio certamente ho fornito delle informazioni, ma senza indugiare particolarmente: essendo ancora viventi molti protagonisti di questo ultimo pezzo di storia, credo che sia più opportuno che venga valutato e riscritto a distanza di tempo, per cui lascio ai posteri l’onore e l’onere di farlo. Come testi di riferimento ho utilizzato, per la storia del santuario, i documenti ancora custoditi in diversi archivi, i pochissimi libri scritti sull’argomento, gli articoli pubblicati sul periodico «La Madonna dell’Arco» e le notizie sparse qua e là in vari lavori di storia locale; per la storia dei frati, invece, mi sono affidato agli abbondantissimi documenti conservati nell’archivio generale dell’Ordine dei Predicatori e ai lavori storiografici riguardanti la presenza e l’attività dei domenicani nell’Italia meridionale. Si è trattato tutto sommato di fare un lavoro lungo e paziente di minuziosa ricerca. In diverse circostanze ho trovato che le carte relative ai frati e al convento mi hanno aiutato a comprendere qualcosa in più della vita e della storia del santuario.

Ho provato, in questo modo, a ricomporre questo bellissimo e variopinto mosaico, mettendo insieme migliaia di tessere chiare e scure, per far venire fuori tutto il disegno, ma purtroppo non credo di esserci riuscito appieno. Rimangono ancora molte zone d’ombra, lunghi periodi dei quali non si conosce nulla o troppo poco, la cui memoria è andata smarrita nel tempo e i relativi documenti si sono persi chissà dove, come ho dovuto constatare soprattutto per il Settecento e l’Ottocento. Al momento non è possibile fare di più. L’augurio ovviamente è che tutta la storia del santuario e del convento di Madonna dell’Arco possa essere pienamente illuminata e ricostruita in futuro con l’acquisizione di nuovi documenti.

Nel corso dell’esposizione, ho ricordato centinaia di personaggi, alcuni illustri, di cui la storia ci ha lasciato memoria di opere importanti; di molti altri, invece, rimane soltanto il nome o qualche piccolo accenno a episodi della loro vita. Pure questo rientra nella norma. Tanti di questi nomi si riferiscono a frati domenicani, che hanno speso tutta o in parte la loro vita a servizio del santuario. Ma anche ricordarne solo il nome, significa ricostruire un pezzo, sebbene piccolo, della nostra storia e rendere omaggio a coloro che, nel bene o nel male, l’hanno scritta. Ho ricostruito tante piccole storie di frati del passato, a cui per un momento ho ridato vita, perché non fossero dimenticati del tutto. Anche loro fanno parte di questo nostro grande album di famiglia, sono la nostra storia, la storia del santuario e dell’Ordine domenicano.

Due parole, infine, sulle appendici, che ho voluto inserire per arricchire ulteriormente il volume. Ho desiderato innanzi tutto rendere omaggio alla «bella Mamma dell’Arco», così come viene normalmente e familiarmente chiamata dai fedeli la nostra beatissima Vergine Maria, ricordando alcune delle tantissime grazie concesse dal Signore per la sua potente e misericordiosa intercessione; inoltre, ho cercato di ricostruire l’elenco dei rettori del nostro santuario e di rendere onore ad alcuni frati che si sono distinti; quindi, ho pensato di ricordare tutti i frati domenicani assegnati al convento dal 1937 a oggi, cioè dall’anno della ricostituzione giuridica della Provincia religiosa, e presentare l’attuale comunità di Madonna dell’Arco; ancora: ho voluto onorare la memoria di padre Mariano Nazzaro, uno dei più grandi protagonisti della storia del santuario, riportando alcune pagine del suo diario; oltre a ciò ho pensato di occuparmi indirettamente della religiosità popolare e dei battenti, lasciando la parola agli esperti; in ultimo, ho voluto curiosare tra le tavolette votive e le pagine dei vecchi numeri del nostro periodico, trovando qualcosa di veramente simpatico. Spero di essere riuscito nell’intento di ornare e valorizzare ancor più questo volume.

Un ringraziamento particolare devo esprimerlo ai confratelli Benedetto Càrderi e Michele Miele, insigni storici domenicani, ai cui studi ho ampiamente fatto riferimento, e ai carissimi signori Domenico Granata e Lorenzo Maione, impiegati presso il nostro Centro studi religiosità popolare «Arco», per la disponibilità e l’aiuto offertimi nel reperire e consultare il materiale ivi conservato. Un ultimo ringraziamento lo devo a padre Gerardo Imbriano: se non mi avesse chiesto di fare questo lavoro, probabilmente non avrei mai pensato di farlo. E mi sarei certamente perso qualcosa di molto interessante.

Il libro, che si inserisce tra le iniziative per ricordare e celebrare l’ottavo centenario di fondazione dell’Ordine dei Predicatori (1216-2016), ho voluto dedicarlo al carissimo fratello e attuale priore provinciale padre Giovanni Distante, segno di unione e di comunione dei frati della nostra Provincia «San Tommaso d’Aquino in Italia», e a tutti i confratelli della medesima Provincia, che da sempre hanno avuto in Madonna dell’Arco un punto di riferimento; ma vuole anche essere un personale atto di omaggio e di devozione alla «bella Mamma dell’Arco» (V.F.G.A.).

Madonna dell’Arco (NA), 1 gennaio 2009, Solennità di Maria SS. Madre di Dio.