BARTIMEO ,  

IL   CIECO   DI   GERICO  

 

 

di Pasquale Cocozza OP

 

     Sono Bartimeo, uomo cieco dalla nascita. Abito a Gerico, mi dicono una bella cittadina, ricca di palme e di verde, circondata dal deserto di Giuda. E' la strada obbligata di chi da Gerusalemme è diretto in Galilea e di chi invece dalla Galilea si sposta verso Gerusalemme. Io cosa faccio e come vivo? Di professione faccio il cieco e l'unica risorsa di sopravvivenza per me consiste nel chiedere l'elemosina ai vari passanti. In questo sono alquanto fortunato perché, come ho detto prima, Gerico è un luogo di passaggio obbligato, per cui, se la fortuna mi bacia il viso, riesco a raccogliere abbastanza moneta.

     Il traffico e il commercio è molto sviluppato, ragion per cui è affollata da gente che arriva qui da ogni parte, anche da regioni pagane. La città si riempie anche di tipi strani e stravaganti, che accorrono da ogni parte per sbarcare il lunario: saltimbanchi, venditori ambulanti, giocolieri e predicatori dalla chiacchiera facile. Profeti veri, autentici, quasi mai. A dire dei competenti, la loro voce si è spenta e non da poco. Sono trascorsi alcuni secoli, in cui la loro forte e conturbante figura è scomparsa nel mistero dell'Eterno. Ora siamo tutti in attesa di Colui, che da lontanissimi tempi il Signore Dio ci ha promesso, Colui che noi tutti in Israele chiamiamo il Messia, l'inviato di Yawhè, il suo Unto per eccellenza. Ma verrà? E quando?

     Tra la gente si sussurra un nome: Gesù di Nazaret. Dicono grandi cose di lui. Ha compiuto, raccontano, anche dei prodigi: la guarigione di un paralitico, di un grosso numero di lebbrosi. Addirittura ha ridato la vita a una bimba dodicenne, riconsegnandola alla famiglia sotto lo sguardo sbigottito e incredulo dei genitori. Di qui però non ricordo sia passato. Eppure lui è galileo e per andare a Gerusalemme, a compiere i doveri di ogni pio ebreo, deve necessariamente attraversare Gerico.

     E invece un bel giorno si è realizzato il miracolo in tutti i sensi. Gesù di Nazaret è passato di qui e tale suo passaggio resterà impresso in modo indelebile nel mio animo. Era vicina la Pasqua, la festività che metteva in fermento ogni buon israelita. In tale occasione Gerico si vivacizzava ancora di più. Aumentava di molto il volume dei traffici e la presenza di gente che andava e veniva da Gerusalemme. Io, al centro della piazza principale, sistemato in un posto strategico, urlavo per attirare l'attenzione e raccogliere così abbondante elemosina, quando sento una voce robusta che dice:" Sta entrando in città Gesù di Nazaret"! Immaginatevi il mio scoppio di gioia improvvisa a quell'annuncio! Il sogno di sempre si stava realizzando: incontrarlo, parlargli, toccarlo. E lui, cosa avrebbe fatto? Si sarebbe impietosito di me? Mi avrebbe toccato, come ha fatto con tanti malati? E mi avrebbe guarito? Era quello che desideravo con tutto me stesso! Ma mi ci avrebbero portato, poi, da lui?

     Odo nel frattempo gran vocio di folla. Sarà arrivato? Cerco di zittire chi mi sta intorno per sentire meglio cosa sta avvenendo. Sì, è proprio arrivato! Allora un desiderio incontenibile di arrivare subito a lui, mi ha preso totalmente; e per ottenere ciò non avevo alto mezzo che alzare la voce. E così ho fatto. Ho cominciato a gridare e a dire:" Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Molti intorno a me, infastiditi dal mio gridare, mi sgridavano per farmi tacere. Ma io, neanche per sogno, mi sono messo a gridare ancora più fortemente:" Figlio di Davide, abbi pietà di me!".

     A questo punto ho avvertito che il movimento attorno a me s'era arrestato. Tutti fanno silenzio. Si sente solo la sua voce:" Chiamatelo!". E chi è vicino a me, avendo sentito, mi si accosta e mi fa:" Coraggio! Alzati, ti chiama!". Immaginatevi la mia grande commozione. Il momento da tempo sognato era, finalmente, in modo tanto inaspettato, giunto. Le gambe mi tremavano, non mi reggevano più. Immediatamente, senza neppure riflettere, butto all'aria il mantello che mi copriva, balzo in piedi e mi faccio condurre da lui. E Gesù, appena mi vede, mi chiede subito senza preamboli:" Che cosa vuoi che io ti faccia?". Dentro di me mi dico: che strana domanda mi fa. Non vede che sono cieco? Cosa si aspetta che gli chieda? E senza esitare molto, gli dico:" Rabbunì, che io riabbia la vista!". E Gesù con forza:" Va', la tua fede ti ha salvato". In quel preciso momento caddero le scaglie dai miei occhi ed io vedevo…, vedevo… E ciò che ho visto per prima sono stati il suo viso e i suoi occhi. Erano pieni di luce divina e caldi di amore. Ho pianto, di riconoscenza e gratitudine. E ora cosa fare? Verrò con te, Signore. Sarò uno dei tuoi discepoli. Mi hai dischiuso gli occhi del corpo, ed ora vedo ben oltre. Vedo i cieli aperti . Vedo gli angeli del Padre tuo scendere su quelli che tu ami. Vedo gli uomini, toccati dal tuo cuore, tramutare le armature di guerra in attrezzature agricole. Vedo il leone e l'agnello pascolare insieme. Vedo un grande banchetto, con Te al centro e tutti noi, creature del tuo Amore, bere insieme il vino dell'eternità.     

 

 

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