Io sono il pane della vita

 

di Pasquale Cocozza OP

 

            Oh, la tua parola! Non ci si stanca mai di ascoltarti. Hai un dire travolgente che ci lega a te. Eppure il tuo dire è leggero, direi normale. Non parli come un retore, ma come uno che conosce i segreti più intimi della natura; che ascolta il rumore del vento o lo stormire delle foglie; che ammira i gigli dei campi e il rapido scuotersi delle acque del lago; che avverte pulsare dall’intimo della terra il battito del seme che si allunga in piccola pianta o che distingue i diversi rumori della casa di una massaia. Niente sfugge al tuo sguardo attento e il tutto poi traduci in immagini di rara efficacia e di insolita bellezza. « Il regno dei Cieli è simile a un granello di senape…, il regno dei Cieli è simile a un campo di grano…, a una donna che impasta della farina…, a un mercante in cerca di pietre preziose…, a un tesoro nascosto in un campo… ».

            Il tuo dire ci fa veramente sognare.

            Ora ci troviamo al di là del lago di Tiberiade. C’è una grande folla, avida della tua parola. La giornata è luminosa. Un sole caldo rende più azzurro il lago. La Pasqua, la festa dei Giudei, è vicina. Finita l’istruzione tu dai ordine di sederci per terra, sull’erba fresca. Ce n’è tanta d’intorno. Non sappiamo perché ci dici questo. Un tuo discepolo, dei più intimi, ci toglie la curiosità. « Il Maestro – ci dice - , vista la lontananza dal villaggio più vicino, perché vi possiate procurare da mangiare, ha pensato lui stesso a darvi del pane ». Detto, fatto! Si vedono girare intorno alcuni del suo gruppo con tanti di quei pani e tanti di quei pesci, che tutti ne mangiamo a volontà. E pensare che si possono contare all’incirca cinquemila persone.

            In un attimo si diffonde la voce: « E’ stato il Maestro a fare questo! Con cinque pani e due pesciolini ha sfamato tutti quanti noi! ».

            L’entusiasmo della gente è alle stelle. Tutti insieme ci mettiamo a gridare: « Osanna al Profeta! Osanna al discendente di Davide! Finalmente Israele ha il suo re! ».

            Ma appena queste voci raggiungono il tuo orecchio, tu scompari allontanandoti tutto solo sulla montagna. Cosa che facevi di frequente, in modo particolare dopo un’intensa giornata di lavoro. Amavi raccoglierti in solitudine e pregare in segreto, questo lo si sapeva. Ma ora il fatto è diverso. Tu non ti ritiri, ma fuggi. Vogliono farti re! Perché temi? Non sarai tu stesso a dire a Pilato: « Io sono Re! »? Perché, allora, ti rifiuti? Si riaffaccia, forse , la voce dell’Avversario del deserto? Ma tu conosci il cammino che Dio ti ha tracciato. Il Padre è dinanzi a te e tu non puoi mai scendere a compromessi. Il “tuo” regno non è di questo mondo.

            Trascorre la notte. Al mattino dopo la gente ti cerca. Buona parte di essa, delusa per il tuo rifiuto, ti ha già abbandonato, facendo rientro alle proprie case. Ma un gruppo più coraggioso si dirige, invece, verso Cafarnao in cerca di te.

            Ti trovano, finalmente, sull’altra sponda del lago e ti chiedono: « Rabbi, quando sei arrivato qui? ». Tu mostri di aspettarti una tale domanda, anche se in cuor tuo speravi che ti venisse chiesto ben altro. E un po’ deluso rispondi loro: « Lo so perché mi cercate. Voi non mirate al cielo, ma alla terra. Voi cercate solo il cibo perituro. Cercate piuttosto il cibo che dura per la vita eterna. Il Figlio dell’uomo ve lo darà, perché Dio il Padre ha impresso su di lui il suo sigillo ».

            Non hai i tuoi torti nel dirci questo. Noi abbiamo veramente pensato al pane materiale, quello che ha smorzato la nostra fame, mentre tu volevi darci altra cosa ed ora ce la offri in maniera non equivoca: "il  cibo che dura per la vita eterna ».

            Che tipo di pane sarà quello che tu vuoi offrirci? Un pane che duri per la vita eterna? Che strano! Mai ti abbiamo sentito parlare in modo tanto incomprensibile. Per questo, uno tra la folla ti dice: « Che opera compi tu per rendere credibili le tue affermazioni? Mosè lo  ha fatto per i nostri padri nel deserto: ha dato loro da mangiare un pane dal cielo ».

            « Voi siete in errore – rispondi -: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo.; è stato il Padre mio che vi dà il vero pane dal cielo. Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo ». Il discorso qui si è fatto ancora più misterioso. Abbiamo compreso che alludeva a se stesso; ma perché poi si sia identificato con il pane che dà la vita al mondo, questo proprio non l’abbiamo capito. Anzi abbiamo pensato che alludesse al segno operato l’altro giorno, quando ha dispensato per l’intera folla una ingente quantità di pane e di pesci. Per questo gli abbiamo detto con lo stesso entusiasmo: «  Signore, dacci sempre di questo pane! ». Hai compreso il nostro fraintendimento ed hai subito precisato: « Io sono il pane della vita. Chi viene a me non avrà più fame. Chi crede a me non avrà più sete. Questa è infatti la volontà del Padre mio, che chiunque crede nel Figlio abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno ».

            Adesso le parole si sono fatte più chiare. Non è la manna il vero pane del popolo, ma indichi te stesso come il pane venuto dal cielo per sostenere il nuovo popolo di Dio. Sei tu il grande dono d’amore che il Padre fa ad ogni uomo che si aggira nel deserto della vita. Sei tu colui che sazia la nostra sete di felicità e che ci unisce a Dio. Perciò, tu sei la nostra risurrezione nell’ultimo giorno e il nostro canto nella vita eterna.

            Ma proprio ora che il tuo discorso si è reso più comprensibile, è sorto un forte dissenso tra la folla e si odono voci di protesta.

            « Come osa affermare: “Io sono il pane disceso dal cielo”? Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, il fabbro? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dire: “Sono disceso dal cielo”? ».

            Tu ascolti perplesso, ma poi incalzi: « Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non l’attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo ».

            Si è accesa subito una forte disputa tra i presenti: « Come può costui darci la sua carne da mangiare? ». Di nuovo l’equivoco. Ma tu, più insistente: « Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno ».

            Queste cose ha detto il Rabbi di Nazaret nella sinagoga di Cafarnao.

 

 

 

torna indietro