V
MEETING NAZIONALE GIOVANI DOMENICANI
SASSONE
4-9 AGOSTO 1999
"VA
E ANNUNCIA... i giovani partecipi della missione dell'ordine"
Siamo
arrivati al 5° meeting nazionale del M.G.D.; oggi possiamo finalmente dire che
noi giovani siamo una realtà viva nella Famiglia Domenicana. L'incontro si è
tenuto dal 4 al 9 agosto a Sassone con il nostro responsabile P. Santo Pagnotta
ed ha avuto come slogan "va e
annuncia... i giovani partecipi della missione dell'ordine"; come in
ogni altro incontro, questo è stato caratterizzato da forti emozioni dovute
alla scoperta di una verità che si trova dentro di noi e che si deve portare
tramite la propria esperienza di vita e la propria testimonianza agli altri.
Papa
Giovanni Paolo II ci dice che a noi giovani è affidato in modo particolare il
compito di diventare comunicatori di speranza ed operatori di pace in un mondo
sempre più bisognoso di testimoni credibili e di annunciatori coerenti. Da
questo meeting abbiamo tutti appreso che tocca a noi parlare al cuore degli
altri coetanei e non, assetati di verità e di felicità, in costante anche se
spesso inconsapevole ricerca di Dio. Il tema "va e annuncia" si fonda
non sul parlare per parlare, ma di ascoltare con attenzione e poi trovare le
parole e i gesti che sappiano render conto della nostra esperienza. Si tratta di
entrare in una conversazione nella quale ciascuno impara dall'altro, dove
ciascuno sia disposto ad arrendersi davanti alle proprie convinzioni e alle loro
fragilità; infatti la predicazione della Famiglia Domenicana si fonda su una
ricerca della verità, che ci impegna tutti a cercare ciò che è vero ovunque
si trovi. Predicare non è altro che ascoltare, conversare, interrogare,
annunziare, accompagnare ed essere misericordiosi. Non dobbiamo dimenticare che
l'intento di Domenico era soprattutto quello della misericordia. Le sue parole,
i suoi gesti, i suoi dibattiti, il suo accostarsi alle persone erano
profondamente contrassegnati dal suo senso di compassione, poiché in un mondo
ferito, indifferente o preoccupato solo dei risultati, questa compassione prende
il nome di fiducia.
La
pace e la speranza di noi giovani è scaturita in questi giorni dapprima nel
luogo in cui ci siamo ritrovati, un'oasi di pace nell'istituto dei pp.
Carmelitani, una casa nel verde, punteggiata da villini, in cui si può
ritrovare la serenità e la tranquillità che si perde durante la vita
quotidiana. Tutto ciò che è stato fatto è stato caratterizzato dall'amore e
dalla gioia di essere una comunità viva. Dai momenti di preghiera ai momenti
ricreativi in cui si scopriva la gioia di stare insieme e di avere uno stesso
ideale: l'amore verso gli altri. Una frase che è rimasta dentro di me e che
cerco di ricordarla ogni giorno è: "non
mi importa bruciare tutto poiché la luce e l'amore che avrò dato resterà per
sempre", e di luce e amore in questo meeting c'è ne stata davvero
tanto.
Poi
cosa non dire delle testimonianze:
-
P.Graziano ha puntato l'attenzione sull'esperienza del Vangelo,
evidenziando che l'esperienza di vita è una cosa sacra, va capita e non ci si
può opporre, fa parte del mistero della vita, essa cambia chi l'annuncia e
cambia la vita di chi ci sta vicino. P.Graziano ha concluso col dire che la
nostra esperienza deve essere trasmessa dall'entusiasmo e dal rendere ragione
della speranza che c'è in noi, una speranza che accende un fuoco che non ci fa
sentire più le fatiche del quotidiano;
-
Suor Cecilia una monaca domenicana contemplativa di Nocera, con la sua
stessa vita annunzia che Cristo è l'unica beatitudine nella vita presente e in
quella futura. Suor Cecilia con il suo grande carisma ha evidenziato che come
diceva S.Tommaso fine ultimo dell'uomo è l'appagamento dei propri desideri ma
per l'uomo ci vuole un bene infinito che è Dio; in Dio soltanto è questo fine
ultimo che si può raggiungere con l'unica strada possibile:la contemplazione.
Questa
contemplazione che può essere naturale, acquisita e infusa, in quest'ultima c'è
la semplice intuizione della verità che termina in un rapporto affettivo
Fede/Amore. Suor Cecilia ha mostrato come l'intimità con Dio è fatta di
silenzio cioè percepire la sua presenza intorno a noi e in noi e di solitudine
cioè farci avvolgere da Lui; da tutto ciò si capisce che avere fede non
significa sentire ma credere;
-Miguel
un giovane del M.G.D. spagnolo; dalla sua testimonianza due sono le cose che
porterò sempre nel cuore: primo è che essere domenicani significa rimanere
sedotti da Dio, cioè amati da Dio allo stile di Domenico, poiché noi siamo la
luce della Chiesa ma Dio è l'elettricità; secondo dobbiamo saper riconoscere
l'importanza della comunità nel nostro gruppo cristiano.
La
parte del meeting che ricorderò con grande emozione sono i lavori di gruppo, io
senza volerlo sono capitata nel gruppo che aveva come titolo "perché
domenicano: motivazioni di una scelta". Gli incontri sono stati tenuti
da Fabrizio, Lara e da sua madre. E' stata un esperienza che mi ha
lasciato tanto come del resto tutto il meeting. Per la prima volta ho
ascoltato le motivazioni di una scelta così radicata in Dio attraverso Domenico
da due ragazzi della mia stessa età; in loro c'era proprio la gioia e la
felicità di questa scelta, determinata dopo vari momenti di sconforto, di paura
non per se stessi ma per il dolore che si poteva provocare negli altri. Da
queste testimonianze ho appreso che la verità che è in noi ci porta a
raggiungere la libertà, che si caratterizza dall'essere fino in fondo se stessi
quindi realizzati. Attraverso loro due ho anche capito come è naturale amare
Dio solo perché è bello farlo. Questo è scaturito grazie anche alle tre
"perle" di Fabrizio, così
come lui le chiama.
Noi
giovani domenicani di Cosenza, abbiamo trascorso un anno difficile ma dal
meeting ci siamo preposti di imparare a costruire un progetto insieme, trovando
uno stile di vita comunitario adatto, basato soprattutto sull'amicizia fonte
viva della vita.
L'ordine
attende da noi giovani che diventiamo ancora di più noi stessi, coi nostri doni
e le nostre speranze, le nostre sensibilità e le nostre convinzioni, c'è la
metteremo tutta.
E'
come dice Fabrizio quando ci sentiamo scoraggiati basta alzare gli occhi al
cielo dicendo: "i cieli narrano la
gloria di Dio e il firmamento annunzia l'opera sua, alleluia, alleluia,
alleluia...".
Francesca
M.G.D. COSENZA