ORDO FRATRUM PRÆDICATORUM 

CURIA GENERALITIA

 

Roma, 11/06/1997

A tutti i Giovani ed agli Organizzatori 

del Meeting Nazionale dal 7 all'11 agosto 1997 SASSONE  -ROMA

 

Carissimi

        avrei sicuramente gradito partecipare al vostro Meeting Nazionale per trattenermi in mezzo alla gioventù, per conoscervi ad uno ad uno e sentire le vostre speranze ed i vostri interrogativi. Purtroppo i miei impegni, da lungo programmati, me lo impediscono, ma sono con voi spiritualmente e mi farò in seguito raccontare la cronaca di questi giorni.

So che questo meeting è all'insegna dell'Ordine Domenicano e vuole essere un impegno di studio per conoscerne più a fondo lo spirito ed il carisma ed intende, in particolare, fissare lo sguardo sulla figura morale e spirituale di Domenico, primo vero predicatore, coraggioso assertore della verità ed assetato dell'annuncio evangelico.

        S. Domenico è vissuto in un periodo di grande della società e della Chiesa. Stava crollando e perdendo senso l'oscuro periodo del Feudalesimo, con la sua rigida divisione ed incomunicabilità fra le diverse categorie di persone. Ma sorgeva pure un periodo nuovo, gravido di tensioni, alla ricerca della libertà, della fraternità e della itineranza. Era pure il tempo in cui pullulavano e si affermavano numerose eresie e contestazioni della Chiesa. S. Domenico scopre la sua vocazione universalistica ed evangelizzatrice in questo contesto così travagliato e tanto simile al nostro. Voi volete immergervi nella scoperta del carisma di Domenico, sensibili al suo spirito ed alle sue intuizioni e per questo io vi considero partecipi dell'Ordine Domenicano e sue membra vive.

        Ho molto apprezzato il tema di fondo del Meeting, Cristo: perenne sorgente della speranza. Forse da una catechesi un po' affrettata e superficiale siamo stati abituati a privilegiare l'attesa dei beni futuri e della felicità eterna, come essenziale alla virtù della speranza, senza renderci conto che la vera sorgente di questa virtù èCristo, ma qui e adesso, nel nostro contesto culturale e sociale, e che la forza della speranza deve vivificare e risanare la realtà nella quale viviamo. Cristo poteva salvarci rendendo più facile e meno drammatici i problemi del mondo, mentre ha preferito predisporre la nostra salvezza stimolando la quotidiana follia dell'amore e volendoci totalmente liberi e responsabili nel dare la nostra risposta personale. E questo l'ha voluto per l'immensa stima e fiducia che Egli ha riposto in noi.

        La strenua lotta che i giovani vogliono intraprendere oggi, fondati sulla incrollabile speranza che è Cristo, credo consista prevalentemente in questo: la certezza che le azioni nostre sono valide solo come espressione di una libertà accolta e donata per amore; che Cristo ha salvato il mondo con la sconfitta e l'umiliazione della morte, ma ha trionfato nella sorprendente

risurrezione.

        La speranza non è conseguenza di ragionamenti o di evidenze, ma si scopre nel contagio vicendevole, quando accostiamo persone veramente portatrici di fiducia e di speranza. E tali dovete essere voi. Seminare sfiducia, pessimismo e senso della disfatta è fin troppo facile. Ma per dare fiducia non servono dolci parole, più o meno persuasive, ma occorrono persone convinte, portatrici di valori, che sanno contagiare e dare senso alla vita. Don Primo Mazzolari (1890 ‑ 1959), prete scomodo, diceva con ragione: "L'uomo non è mai tanto povero come quando si accorge che gli manca tutto; non è mai tanto grande come quando, Ø questa povertà, tende le braccia ed il cuore a Qualcuno".

        Molto opportunamente gli Organizzatori, oltre al tema di fondo, hanno ricercato pure una simbologia che sia efficace e comprensibile: ed è quella dell'acqua e della fonte, come espressione della efficacia inesauribile della grazia di Dio. Nessuno può comunicare qualcosa se prima non l'ha ricevuto. Occorre, nelle realtà spirituali, la conoscenza sperimentale, l'aver accolto, integrato e gustato le cose di Dio per esserne trasformati e da questa seguirà la comunicazione convinta ed efficace. Spero che da questi giorni di convegno possiate uscirne ricaricati, con una profonda esperienza di fede. La prima e più fondamentale comunicazione dovrà avvenire fra di voi. La fede e l'esperienza di Dio non sono beni da custodire gelosamente nel proprio cuore, ma da condividere e comunicare.

        Nessuno vuole chiedere a voi dei miracoli, ma solo che diventiate "segni" comprensibili ed efficaci. Dopo l'esperienza di Cristo e l'incontro con Domenico avrete pure qualcosa da comunicare e testimoniare.

        L'essenziale è che traspaia da voi la serietà, quella che si conviene alle cose grandi ed importanti nella vita. Come pure dovrà consolidarsi in voi la costanza e la perseveranza: le cose belle e valide vengono piuttosto tradite se, dopo averle scoperte e gustate, sono poi emarginate per immergerci nuovamente nel paludoso quotidiano.

        Mi auguro che la scoperta del carisma dell'Ordine vi trasformi in testimoni convinti e perseveranti. L'Ordine intero è ben felice di entrare in dialogo con voi e di condividere la vostra ricerca. Raccomando a S. Domenico il vostro Meeting perché benedica e confermi i vostri intenti e le vostre aspirazioni.

    Un saluto cordiale ad ognuno di voi.

 

Prot. 6/ 97/ 688

fr Timothy Radcliffe OP

Maestro dell’Ordine

 

 

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