OSSERVATORIO
DI
GIUSTIZIA E PACE
IL CONCETTO DI GIUSTIZIA E PACE
Prima di entrare nel merito dell’Osservatorio ritengo necessario riprendere il concetto di Giustizia e Pace in modo che sia meglio inteso il senso dell’Osservatorio.
Il significato di giustizia, come virtù cardinale, non include l’amore morale del valore della persona. La giustizia è secondo S. Tommaso la ferma e costante volontà di dare a ciascuno il suo. Dare a ciascuno il suo ed essere giusti, sono sinonimi. La sfera del diritto e della giustizia si corrispondono. Per diritto S. Tommaso intende ciò che è dovuto secondo la stretta uguaglianza. Dare a ciascuno il suo non significa, però, dare a ciascuno esattamente la stessa cosa. L’uguaglianza deve essere proporzionale, cioè deve corrispondere alla dignità e ai mezzi di ciascuno. In tutta la vita morale, il potere e il dovere, la capacità e la responsabilità, i diritti e i doveri si corrispondono. S. Paolo ha fortemente insistito su questa diversità di doni e compiti, di diritti e di doveri, sviluppando soprattutto l’esempio del corpo umano che è uno, malgrado la diversità delle sue membra e delle sue funzioni.
Dopo l’enciclica Quadragesimo anno (1931), la giustizia del bene comune, chiamata anche giustizia sociale ci appare come forma speciale della virtù della giustizia. Suo oggetto proprio non sono tanto i diritti fondati sulla legge, quanto i diritti naturali della comunità e dei suoi membri.
Nei volumi della Treccani troviamo che:
la giustizia è: virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge; è considerata dalla Chiesa la prima delle quattro virtù cardinali ed è uno degli attributi di Dio. Nella speculazione greco-romana il concetto di giustizia è essenzialmente naturalistico, perché se ne cerca il fondamento non nell’uomo, ma nella realtà naturale comunque concepita, come principio naturale o come principio spirituale. Da concetto esprimente la fisica necessità che mantiene ogni cosa nel proprio ordine e nel proprio corso, la giustizia passa a significare un principio naturale di coordinazione e di armonia nei rapporti umani, per assurgere da ultimo ad attributo del volere, che tale ordine naturale attua nell’operare.
Per S. Tommaso
- la giustizia è la ragione stessa di Dio che governa il mondo. Per ciò che riguarda la natura, i caratteri, le forme della giustizia, si può dire che il medium iustitiae, per S. Tommaso è un’eguaglianza proporzionale tra la cosa esterna che dobbiamo e la persona esterna a cui dobbiamo la cosa.
- la pace è: in senso stretto, la condizione contraria allo stato di guerra, con riferimento a nazioni, che, regolano i propri rapporti reciproci secondo comuni accordi senza atti di forza, possono attendere al normale sviluppo della loro vita economica, sociale, culturale, ecc
FORME DI INGIUSTIZIA ED ASSENZA DI PACE
Si è sempre parlato della povertà, del disagio e delle violazioni ai diritti umani come forme di ingiustizia ma credo che bisogna allargare l’orizzonte del campo della Giustizia e della Pace ad altri aspetti della vita ed alla qualità della vita partendo dal presupposto che qualunque persona che si trova in situazioni che limitano la sua dignità, di donna o di uomo, o che non possa esprimere le sue potenzialità, sia dal punto di vista materiale che culturale e spirituale, deve essere oggetto della nostra riflessione e della nostra azione:
Carenze nella gestione della società: insufficienza abitativa, mancanza di casa, ecc.
Abusi: illecito dell’integrità altrui, sia a livello fisico (percosse, minacce, ecc.) sia psicologico (ricatto) e morale, con strumentalizzazione dell’altro nel proprio interesse, ecc.
Situazioni sociali: - anziani, tossicodipendenti, extracomunitari, ecc.
Bisogni della persona: bisogno di essere amato, sicurezza personale e collettiva, bisogno di realizzarsi come individuo, il bisogno di lavoro, ecc.
Diritti-doveri nella comunità: il rispetto della persona, il rispetto dei ruoli e delle competenze, il rispetto delle regole, il dovere dell’educazione, ecc.
NASCITA E SVILUPPO DEL PROGETTO
Devo confessare che quando mi è stato chiesto di assumere l’Ufficio di Promotore di Giustizia e Pace della nostra Provincia domenicana ho provato due sensazioni contrastanti: da un lato il fascino della “sfida” propostami e dall’altra il timore di essere costretto ad esprimermi secondo una impostazione “di rito”. Per uscirne fuori ho cercato di immaginare le nostre comunità, i nostri gruppi laicali attenti a vivere in una dimensione di amore e di pace e pertanto all’impegno che ognuno di noi deve tendere affinchè regni la giustizia, presupposto della pace.
Il progetto dell’Osservatorio si propone di favorire lo sviluppo nelle nostre comunità e nella società civile, di stili di vita e di relazioni umane sempre più accoglienti e sempre meno emarginanti.
L’idea dell’Osservatorio veniva, da me, presentata al Promotore internazionale dell’Ordine e ai Promotori d’Italia e Malta e da essi ritenuta valida come impostazione di lavoro da perseguire e realizzare. Ciò mi ha spronato a definire meglio la proposta e delinearne i contenuti con la speranza di avviare al più presto il lavoro.
CARATTERISTICHE
L’Osservatorio di Giustizia e Pace deve essere uno strumento a servizio
di tutta la Famiglia Domenicana, per rispondere alle esigenze del tempo con una
adeguata competenza nella lettura dei bisogni ed avere la capacità di seguire
le dinamiche della gente e di coinvolgere direttamente la comunità ecclesiale
(La Chiesa in Italia dopo Loreto, n.22).
Se l’Osservatorio non
viene visto in questa prospettiva, rischia di essere un semplice strumento di
lettura dei fenomeni sociali.
L’idea di questo Osservatorio è di coinvolgere direttamente tutta la
Famiglia Domenicana affinché la nostra predicazione sia al passo dei tempi, con
un coinvolgimento graduale di tutta la nostra pastorale, riformulando le priorità
a cui siamo chiamati.
E’ necessaria la fatica del pensare, il tempo e gli strumenti per leggere
la vita per rinnovare il nostro agire dopo aver riflettuto.
Troppo spesso la vita di tutti noi è caratterizzata dal fare
e dall’avere e troppo poco ci dedichiamo al pensare e all’essere.
Questo è un male che porta a non capire il senso delle cose e della propria
esistenza. Purtroppo anche le nostre comunità non sono esenti da questo
pericolo. Molte volte l’attivismo e il dover
fare sono preponderanti rispetto all’essere
autenticamente cristiani e autenticamente domenicani. La nostra Provincia se
vuole essere fedele alla sua missione non può permettersi il lusso di cadere in
questo pericolo. Agire dopo aver riflettuto significa agire dopo aver
interpellato la Parola di Dio, dopo aver letto i “segni dei tempi”, dopo
aver verificato il proprio essere, dopo aver pregato.
Dobbiamo incarnare la realtà del nostro territorio come parte di questo
luogo, sapendo di esistere per questo luogo. Dio parla nei fatti della vita. Per
questo occorre acquisire un’adeguata competenza nella lettura dei fatti della
vita. Nella comunità cristiana occorre la “lectio divina”, cioè la
riflessione illuminata sulla parola di Dio, ma anche la “lectio umana”, cioè
una riflessione attenta sulla parola degli uomini, sulla esistenza degli uomini,
sulla vita degli uomini. L’Osservatorio si deve calare nel territorio, nella
realtà di quel territorio, di quella gente, in quella situazione, nel tempo
attuale e ci deve far cogliere la necessità di incarnarci ogni giorno.
La nostra Provincia dovrà interrogarsi sui dati che emergeranno
dall’Osservatorio: noi domenicani che facciamo? Come agiamo? Come cambiamo?
Come rispondiamo? Come siamo strumento di comunione?
L’Osservatorio troverà suo compimento prioritario nel porre al centro
dell’attenzione della Provincia, delle comunità locali, quelle persone che
facilmente non lo sono o non lo possono essere, deve dare voce a chi non ha
voce, deve dare ascolto a chi facilmente non ha ascolto, perché
ciascuno abbia la propria dignità di uomo. Deve aiutare a formare la
cultura dell’attenzione e
dell’ascolto.
L’Osservatorio deve permettere di essere continuamente rivolti alla
gente tra cui si vive, cogliendo quel complesso di relazioni familiari e sociali
di ciascuno. Deve essere strumento che ci aiuta a vivere una autentica
missionarietà e promuova la cultura della solidarietà per il bene comune. Non
può quindi essere strumento di una semplice raccolta di dati ma deve prodursi
in una interpretazione della situazione storica, alla luce della fede cristiana.
Il suo ambito sono le povertà, i bisogni
dell’uomo, le situazioni di
emarginazione. La linea operativa da perseguire è il cogliere
le dinamiche dei problemi e il coinvolgimento sistematico della comunità.
Rispondere ai bisogni coinvolgendo la comunità locale che è chiamata ad
individuare i criteri ed i metodi.
Un aspetto che bisogna tener presente è che l’Osservatorio non è un
Ufficio che si aggiunge all’Ufficio di Giustizia e Pace ma è un metodo di
lavoro: metodo dell’osservazione e della conoscenza della realtà.
METODO DI LAVORO
L’attività dell’Osservatorio deve procedere distinta per fasi:
a) Programmazione
b) Raccolta,
trattamento ed analisi dei dati
c) Proposizione
d) Verifica
a) Programmazione
Individuazione di un programma di lavoro:
-
oggetto dell’osservazione (area di interesse)
- i
passi da compiere
- il
tipo di informazione da rilevare
- le
modalità operative
- le
persone da coinvolgere
- le
risorse necessarie
b) Raccolta,
trattamento ed analisi dei dati
-
raccolta dei dati
- la
loro valutazione
-
l’analisi delle informazioni
- la
loro elaborazione
c) Proposizione
-
modalità di informazione e di coinvolgimento delle comunità locali
-
proposizione attraverso pubblicazioni, tavole rotonde, iniziative pubbliche,
ecc.
d) Verifica
-
Verifica degli obiettivi che ci si proponeva di raggiungere
-
Verifica della metodologia usata
-
Verifica del coinvolgimento della comunità
La capacità sta nel fissare obiettivi determinati, realistici e
corrispondenti alle risorse a
disposizione. Fissare degli obiettivi troppo ambiziosi per le proprie
forze ci farà rischiare di vanificare in partenza il lavoro, di frustrare le
persone impegnate e di pregiudicare sviluppi successivi.
ORGANIZZAZIONE
L’Osservatorio costituisce una rete di rapporti
finalizzata all’ottenimento di informazioni, collegandosi con tutti i
possibili referenti territoriali.
Condizione
indispensabile è la costituzione di un’équipe di lavoro formata da persone
che vogliono condividere questo progetto ed impegnare tempo, energie e creatività
assumendone la responsabilità di leggere il territorio in un’ottica di
bisogno e di risorse.
L’Équipe
dell’Osservatorio deve cercare di conoscere il proprio ambiente sociale nel
modo più accurato e creativo possibile prestando attenzione a quelle persone
che, in base alla propria esperienza, sono in grado di offrire informazioni
importanti di un determinato fenomeno.
OBIETTIVI
A. Tutti i servizi che mirano
a promuovere la persona nelle sue diverse dimensioni
B. Esperienze di
socializzazione
C. Sensibilizzazione delle
comunità ad attivare risorse all’interno e all’esterno per dare risposte
coerenti e adeguate
D. Iniziative per attivare o
arginare stati di bisogno o di emarginazione
E. Coinvolgimento degli
Enti per il recupero delle persone in stato di bisogno
F. Qualsiasi azione tendente a sollevare
la persona dalla situazione di bisogno
G. Operazioni necessarie
all’individuazione dei reali bisogni della persona e delle possibili forme di
intervento
Anche
le nostre comunità
sono oggetto di lettura e di promozione affinché per primo, in
casa nostra, venga arginata l’ingiustizia e regni la pace fra noi, nei
rapporti interpersonali, fra comunità religiosa e laicale, tra comunità
laicale adulta e giovanile, tra le varie comunità della nostra Provincia
domenicana.
Grazie!
Il Promotore di Giustizia e Pace
Diac. Gennaro Zoccola o.p.