Il Rosario e i Domenicani

 

(testo tratto da A. D'Amato, La devozione a Maria e la Vocazione Domenicana,

Quaderni di Famiglia Domenicana, 1)

 

 

 

 

ROSARIO - SCUOLA DI VITA DOMENICANA

 

La storia della devozione al rosario, la sua origine, la sua diffusione, lo sviluppo della forma della preghiera, sono intimamente legati all'Ordine domenicano. Questa devozione nasce nell'Ordine di san Domenico ed è sempre stata promossa con grande zelo dai suoi figli, perché è particolarmente congeniale alla vocazione domenicana.

Il rosario si può considerare ormai elemento essenziale della vita e della missione del frate predicatore. Per il domenicano che lo pratica con la mente e col cuore è una delle migliori sorgenti di vita spirituale e uno dei mezzi più efficaci di

santificazione e di evangelizzazione. E' infatti scuola di contemplazione e di vita apostolica.

Il rosario - dicono i suoi detrattori - è una preghiera eccessivamente ripetitiva e perciò non spontanea e noiosa. Ma, se esiste una preghiera noiosa, questa non è certamente il rosario. Il rosario di Maria non è una recita meccanica di Ave Maria; non è cioè una recita, dove la riflessione è assente e la meditazione è ignorata, dove l'anima non comunica con Dio e con la beata Vergine. Il rosario è principalmente contemplazione dei misteri della vita di Gesù e di Maria, accompagnata dalla recita delle preghiere più belle del cristianesimo: il Pater, l'Ave Maria e il Gloria Patri.

Il rosario come preghiera mentale e vocale, come contemplazione e orazione è preghiera perfetta. La preghiera senza meditazione può divenire meccanica e può anche divenire noiosa; se invece è accompagnata dalla meditazione ottiene la grazia della contemplazione.

« Camminiamo sui due piedi della contemplazione e della preghiera - scrive san Bernardo -. La meditazione insegna ciò che ci manca, la preghiera ci ottiene che non ci manchi. La prima ci indica la strada, l'altra ci guida. Con la meditazione conosciamo i pericoli che incombono su di noi; per mezzo della preghiera li evitiamo con l'aiuto del Signore » (Ed. Migne P.L. 183; col. 509).

« La contemplazione - scrive Paolo VI - è elemento essenziale del rosario. Senza di essa il rosario è corpo senza anima e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù: 'Quando pregate non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità' (Matteo 6, 7).

Per sua natura la recita del rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina e ne dischiuda  no le insondabili ricchezze » (Paolo VI, Marialis Cultus, n. 47).

Certamente anche il rosario, come qualsiasi altra forma di preghiera, è esposta al pericolo dell'abitudine e della ripetizione meccanica. Ma il rosario per sé lo è meno di ogni altra preghiera, perché sollecita continuamente l'attenzione e l'interesse dell'animo, offrendo a ogni mistero nuova materia di riflessione. Il rosario, inteso rettamente, è la preghiera più contemplativa di tutte.

La meditazione dei misteri è la vera anima del rosario. E' necessario passare da questa meditazione molto facile, prima di elevarsi alla vera contemplazione. Per questo il rosario è scuola di contemplazione; innalza a poco a poco al di sopra della preghiera vocale e della meditazione ragionata. Dalla meditazione dei misteri si acquista quell'unione intima con Dio, che porta alla contemplazione. « Per i quindici gradini di questa scuola - scrive S. Luigi Grignion da Montfort ti riuscirà di salire di virtù in virtù, di chiarezza in chiarezza e giungerai facilmente, senza illusioni, fino alla pienezza dell'età di Cristo » (Segreto ammirabile del S. Rosario, Roma 1960, p. 78).

Il rosario così ripassa continuamente i misteri della fede in un clima di preghiera; è perciò una chiara professione di fede divenuta preghiera.

Oltre i misteri anche le preghiere proprie del rosario si prestano moltissimo alla contemplazione. Se ogni preghiera è via alla contemplazione, a maggior ragione lo sono il Pater, la preghiera fiorita dal cuore di Gesù; l'Ave Maria, la preghiera che rievoca i misteri della natività del Salvatore e il Gloria Patri, che ci immerge nel mistero della Trinità.

In quanto scuola di contemplazione il rosario è pure la migliore preparazione all'attività apostolica.

Questa infatti deve sgorgare dalla pienezza della contemplazione. La preparazione teologica e culturale non è sufficiente a formare un buon frate predicatore. La formazione teologica deve essere completata dalla contemplazione affettiva, che sostiene e vivifica la preparazione intellettuale e dà calore di vita alla parola dell'apostolo.

Per questo il rosario, quando è realmente scuola di contemplazione, è anche la migliore preparazione all'attività apostolica e dà efficacia alla parola dell'apostolo.

Nessuna preghiera è più adatta, proprio per il suo carattere di preghiera orale e di meditazione dei misteri della vita di Gesù e di Maria, a introdurre l'apostolo nell'ordine della carità, che lo rende idoneo a parlare in nome di Dio.

Offrendo alla meditazione le principali verità della fede e gli avvenimenti più salienti della vita del Redentore e della Vergine Maria, rivolgendo continuamente il pensiero alla Vergine santa e a Cristo, « il frutto benedetto » del suo seno; rievocando i misteri dell'incarnazione del Verbo eterno, della nascita, della vita, della passione, della risurrezione e della glorificazione di Maria, il rosario offre alla meditazione un ricco nutrimento spirituale e permette di rivivere i misteri della salvezza; diventa così un continuo alimento di fede e perciò la migliore preparazione all'attività apostolica.

L'apostolo che recita il rosario e vive nell'assidua meditazione della carità di Cristo e di Maria non può non sentire il dovere di regolare con la carità tutta la propria vita. E la crescita della carità è sempre la migliore preparazione all'attività apostolica.

I misteri del rosario, dall'annunciazione alla glorificazione di Maria e dei santi, indicano l'ascesa progressiva dell'apostolo nel suo incarnare la parola di Dio per viverla nella carità (misteri gaudiosi); nel suo purificarsi in unione alle sofferenze di Cristo e in comunione con Maria (misteri dolorosi) e nella speranza del premio per la sua fedeltà e la sua cooperazione al mistero della salvezza (misteri gloriosi).

 

 

 

 

 

IL «VANGELO SECONDO MARIA »,

TEMA PRIVILEGIATO DELLA NOSTRA PREDICAZIONE

 

 

Dopo essere stati oggetto di contemplazione e dopo aver preparato all'attività apostolica, i misteri del rosario sono pure tema privilegiato della predicazione domenicana; contengono infatti tutto il dogma cristiano e insieme sono scuola di vita cristiana.

Il rosario offre una ricchissima materia per una catechesi accessibile a tutti, un insegnamento completo dei principali misteri della fede e della salvezza. Ha infatti un ricco contenuto teologico. In esso non si ricorda un determinato beneficio della beata Vergine a un luogo particolare; né solo un episodio della sua vita, come avviene in altre devozioni mariane; il rosario ricorda tutto il mistero di Gesù e di Maria.

Il rosario è una lettura del vangelo in chiave mariana. Possiamo dire che è il quinto vangelo: il vangelo secondo Maria. Il rosario infatti mette l'anima nelle medesime disposizioni di Maria per contemplare la vita di Cristo. Non agì diversamente la beata Vergine quando era sulla terra: meditò sulle virtù e le sofferenze di Cristo. Nel rosario vediamo nascere Cristo, lo vediamo crescere accanto a Maria, lo vediamo amare,operare, soffrire, morire come lo vide sua Madre.

Il rosario perciò è un modo di penetrare nell'intimità della vita di Maria per meglio apprendere da lei il mistero di Cristo. Nel rosario meditiamo il vangelo con lo spirito di Maria e in comunione con Maria, che al mistero salvifico cooperò in modo del tutto speciale. Maria ‑ ha detto Paolo VI è il « miglior posto di osservazione per contemplare il mistero di Cristo »; nel rosario questa contemplazione « mariana » si fa progressivamente immedesimazione con lei nel pensare, amare, vivere il mistero « come lei lo ha vissuto » (Allocuzione dell'8 ottobre 1969).

L'esperienza di Cristo, Maria l'ebbe nel momento dell'Annunciazione; e da quel momento, nella sua vita, dovette continuamente confrontare, in un'intima riflessione di fede (Luca 2, 19 e 51), questa sua personalissima esperienza coi fatti successivi della vita di Cristo. Il rosario - dice ancora Paolo VI - « mette al passo con Maria, obbliga a subirne il fascino, il suo stile evangelico, il suo esempio educativo e trasformatore; è una scuola che ci fa cristiani » (Paolo VI Allocuzione, 8 ottobre 1969).

I misteri del rosario ancora riflettono lo schema del primitivo annuncio della fede; il rosario ripropone il mistero di Cristo nello stesso modo in cui è visto da san Paolo nel celebre « inno » della Lettera ai Filippesi; e cioè umiliazione, morte ed esaltazione di Cristo. Il Verbo eterno - scrive san Paolo - « pur essendo Dio, annientò se stesso e, presa forma di servo, si fa simile agli uomini (mistero dell'Incarnazione, misteri gaudiosi); « umiliò se stesso facendosi obbediente sino alla morte e alla morte di croce » (misteri dolorosi). « Per questo Dio lo esaltò e gli donò un nome che è sopra ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo in terra e negli inferi e ogni lingua confessi che il Signore Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre » (misteri gloriosi) (Fil. 2, 6-11).

Nella meditazione dei .misteri del rosario, tutto il « Credo » passa sotto gli occhi del credente in modo concreto, mediante la vita di Cristo, che discende verso gli uomini e sale al Padre per condurre gli uomini a Lui. E' tutto il dogma cristiano che viene meditato nella sua elevatezza, affinché si possa penetrare sempre più il mistero e possa essere nutrimento spirituale.

La meditazione dei misteri della vita di Gesù e di Maria è dunque crescita di fede; ma è anche crescita delle virtù che gli stessi misteri offrono alla nostra riflessione: l'umiltà di Maria, per esempio, la sua illimitata fiducia in Dio, la sua carità e soprattutto l'amore di Cristo per il Padre e gli uomini e la totale adesione sua e della beata Vergine alla volontà del Padre.

Il rosario dunque è vera scuola di vita cristiana. Nella meditazione dei misteri tutta la vita morale e spirituale viene confrontata coi grandi modelli: Gesù e Maria. Così i grandi misteri della loro vita diventano i misteri della nostra vita. Ogni mistero richiama una virtù: l'umiltà, la carità, la pazienza, la fiducia in Dio, ecc.

Leone XIII in una sua enciclica presenta il rosario come rimedio a tre mali fondamentali che affliggeva la società del suo tempo, ma che sono anche mali di tutti i tempi. Primo: l'avversione alla vita umile e laboriosa, che il rosario guarisce con le lezioni dei misteri gaudiosi; secondo:. l'orrore della sofferenza e del sacrificio, che il rosario guarisce mediante la contemplazione affettiva dei misteri dolorosi; terzo: l'indifferenza verso i beni futuri, che il rosario guarisce con la meditazione dei misteri gloriosi (Leone XIII, Enc. Laetitiae sanctae, 8 settembre 1893).

« Il rosario - scrive il p. Garrigou - Lagrange - è molto pratico: viene a prenderci in mezzo alle nostre gioie troppo umane, spesso pericolose, per farci pensare a quelle molto superiori della venuta del Salvatore. Viene a prenderci anche in mezzo alle nostre sofferenze, spesso irragionevoli, talvolta accascianti, quasi sempre mal sopportate, per ricordarci che Gesù ha sofferto molto più di noi e per amor nostro e per insegnarci a seguirlo portando la croce che la Provvidenza ha scelto per purificarci. Il rosario viene finalmente a prenderci in mezzo alle nostre speranze troppo terrene per farci pensare al vero oggetto della speranza cristiana, alla vita eterna e alle grazie necessarie per giungervi, col compimento dei grandi precetti dell'amore di Dio e del prossimo » (In La Madre del Salvatore e la nostra vita interiore, Firenze 1965, pp. 347-48).

In conclusione: il rosario guida i fedeli ad approfondire e a celebrare il mistero pasquale del Verbo che si fa uomo, che vive, muore, risorge e ritorna al Padre per la salvezza degli uomini. Così, dopo aver alimentato la fede e la carità del predicatore, il rosario diventa alimento di fede e di carità per coloro ai quali vengono illustrati i misteri della salvezza.

La riflessione sui misteri della vita, della passione e della morte di Cristo non può non spingere il fedele alla riconoscenza e quindi a rispondere con una più generosa carità all'infinito amore di Cristo e della sua Vergine Madre. Compendio del vangelo, il rosario ha del vangelo la semplicità e la profondità. Per questa sua semplicità e profondità è sicuro alimento di fede ai dotti e agli indotti; è efficace strumento per guidare gli uomini a Cristo per mezzo di Maria e insegnare la verità della fede e la via della perfezione cristiana mediante la pietà.

 

 

 

 

 

IL ROSARIO, PREGHIERA DELLA FAMIGLIA DOMENICANA

 

Le Costituzioni domenicane sottolineano espressamente il carattere contemplativo e apostolico del rosario. « Ai frati - vi si legge - deve stare a cuore la devozione, tradizionale nel nostro Ordine, alla Vergine Madre di Dio, Regina degli apostoli ed esempio di meditazione della parola di Cristo e di docilità alla propria vocazione. Dobbiamo recitare ogni giorno la terza parte del rosario. Questa forma di orazione conduce alla contemplazione del mistero della salvezza, nel quale la Vergine Maria è intimamente unita all'opera del Figlio ». « Poiché il rosario mariano è una via che conduce alla contemplazione dei misteri di Cristo e una scuola di formazione alla vita evangelica, sia ritenuto come una forma di predicazione rispondente allo spirito dell'Ordine; in esso viene esposta la dottrina della fede sotto l'aspetto della partecipazione della beata Vergine al mistero di Cristo e della Chiesa »(Liber Const. Ord. O.P., nn. 67, II; 129).

Per questo tradizionale legame dell'Ordine a Maria e al suo rosario, ai frati predicatori, al momento di ricevere l'abito religioso, al proprio nome viene aggiunto il nome « Maria » e viene consegnata la corona del rosario, che è parte integrante dell'abito domenicano.

La devozione alla Vergine del rosario è talmente congeniale all'ideale della vita domenicana da essere sembrata ad alcuni quasi "congenita" ad essa. Forse anche per questo ad Alano de la Roche sembrò molto naturale che l'istitutore del rosario fosse stato san Domenico. A lui il rosario parlava talmente dell'Ordine domenicano che, se uno l'aveva istituito, questi doveva essere san Domenico. Egli poi era talmente convinto di questo da immaginare di averlo appreso « in visione » dalla stessa beata Vergine.

I sommi Pontefici hanno sempre riconosciuto alla Famiglia di san Domenico il merito dell'istituzione e della diffusione del rosario e per questo gli hanno concesso particolari privilegi. L'intimo rapporto esistente tra il rosario e la vita e la missione del domenicano è stato sottolineato anche nel nostro tempo dai sommi Pontefici. «Il rosario di Maria - disse Pio XI - resta il principio e il fondamento sul quale si basa l'Ordine di san Domenico a perfezione della vita spirituale dei suoi membri e á salvezza delle anime » (in Gillet, La devozione... del Rosario, p. 18).

In una lettera indirizzata al maestro generale Michele Browne, Pio XII, dopo essersi congratulato per i progressi recenti del movimento rosariano, esorta i frati predicatori ad esserne promotori « sedulo, diligenter, studiose »nelle chiese, nelle famiglie, in privato:

E Paolo VI, scrivendo al maestro generale Aniceto Fernandez, diceva: Il rosario « è formula di preghiera propria della vostra famiglia e che mai dovete abbandonare » (30 giugno 1965). « Per la loro ardente devozione - diceva ancora Paolo VI - i religiosi e le religiose domenicani, lungo i secoli, sono divenuti figli e figlie della beata Vergine del rosario » (Paolo VI, Lettera al p. A. Fernandez, 24 maggio 1970).

Nella « Marialis cultus », poi, Paolo VI scriveva: « I figli di san Domenico sono "per tradizione custodi e propagatori di così salutare devozione" » (Paolo VI, Marialis cultus, n. 43).

« Tradizionalmente voi avete un culto singolare per la beata Vergine Maria - ha detto Giovanni Paolo II ai padri capitolari dell'Ordine (5 settembre 1983) . Ebbene per avere la forza di affrontare ogni giorno il combattimento spirituale e per arricchire di vigore soprannaturale i vostri studi e le vostre attività pastorali, abbiate una grande stima, oltre la quotidiana celebrazione del Sacrificio Eucaristico e la recita devota del divino Ufficio, che sono le cose principali, anche per il rosario mariano, cioè per questa formula di orazione a voi familiare, da non abbandonare mai ».

A parte la leggenda che farebbe risalire a san Domenico, ispirato direttamente da Maria, la sua istituzione, il rosario è certamente segno di una benedizione celeste e di una particolare sollecitudine di Maria in favore dell'Ordine domenicano.

La Famiglia di san Domenico, e perciò ogni domenicano, ciascuno di noi, oggetto di particolare attenzione della beata Vergine per il dono del rosario, ha il dovere di fare grande tesoro di questo dono. Ogni dono è segno di predilezione, ma impone anche particolari responsabilità. Non a caso, certamente, Maria ha fatto questo dono alla nostra Famiglia: il rosario infatti per ogni domenicano è prezioso mezzo di santificazione personale e provvidenziale strumento di evangelizzazione. Anche per questo Leone XIII ricorda che il figlio di san Domenico ha « la missione speciale di far partecipi gli altri di questo bene ».

 

 

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