Uomo
della Parola....
l'ambizione di Domenico di Guzman
Essere
un uomo della Parola, e formare una schiera di uomini della Parola: questa fu
l’ambizione del santo di Guzman. La cosa non era così semplice come può
sembrare oggi. Come mai, infatti, per dodici secoli non si era mai pensato di
fondare un Ordine religioso dedicato tutto alla Parola, un ordine di
Predicatori? Perché predicare nella chiesa era considerata una prerogativa,
oltre che una responsabilità, dei vescovi, successori degli apostoli, ai quali
direttamente fu rivolto il comando: Andate e predicate!
Ormai
era necessario un cambiamento. L’uomo aveva bisogno di una più assidua ed
estesa dispensazione della Parola di Dio, che i vescovi erano impossibilitati a
portare sufficientemente a tutti, per la impossibilità della loro presenza
fisica presso ciascuno, oltre che per la grandezza umana, la quale aveva
esaltato la persona del vescovo, ma ne aveva anche appesantito e ritardato
l’azione apostolica.
Era urgente che il servizio della Parola fosse assunto da chi lo potesse portare per ogni dove, a vantaggio di tutti. E di questo servizio per tutti farne un ministero evangelico, non una professione lucrativa: un continuo annunzio di fede, non una fatica occasionale o un’occupazione momentanea. L’esperienza fatta a fianco del suo vescovo di Osma, e poi con il vescovo Folco di Tolosa, servì a mettere a fuoco nel pensiero di Domenico la figura concreta dell’uomo della Parola, coi contorni disegnati dai bisogni dell’uomo, dalle sue esigenze di luce, dalla geografia universale della sua fame e sete di salvezza.
P. Giacinto d'Urso OP