San Domenico 

di Guzman (1170-1221)

 

Il Fondatore dell'Ordine

dei Predicatori

 

 

 

 

 

 

 

"un uomo al servizio della Parola" 

 

di Angelico Ferrua o.p.

 

A Caleruega, villaggio montano della Vecchia Castiglia, Domenico nasce da Felice de Guzmàn e da Giovanna de Aza intorno al 1170. Fanciullo, è affidato allo zio arciprete perché venga iniziato alle verità della fede e ai primi elementi del sapere. A quindici anni passa a Palencia per frequentare i corsi regolari (arti liberali e teologia) nelle celebri scuole di quella città. Ma, terminati gli studi (1196-97), il generoso castigliano decide di assecondare la chiamata di Dio al sacerdozio: entra nel capitolo canonicale di El Burgo de Osma dietro invito dello stesso priore Diego de Acebes. Quando Diego, da poco eletto vescovo (1201), deve partire per una delicata missione diplomatica in Danimarca, si sceglie Domenico come compagno di viaggio, dal quale non si separerà più.

Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici càtari, l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie verso l'Est, costituiscono per Diego e per Domenico una rivelazione: anch'essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca, scendono a Roma (1206) e chiedono di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani. Innocenzo III orienta il loro zelo missionario verso quella predicazione nell'Albigese da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203.

Domenico accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche quando si dissolverà la legazione pontificia, e l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà di fronte a un avversario implacabile e schiacciante. Pubblici dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza: così fino al 1215 quando Folco, vescovo di Tolosa, lo nomina predicatore della sua diocesi.

Intanto alcuni amici si stringono intorno a Domenico che viene maturando un ardito piano: dare alla predicazione forma stabile e organizzata. Insieme a Folco si reca quindi a Roma (1215) e sottopone a Innocenzo III il progetto, che lo conferma.

L'anno successivo, il 22 dicembre, Onorio III darà l'approvazione ufficiale alla «sacra predicazione» di Tolosa.

Nell'estate del 1217 il santo fondatore dissemina i suoi figli in Europa, inviandoli soprattutto a Parigi e Bologna, i primi centri universitari del tempo. Poi con un'attività meravigliosa prodiga tutte le energie alla diffusione della sua opera.

Nel 1220 e nel 1221 presiede in Bologna ai due capitoli generali destinati a redigere la magna charta e precisare gli elementi architettonici dell'Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie.

Sfinito dal lavoro apostolico, il 6 agosto 1221 Domenico muore, circondato dai suoi frati, nell'amatissimo convento di Bologna. Gregorio XI, a lui tanto cordialmente legato, lo canonizzerà il 3 luglio 1234.

 

La fisionomia spirituale di Domenico è inconfondibile: egli stesso nei duri anni dell'apostolato albigese si era definito «umile servo della predicazione». Alla base della sua vita sta questo preciso programma apostolico: testimoniare amorosamente Dio dinanzi ai fratelli, donando loro, nella povertà evangelica, la verità.

Il suo genio si rivela anzitutto nell'aver armonizzato in una superiore sintesi gli elementi tradizionali fra loro più opposti e apparentemente irriducibili. Ardito e prudente, risoluto e rispettoso verso l'altrui giudizio, geniale e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti, il predicatore schivo da ogni retorica: il magnanimo, alieno da ogni ombra di grettezza. «Tenero come una mamma, forte come il diamante» (H. Lacordaire), concilia la soda formazione teologica all'acuto senso pratico.

Egli concepisce il primo Ordine canonicale i cui membri faranno della predicazione (intesa come contemplazione ad alta voce) la loro divisa. La sua personalità ricca si rifrangerà inesauribilmente nella fioritura di santi che lungo i secoli ne abbracceranno l'ideale e guarderanno filialmente a lui come a un vero uomo di Dio, all'apostolo che - secondo l'impareggiabile elogio comunicato da Dio a santa Caterina - «prese l'ufficio del Verbo».

 

 

 

 

 

 

Testamento di San Domenico:

abbiate la carità, 

conservate l'umiltà, 

possedete la povertà volontaria.  

 

 

 

 

 

 

torna indietro