Fra
Reginaldo, uomo molto religioso e che fu poi penitenziere del Papa e arcivescovo
di Armagh, raccontò di essere stato presente a Bologna quando il procuratore
del convento andò dall'uomo di Dio, Domenico, lamentandosi di non avere per
tanti frati che due soli pani da porre in tavola. Quell'imitatore del Signore
che fu S. Domenico, gli ordinò di spezzarli in piccoli pezzi, poi li benedisse
e, confidando nel Signore che provvede il cibo a chi si rivolge a lui e sazia la
fame di ogni vivente, disse al servitore di girare per le tavole, ponendo ad
ogni posto due o tre pezzi di quel pane. Al termine del giro, ne erano avanzati;
per cui fece un secondo e poi un terzo giro, avanzandone ancora. E fece tanti di
quei giri, distribuendo sempre a ciascuno di quel pane, che tutti ne ebbero a
sazietà. E ne avanzò, per dono divino, molto di più di quanto gli uomini non
ne avevano preparato» (Vitae Fratrum n. 88).
Il
racconto di Fra Reginaldo trova conferma nella deposizione fatta per la
canonizzazione del Santo da Fra Rodolfo, primo procuratore del convento di
Bologna (Atti n. 30). Altre numerose testimonianze e fatti raccontati da diverse
persone ci mostrano S. Domenico quale uomo abbandonato alla Provvidenza.
Credere
in Dio Padre che provvede è, per il Maestro dei Predicatori, un atto di fiducia
nella Parola: « Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né
ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre... Osservate i
gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure vi dico che neanche Salomone,
con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro... Cercate prima il Regno di
Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt
6,25‑34). A chi cerca il Regno di Dio è promessa innanzitutto la
sussistenza quotidiana.
Per
S. Domenico la Provvidenza, che nutre i figli a lui donati, non è solo
spiritualismo o un pensiero edificante, bensì la certezza concreta e quotidiana
che a colui che il Signore invia quale messaggero della Parola di salvezza non
mancherà mai il nutrimento del corpo. Il Dio generoso che fa piovere sui buoni
e sui cattivi, non è un padrone che ordina ai suoi operai di fare un lavoro, ma
è Padre di figli, ai quali si prende cura di donare tutto ciò che èindispensabile
per la vita di ogni giorno.
Provvidenza,
per S. Domenico, non è solo rendere grazie per il sostentamento del corpo, ma
anche una profonda esperienza di salvezza. L'uomo della Parola che «assunse
l'ufficio del Verbo», sperimenta infatti la Provvidenza del Padre nel dono del
Figlio venuto a salvare l'umanità. S. Domenico perciò, dietro quella che può
sembrare una esperienza di sostentamento materiale, scopre un profondo valore
spirituale. S. Caterina, nel Dialogo, nel suo colloquio con il Padre, ascolta:
« Io providi a l'uomo dandovi il Verbo de l'unigenito mio Figliuolo con grande
prudenzia e providenzia per provedere a la vostra necessità» (Dialogo CXXXV).
Per
S. Domenico il dono per eccellenza con cui il Padre celeste provvede alle
necessità dei suoi figli è quello della salvezza. Egli comprende che la
Provvidenza di Dio invita ogni uomo a fare esperienza del suo Amore, a
partecipare della sua stessa Vita.
Spesso
il nostro sguardo rimane in superficie e i nostri bisogni più impellenti ci
muovono a domandare ciò che ci permette di sopravvivere. S. Domenico,
affascinato dalla Parola, in cui scopre il volto più tenero e autentico del
Padre, comprende che il Cristo è quel Suo dono che ci fa vivere della Sua
stessa vita. Di fronte al dramma del peccato, che infrange nell'uomo la capacità
di abbandonarsi a Dio e ai fratelli, il Padre dona una alleanza nuova sigillata
dal Sangue del Figlio e dal dono dello Spirito, pegno e caparra della piena
comunione di vita promessa dall'eternità.
S.
Domenico allora prega sì per il pane che deve nutrire i suoi figli, ma prega
anche per il dono della Parola quando, incontrando in uno dei suoi viaggi due
pellegrini tedeschi, chiede di poter parlare e capire la loro lingua per
annunziare loro il Signore Gesù (Vitae Fratrum n. 86).
Egli
ancora non teme di disperdere i suoi pochi frati e di attendere che il seme
sparso porti frutti di salvezza (Lib. n. 47); inoltre sceglie per sé e per i
suoi figli la povertà mendicante (Lib. n. 42) perché rinunciare alle proprietà
e alle sicurezze di ogni giorno significa seguire le orme del Cristo che ha
salvato l'uomo obbedendo al Padre e al suo eterno disegno di salvezza per
l'umanità. Nulla perciò può essere escluso da questo orizzonte: gioia o
fatica, bene o male, benessere o sofferenza, doni o bisogni; tutto, in ogni
piccolo particolare e in ogni evento, fa parte del disegno del Padre, come dice
S. Caterina: « ... per questi e molti altri modi, i quali l'occhio non è
sufficiente a vedere, né la lingua a narrare, né il cuore a pensare quante
sono le vie e modi che Io tengo, solo per amore e per riducergli a grazia, acciò
che la mia verità sia compíta in loro » (Dialogo IV).
S.
Domenico si sente « costretto » dall'immenso Amore che il Padre riversa su
ogni uomo, ad accogliere il divino volere con decisione e fermezza, con quella
audacia ed urgenza che diventano annuncio della Parola di salvezza con la
predicazione e con la vita.
Il
« fervore divino » (Lib. n. 103) che brucia in S. Domenico e in tutti coloro
che si affidano totalmente al Padre, è certezza che Dio non farà mancare il
suo aiuto a chi spende la propria vita per la gloria divina e per la salvezza
dei fratelli.