« Un frate buono e discreto affermò di aver vegliato per sette notti per scoprire quel che facesse di notte il Santo Padre Domenico. Raccontò adunque che, mentre pregava, alle volte egli stava in piedi, altre volte inginocchiato o prostrato per terra; e continuava a pregare fino a che non lo prendeva il sonno. Risvegliandosi, si metteva a visitare gli altari; e ciò faceva fino a mezzanotte.Allora, senza far rumore, visitava i frati, ricoprendo quelli che avesse trovati scoperti. Poi tornava in chiesa, riprendendo a pregare... » (Vitae Fratrum 77).
In
uno dei discorsi del suo breve pontificato, Papa Giovanni Paolo I non esitò a
dichiarare che Dio « è Padre, anzi Madre».
Nella
vita di San Domenico è possibile cogliere evidenti tracce della sua esperienza
di un Dio davvero paterno ed anche materno e sapere, dalle testimonianze dei
primi frati, che egli si prendeva cura di loro con una tenerezza rivelante il
volto di Dio padre e madre.
Il
Santo Fondatore era pronto ad ascoltare i frati e anche altri religiosi per
illuminarli, incoraggiarli, sostenerli (Atti Bologna 6); era pronto a nutrire i
suoi figli con il dono della Parola (Atti Bologna 4); li educava mostrandone gli
sbagli e donando consolazione (Atti Bologna 32). Egli possedeva, infatti, non
solo la fermezza nel correggere e nell'indicare la retta via, ma anche tutta la
delicatezza del cuore di una madre che esorta, invita, accoglie e lancia il
figlio, rinnovato dal suo amore, verso un nuovo cammino, verso un nuovo inizio[2].
San
Domenico visse in profondità questa rivelzione del mistero di Dio anche nella
prolungata solitudine di Fanjeaux. In seguito alla morte del vescovo Diego di
Osma, con cui aveva condiviso sogni e ideali, viaggi e fatiche apostoliche,
oltre all'« idea » della predicazione della Parola, il Santo si ritrovò solo
nel sud della Francia, tra persecuzioni, insidie, minacce, insulti, veglie di
preghiera, dispute con gli eretici, viaggi e attesa di ciò che si sarebbe
manifestato come il seme di un futuro Ordine di persone «totalmente consacrate
all'evangelizzazione ».
A
San Domenico è stata donata l'esperienza di Dio come Padre che custodisce il
disegno di salvezza tracciato per lui da sempre, ed anche l'esperienza di Dio
come Madre che gli affida di portare nel grembo il seme della Parola che egli
avrebbe dovuto diffondere con i suoi frati nel mondo intero [3].
Il
suo annuncio del Vangelo scaturiva così dal dono della fortezza e della
tenerezza, dalla capacità di custodire nel cuore quei segni e quelle parole che
avrebbero portato frutti di salvezza, dalla capacità di offrire tutto ciò che,
nella fede, era promessa di vita e di fecondità e sosteneva in lui l'«
incredibile desiderio della salvezza » di ogni uomo. Egli infatti desiderava
ardentemente offrire se stesso per la redenzione di pagani o cristiani, eretici
o santi.
Come
non leggere tra le righe di questo « incredibile desiderio » di portare
l'annunzio di Dio salvatore, l'infinito ed incommensurabile dono di una madre
che, a costo di tutta se stessa, è disposta a dare incessantemente la vita al
frutto del proprio grembo?
San
Domenico era ben cosciente che ogni figlio del Padre è chiamato a godere in
pienezza della vita che Egli vuole donargli; egli sapeva che il prezzo di tale
vita, che diviene gioia, è il mistero pasquale di Gesù Cristo; egli
comprendeva che l'unica risposta al dono d'Amore è la risposta dell'amore.
Oggi,
Colui che «prese l'ufficio del Verbo» continua ad invitarci a fare esperienza
di quel grembo accogliente e generoso che, donandosi come Parola, vuol essere
per ogni uomo sorgente di vita.
Proprio
oggi ogni figlia e figlio di San Domenico è chiamato a lasciarsi affascinare
dal mistero di Dio che ama abbracciando ciascuno con le sue « mani » di
padre e di madre.
Proprio
oggi ognuno di noi è invitato a lasciarsi coinvolgere nella « storia eterna »
del Padre che vuole felice ogni suo figlio.
Proprio oggi tutti siamo interpellati a mostrare l'immagine più vera e trasparente del volto paterno e materno di Dio che continuamente dona salvezza.
[2] 'Altri episodi che rivelano tale modo di essere di San Domenico si possono trovare nella cura e nella tenerezza con cui seguiva le monache di San Sisto o nel suo farsi carico, con dolcezza e nella preghiera, della tentazione di un giovane novizio che vedeva uscire dall'Ordine. Vedi I miracoli del Beato Domenico di Sr. Cecilia, n. 6; la devozione di San Domenico a Maria, madre di Cristo e protettrice dell'Ordine: Libellus 120.
[3] Per un approfondimento dell'esperienza di San Domenico a Fanjeaux, vedi HUMBERT VICAIRE, Storia di San Domenico, Roma 1983, pp. 260‑306.