Un
giorno fu indetta una disputa generale contro gli eretici [...]. Il luogo
fissato per la disputa distava molte miglia. Cammin facendo cominciarono ad
avere dubbi sulla retta via; per cui chiesero informazioni ad un uomo che credevano
cattolico, ma che in realtà era eretico. E quello: "Ottimamente! Non solo
vi mostrerò la via, ma io stesso vi guiderò al luogo dove siete diretti".
Invece, traendoli volontariamente in inganno, li fece attraversare un bosco,
guidandoli attraverso rovi e spine, tanto che i loro piedi e le loro gambe
sanguinavano.
L'uomo
di Dio, S. Domenico, sopportando tutto con grande pazienza e ringraziandone anzi
il Signore, esortava anche gli altri a pazientare e a lodare Dio, con queste
parole: "Carissimi, abbiate fiducia: riporteremo certamente la vittoria,
avendo già purgati col sangue i nostri peccati". L'eretico allora,
vedendo la loro meravigliosa pazienza e toccato dalle parole dell'uomo di Dio,
manifestò il suo inganno e rinnegò l'eresia. Quando poi giunsero al luogo
della disputa, tutto andò per il meglio » [1].
Dal
racconto dell'autore delle Vitae Fratrum possiamo scoprire un altro aspetto in
S. Domenico: la pazienza. Essa trova fondamento nel cuore eterno di Dio Padre
che da sempre e per sempre attende di poter realizzare il suo progetto di
salvezza in ogni uomo. Gli stessi compagni di S. Domenico attestano come questa
virtù gli fosse propria in ogni situazione della vita. Fra Paolo da Venezia al
processo di canonizzazione del Santo afferma di «non averlo mai visto in
collera, né agitato o turbato, neppure per la fatica del viaggio, né nel
calore della passione o in qualunque altra circostanza, ma di averlo sempre
visto contento nelle tribolazioni e paziente nelle avversità» (Atti n. 41). La
stessa cosa attesta di lui Fra Frugerio Pennese: « Era umile, benigno, paziente
nelle tribolazioni, allegro nelle avversità, pio, misericordioso, capace di
consolare i frati e gli altri... » (Atti n. 48).
Queste
testimonianze ci permettono di intravedere la fonte che alimenta in S. Domenico
la pazienza: la sua conoscenza del Padre. Egli infatti sa che Dio ha mandato il
suo unico Figlio perché il mondo sia salvato e, in tutto lo scorrere della
vita, fa esperienza di questo profondo amore di Dio per le sue creature. S.
Domenico si sente figlio di un Padre che vuole che tutti gli uomini, colmi della
sua stessa gioia, abitino la sua casa e vivano del suo Amore. Ma egli sa anche
che il disegno eterno del Padre è stato infranto dal peccato: l'uomo può
scegliere come essere felice e può allontanarsi dalla strada tracciata da Dio
per lui.
La
pazienza di S. Domenico rivela innanzitutto una profonda conoscenza del mistero
di Dio e del dramma del peccato. Il Padre ha talmente preso sul serio l'uomo e
il suo peccato, da inviare il Figlio perché, sacrificato sulla croce, Gli
riconduca, con la vita nuova della risurrezione, ogni uomo e l'intera creazione.
S. Domenico, affascinato dalla Parola di Dio, è « incredibilmente desideroso
» della salvezza di ogni uomo e « appassionato »dell'annuncio della Verità
che mediante il Sangue « ricompra » ogni figlio perduto. L'«umile servitore
della Parola », come il nostro Santo è stato definito, dinanzi a tale missione
non può non pazientare: è l'imitatore fedele di Cristo che tace nella sua
passione e che nella morte pazienta l'attesa del giorno nuovo che inauguri il
mondo della vita vera, senza fine, di quella vita che è gioia in ogni
avvenimento e per ogni figlio ricomprato. Avere pazienza, come S. Domenico aveva
ben capito, è essere capaci di «patire» affinché il Regno di Dio si realizzi
in noi e in coloro ai quali siamo mandati; è desiderare di andare concretamente
incontro a coloro che ,ci aspettano. La pazienza è quel dono di Dio che ci
permette di entrare in sintonia con gli altri, e S. Domenico aveva una capacità
straordinaria di incontrare gente di ogni condizione o appartenenza sociale e
religiosa, perché sapeva trovarli in anticipo nel suo cuore, e nella sua
preghiera poteva già partecipare loro quella sofferenza che lo stesso Signore
Gesù prima di lui aveva patito per la loro salvezza. S. Domenico quindi è
colui che « sopporta » con pazienza di creare con coloro che avrebbe
incontrato una specie di « simpatia soprannaturale», dono della grazia di Dio,
che permetta l'ascolto e l'accoglienza della Parola.
Essere
paziente, per S. Domenico, è scegliere di andar incontro ad ogni uomo,
testimoniando ancora una volta la sua profonda esistenza di figlio: il Padre
infatti, non ha atteso che l'umanità dimostrasse in qualche modo di amarlo, ma
ha tracciato per essa un eterno disegno di salvezza che con tenerezza e pazienza
ha dispiegato e dispiega nei secoli per incontrare ogni uomo e donargli, nel suo
Figlio, l'esperienza stessa del suo Amore.
Essere
figli pazienti di un Padre ricco di tenerezza per ogni creatura, non è solo
credere che Egli opera la salvezza, ma anche mettere in atto, nella quotidianità
dell'esistenza, ogni gesto concreto che attesti in noi una vera vita evangelica.
Così anche noi, come S. Domenico, potremo annunciare con la vita la Parola che
salva.
[1] 'Per un approfondimento del problema dell'eresia incontrato da S. Domenico nel Sud della Francia cfr. HUMBERT VICAIRE, Storia di S. Domenico, Roma 1983, pp. 112 ss.