«
La ricerca della verità è la nostra vocazione »[1],
verità amata, studiata, contemplata, vissuta, predicata e difesa[2].
Lo studio ci prepara ad incontrare questa verità, ad assaporarla, a lasciarci
attrarre da essa perché abiti in noi e per trasmetterla affinché tutti possano
fare l'esperienza di un incontro che cambia la vita. Questa verità è la Buona
Novella che noi, totalmente consacrati alla predicazione, annunciamo; è il
Figlio di Dio che ci insegna lo stile di Dio, che è farsi compagno di strada,
silenzioso ascoltatore delle nostre tristezze.
I
due di Emmaus sanno bene che cos'è la tristezza, quel sottile filo di
malinconia che sale dentro di noi e ci fa vedere tutto opaco; sanno bene che
cos'è la disillusione, i sogni infranti: «Noi speravamo... ‑ dicono al
Pellegrino che si accompagna a loro ‑ Ma ora... Che significato ha la
vita? Questa vita quotidiana, fatta di lavoro, di fatica, di un orizzonte
piccolo, del pane per oggi... e poi? Dov'è il senso di tutto? Davvero, laggiù
in lontananza, ci aspetta solo la morte? Una croce: ecco dov'è finito il
cammino! E siamo soli! No, meglio dimenticare tutto, perché tutto è davvero
finito!».
Sui
passi di queste speranze infrante ci incontra il Pellegrino che, spiegando la
Scrittura, ci spalanca gli occhi alla Verità tutta intera. «Spiegò loro in
tutte le Scritture... », consola i due discepoli, e ogni discepolo, stando con
loro e spiegando la Parola di Dio così che la loro vita e le loro vicende siano
illuminate da questa Parola, Parola che mette nel cuore un calore nuovo, che
riaccende la speranza. Il ricordo, il fare memoria, il togliere il velo alle
Scritture, illumina la sofferenza umana e permette di riconoscere, sotto i
tratti del Pellegrino, il Risorto. Ora che l'hanno incontrato e la vita è
cambiata, lo annunciano.
Domenico
voleva i suoi frati « sempre intenti allo studio, alla preghiera o alla
predicazione » (Dep. di fra Rodolfo).
«
Fra Domenico, sia a voce che per lettera, ammoniva ed esortava i frati
dell'Ordine a studiare continuamente il Nuovo ed il Vecchio Testamento... Egli
poi portava sempre con sé il Vangelo di S. Matteo e le Epistole di Paolo e
tanto le studiava, che le sapeva quasi a memoria» (Dep. di fra Giovanni di
Spagna).
«
Il superiore conceda agli studenti dispense tali che garantiscano loro la
continuità nello studio e non affidi loro incarichi o comunque impegni che li
distolgano dallo studio» (Cost. 1220).
Che
cos'è lo studio per Domenico? È una strada per incontrare Dio. È una via
maestra per scoprire il significato della propria vita e della vita degli uomini
che incontra. È speranza di un tempo nuovo che comincia già ora: «Ecco,
faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is
43,19a). È incontro che sconvolge la vita e lascia un segno indelebile. Nello
studio costante e assiduo la Parola penetra nella vita di colui che studia,
lavora nell'interiorità, scava i solchi profondi della tenerezza del cuore,
libera la potenza d'amare, affina l'orecchio all'ascolto « ... di una voce che
ci chiama ad una libertà ineffabile, la stessa libertà di Dio »[3].
E la voce che ci chiama ci invita a guardare bene ciò che ci sta davanti: la
realtà di questo mondo che non può lasciare indifferenti. Ma per penetrarne la
profondità è necessario studiare, è necessario conoscere: solo così si
giunge a comprenderla e ad amare con il cuore di Dio.
Sr.
M. Rosina Barbari
[1] P. Damian BYRNE, Il ruolo dello studio nell'Ordine, Lettera all'Ordine, 1991.
[2]
P. ALFONSO D'AMATO, Il progetto di
S. Domenico, E.S.D., 1994.
[3]
FR. TIMOTHY RADCLIFFE, La perenne
sorgente della speranza, Lettera all'Ordine, 1995.