Spirito e parola

in San Domenico

 

 

 

Mentre l'uomo di Dio Domenico era a Roma ed effondeva le « sue preghiere dinanzi a Dio nella basilica di S. Pietro per  la conservazione e la crescita dell'Ordine che la potenza di Dio propagava mediante le sue fatiche, la mano di Dio si posò su di lui. Domenico vide comparire Pietro e Paolo circonfusi di gloria. Il primo, Pietro, gli consegnò il bastone; Paolo, il libro. E tutti e due soggiunsero: 'Va' e predica, perché Dio ti ha scelto per questo ministero". E in quell'istante parve a Domenico ,pii vedere i suoi figli sparsi per il mondo, che andavano a due a due a predicare al popolo la parola di Dio »[1].

Il racconto di Costantino d'Orvieto è significativo per cogliere le caratteristiche della vocazione di S. Domenico, vocazione custodita dall'eternità nel cuore di Dio e che continua ancora oggi a farsi storia nella risposta generosa di tanti figli e figlie. Gli apostoli Pietro e Paolo, oltre a rappresentare l'istituzione e la dottrina, sono nella Chiesa primitiva le colonne dell'annuncio evangelico[2] . Alla Chiesa radunata dopo la Pasqua, sulla quale a Pentecoste è effuso in abbondanza lo Spirito Santo, si aprono le due grandi strade della evangelizzazione: il messaggio di salvezza annunciato al popolo d'Israele attraverso Pietro e lo stesso messaggio rivolto ai pagani attraverso Paolo. Lo Spirito Santo, che aprì le vie dell'annuncio del Vangelo ai primi missionari, riversa in seguito nel cuore di Domenico un amore ardente per la verità intesa come annuncio appassionato della persona del Cristo, unico Salvatore di tutte le genti; lo stesso Spirito spinge e invia il novello predicatore per un annuncio «urgente» della salvezza attraverso la Parola di verità. S. Domenico vede con lo stesso sguardo del Cristo gli eretici illusi dal loro falso credo e ne prova profonda compassione;[3] egli vive con l'intensità del martirio il progetto di farsi testimone di Cristo anche tra i Cumani per conquistarli al Vangelo[4].

Lo Spirito Santo ispira il progetto della predicazione domenicana sul modello della comunità degli Apostoli; in essa infatti è presente lo Spirito che guida alla verità (Gv 16,13‑15) e che attualizza la presenza del Cristo (Gv 14,15‑20). S. Domenico proclamala Parola come la « pienezza del tempo » in cui la persona di Gesù Cristo, nello Spirito Santo, invita ogni uomo a credere alla sua presenza di salvezza. Egli perciò sollecita i frati ad essere continuamente intenti alla preghiera e alla predicazione, di giorno o di notte, in casa o per via, affinché ovunque dispensino la Parola e parlino di Dio. Lo Spirito Santo non annuncia una nuova verità, ma attualizza, attraverso la parola degli apostoli, l'unico messaggio di salvezza che deve continuare a risuonare sulle strade del mondo (Mt 28,16‑20). E rende S. Domenico fondatore di un Ordine «totalmente dedicato all'annuncio della Parola di Dio »[5]. Il ministero domenicano della Parola è dono di vita, derivante dallo Spirito Santo, che « è Signore e dà la vita». Come attraverso la potenza creatrice dello Spirito, Cristo si fece carne nel grembo di Maria, così ancora oggi la stessa potenza d'Amore rende presente in ogni comunità domenicana la Parola di salvezza affinché essa sia madre che genera nuovi figli alla fede, grembo che accoglie ogni uomo per condurlo all'incontro‑esperienza del mistero di Dio Trinità, Dio Amore.

Sr. M. Amelia Grilli

 

 



[1] COSTANTINO D'ORVIETO, Legenda, n. 25.

[2] H. VICAIRE, Storia di S. Domenico, Edizioni Paoline, Roma 1987, pp. 420‑421.

[3] GIORDANO DI SASSONIA, Libellus de principiis preadicatorum, n. 15.

[4] Atti del processo di Bologna, nn. 43 e 47.

[5] ALFONSO D'AMATO, Il progetto di S. Domenico, Edizioni Pro Sanctitate, Roma, p. 24.

 

 

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