

Il
culto delle Beate Diana, Cecilia e Amata fu approvato il 24 dicembre 1891 dal
Papa Leone XIII, dopo un processo ecclesiastico basato sull'accertamento del
culto immemorabile attribuito alle Beate, cioè sul fatto che nei secoli
precedenti erano già venerate come tali nella Chiesa.
Esse
sono, tra le figure femminili, le più care alla spiritualità domenicana perché
si trovano proprio al centro delle sue origini: nelle mani di S. Domenico fecero
voto di vita religiosa e dal suo cuore paterno attinsero le direttive per
realizzare quel tipo di vita contemplativa e di collaborazione apostolica che il
genio di quell'uomo attivo e mistico, combattente ed orante, seppe istituire
agli inizi del secolo XIII.
Sotto
la guida di S. Domenico, queste giovani anime generose, primogenite di una lunga
schiera, si trasformarono in fiori di autentica santità.
Diana
era nata a Bologna intorno al 1200 da agiati e nobili genitori. Suo padre,
Andrea Lovello, fu chiamato Andalò e lasciò questo nome come cognome ai suoi
discendenti. La famiglia era nota presso i Bolognesi per nobiltà, per ricchezza
e per sperimentata capacità nel governo.
In
Diana, giovane sui 18 anni, si trovavano riunite l'intelligenza, la grandezza
d'animo e il valore di suo padre e dei suoi fratelli, insieme ad un animo
sensibile, ad un cuore espansivo e compassionevole, ad una parola attraente, ad
una volontà ferma; la sua bellezza fisica era come specchio nel quale si
riflettevano i doni del suo animo.
Mostrava
una certa inclinazione alla mondanità, specialmente al lusso
nell'abbigliamento, come del resto conveniva alla sua posizione sociale, e la
sua pietà non dimostrava ispirazioni precoci ad una vita di... santità.
Ma
nel 1218 giunsero per la prima volta a Bologna i figli di S. Domenico. Diana andò
a sentire i novelli Predicatori e quando il 21 dicembre vi giunse il Maestro
Reginaldo, ella, attirata dalla sua parola evangelica severa ed infiammata, ne
divenne fervorosa discepola.
In
breve tempo cambiò modo di vivere, dedicandosi alla preghiera e all'ascolto
della Parola di Dio. Ottenne che il nonno, Pietro Lovello, vendesse ai Frati
Predicatori il terreno contiguo alla Chiesa di S. Nicolò, dove sarebbero sorti
il Convento e la futura Chiesa di S. Domenico.
Quando,
nell'agosto del 1219, a Bologna giunse S. Domenico, Diana ne diventò figlia
spirituale ed Egli la plasmò secondo il suo programma di perfezione apostolica
evangelica. Presto ella gli manifestò il desiderio di consacrarsi totalmente a
Dio e, nelle mani del Santo Fondatore, presenti Fra Reginaldo, Fra Guala e Fra
Rodolfo, emise la sua professione obbligandosi con voto ad entrare in religione
nell'Ordine dei Frati Predicatori appena si fossero create le condizioni
indispensabili, cioè fosse fondato un monastero di suore.
Quando
S. Domenico incaricò alcuni Frati di occuparsi della costruzione del Monastero,
nacquero gravi difficoltà e Diana incontrò una forte opposizione alla
realizzazione dei suoi desideri da parte della famiglia. Fuggì di casa ed entrò
nel Convento della Trinità di Ronzano, vicino a Bologna, dal quale però i
parenti la portarono via con la forza, causandole anche la rottura di una
costola.
S.
Domenico, saputo l'accaduto, le inviò segretamente alcune lettere per
confortarla ed animarla a perseverare nella sua consacrazione a Dio.
Ben
presto però Dio le tolse anche questo conforto, chiamando a Sè l'anima del
Santo Fondatore, come già le aveva tolto il Beato Reginaldo, inviato a Parigi
subito dopo aver assistito alla sua consacrazione e ivi morto pochissimo tempo
dopo il suo arrivo.
Diana
si rifugiò ancora una volta a Ronzano e questa volta i parenti la lasciarono in
pace. Si abbandonò alla volontà dello Sposo e restò vigilante in attesa che
si compissero i voti del suo cuore.
Poco
dopo Dio provvide attraverso la persona del successore di S. Domenico: Giordano
di Sassonia. Fu acquistato un terreno per la costruzione del monastero in una
località chiamata Monte S. Agnese e fu, da principio, preparata una piccola
casa dove Diana potè entrare subito con quattro signore di Bologna: ad esse
Giordano diede l'abito domenicano e le preparò a lungo alla professione dei
voti.
Diana
affidò a Giordano la sua anima perché la guidasse sulla via dell'ascesa e
della conquista interiore ed egli fu per lei padre, maestro, guida, amico sulla
via dell'amore di Dio da cui ha origine sia la contemplazione che l'azione, il
silenzio adorante e l'ardente predicazione, la mortificazione dei sensi e la
fraternità nella vita comune.
Ricaviamo
queste notizie dalle lettere che in diverse occasioni Giordano fece pervenire
alla Beata: lettere permeate di profonda spiritualità e contemporaneamente di
un caldo afflato umano.
Perché
nel Monastero di S. Agnese si formassero suore secondo lo spirito autentico che
il S. Fondatore aveva prescritto e raccomandato, Giordano ottenne che venissero
dal Monastero di S. Sisto di Roma alcune religiose munite delle direttive da lui
lasciate: « Prima di tutto le suore devono mantenere l'unione nella carità e
poi l'uniformità nelle osservanze che regolano la clausura, il lavoro, il
silenzio, la preghiera e gli uffici del monastero > .
Tra
le quattro suore inviate ci furono Sr. Cecilia e Sr. Amata. Alla prima fu
assegnato l'incarico di Priora, mentre Diana, fondatrice ed anima della casa,
impiegò la sua autorità morale per mantenere unite le consorelle e sorreggerle
nella via della perfezione.
Sr.
Cecilia era nata a Roma nei primi anni del 1200, anch'essa da nobile famiglia,
ed era fra quelle suore di S. Maria in Tempulo che accettarono la riforma voluta
dal Papa Onorio III, della cui attuazione aveva incaricato S. Domenico. Nel
febbraio del 1221 erano entrate nel monastero di S. Sisto ed avevano iniziato la
nuova vita ricevendo da S. Domenico l'abito delle suore di Prouille e
promettendo obbedienza a quella regola e a quelle Costituzioni che egli avrebbe
loro dato.
Cecilia,
come essa stessa asserisce, aveva 17 anni e abbracciò con grande entusiasmo
l'ideale proposto, imprimendo nella sua mente i fatti e gli insegnamenti che
provenivano dal Santo spagnolo, « tenero come una madre, forte come il diamante
», ma ormai consumato nel fisico e prossimo alla nascita al cielo.
Quando
giunse a Bologna, Sr. Cecilia aveva 20 anni e portò con sè un ricco bagaglio
di esperienze che ben volentieri trasmise alla nascente comunità. Sulla base
dei suoi racconti, molti anni dopo nel monastero di S. Agnese furono scritti da
Sr. Angelica < I miracoli del Beato Domenico » da cui si ricavano la
fisionomia spirituale e le caratteristiche umane del Santo Fondatore.
La
scrittrice chiude il prezioso manoscritto dicendo: < Tutti gli avvenimenti
riguardanti il Beato Domenico finora narrati, li ha riferiti Sr. Cecilia, la
quale ha affermato che essi sono tutti così veri, da essere pronta, se
necessario, a confermarli con giuramento. Ma è di tanta santità ed è talmente
religiosa che le si può facilmente credere sulla parola».
All'inizio
del manoscritto si legge: «Ella (Sr. Cecilia) ha ricevuto l'abito religioso
dalle mani dello stesso Beato Domenico e nelle di Lui mani ha fatto tre volte la
sua Professione; attualmente vive ancora nel monastero di S. Agnese in grande
fervore di santità».
Sr.
Cecilia chiuse la sua vita terrena il 4 agosto 1290 e fu sepolta accanto alla
Beata Diana, che l'aveva preceduta in cielo fino dal 1236. Erano quindi rimaste
insieme circa 13 anni, durante i quali Diana aveva molto sofferto per lo
sviluppo e la stabilità del monastero.
Da
principio infatti fu provata dai pericoli della guerra contro l'imperatore
Federico, poi da un'estrema povertà, nella quale si preoccupava perché le
consorelle mancavano del necessario e non si trovava chi le soccorresse; venne
in seguito il gran dolore per la perdita del fratello Brancaleone, al quale era
teneramente affezionata per le sue nobili ed amabili qualità, e pochi anni
dopo, quello per la morte del padre. Ma la prova più grande e dolorosa fu
quella che le procurarono gli stessi Frati Predicatori, minacciando di
abbandonare la cura del monastero. Diana dovette ricorrere direttamente al Papa
perché ciò che era stato chiaro nelle intenzioni di S. Domenico venisse
rispettato e la direzione delle suore non passasse nelle mani del Vescovo. In
tali contrarietà la Beata Diana poté contare sul consiglio prudente e sul
sostegno amorevole che il Maestro Giordano le faceva giungere per lettera.
Nonostante tutte queste prove, ella fu sempre osservantissima della vita
regolare: eseguiva con zelo le più piccole cose, soprattutto se erano state
ordinate e raccomandate da S. Domenico.
Si
distinse per la sua umiltà profonda, per lo spirito di povertà estremo, per il
distacco assai grande dalle cose terrene. Dio la purificò con momenti di
abbandono interiore e con la grazia della compunzione, che le procurava
abbondanti lacrime di amore; infine le fece sbocciare in cuore il desiderio di
morire per essere con Cristo che la chiamò a Sè l'anno avanti la morte del
maestro Giordano, quasi che le volesse evitare il dolore di restare senza la sua
guida spirituale e senza il suo benefattore.
Il
venerabile corpo di Diana fu sepolto presso l'altare di S. Agnese, con tutti gli
onori dovuti. Quando alcuni anni dopo, il monastero fu ricostruito in luogo
migliore, mantenendo il titolo di S. Agnese, anche le reliquie di Diana furono
trasportate, aggiungendo sull'epigrafe il titolo di Beata, che già veniva dato
pubblicamente alla serva di Cristo. Al tempo di questa traslazione erano vive
sia Sr. Cecilia che Sr. Amata. che poi furono a Lei associate nella pubblica
venerazione. Non si sa il tempo né della nascita né della morte di Sr. Amata e
non resta alcuna testimonianza speciale delle sue virtù. La sua vocazione fu di
vivere nascosta e morire sotto gli occhi di Dio solo.
Essa fu una vera religiosa e questo dovrebbe bastare per
glorificare la sua tomba. Con Cecilia e con Diana, con le quali aveva avuto un
solo fine, una sola vita e un solo cuore, ebbe in comune anche la pace e la
gloria del sepolcro. Diversi agiografi del passato la confondono con un'Amata
che S. Domenico liberò dal demonio a S. Sisto, come racconta nella sua storia
la beata Cecilia, ma oggi non pare possibile affermare che si tratti della
stessa persona. Le reliquie delle tre Beate, dopo la soppressione del monastero
di S. Agnese nel 1796, subirono svariate vicende. Il capo della Beata Diana è
esposto nella basilica di S. Domenico a Bologna, quelli delle Beate Cecilia ed
Amata sono venerati nel Monastero del S. Rosario a Monte Mario (Roma); le altre
reliquie sono conservate nel nuovo monastero di S. Agnese a Bologna.
È bello concludere con le parole del Beato Giacinto Cormier, che ne scrisse la vita in occasione della beatificazione voluta da Papa Leone XIII: «Voi, care ed amabili Beate, belle intelligenze, anime nobili, caratteri generosi, cuori sensibili e compassionevoli, pregate per tutti noi; diffondete nell'Ordine di S. Domenico quello spirito primitivo, vero, semplice, profondo e comunicativo che vi ha reso ciò che siete! ».
Sr.
M. Carla Bertaina
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