

Tra
le figure femminili della prima generazione domenicana che attraggono la nostra
attenzione, va collocata senza dubbio Margherita d'Ungheria, figlia del re Bela
IV, della dinastia degli Arpad e della regina Maria Lascaris di origine
bizantina.
Nei
primi decenni dopo la morte di S. Domenico, non solo i Frati predicatori
avevano raggiunto i posti più remoti d'Europa, ma anche l'esercito orante e
contemplativo delle Monache domenicane si era diffuso ovunque. Presso le Monache
domenicane nel convento di S. Caterina, fondato a Veszprem sulle sponde del lago
Balaton da pochi anni, fu portata nel 1245 Margherita che aveva appena tre anni.
Ella era stata consacrata a Dio con voto dai suoi genitori prima ancora che
nascesse, in un momento assai drammatico per la storia della nazione: i Tartari,
popolazione barbara e crudele, stavano occupando l'Ungheria seminando
dappertutto distruzione e morte. Il re e la regina, costretti a fuggire in
Dalmazia, confidando nella misericordia di Dio, avevano promesso di donargli la
creatura che stava per nascere se i Tartari si fossero allontanati. Dopo pochi
giorni da quel loro voto i barbari, quasi inspiegabilmente, si ritirarono. La
famiglia reale potè tornare in Patria dove nacque la nostra Santa, decimo
germoglio in una famiglia la cui dinastia annovera parecchi Santi e Sante; la
nascita di questa bimba fu una benedizione per tutto il Paese.
Come
il piccolo Samuele condotto al tempio dalla madre Anna, così la piccola
Margherita era stata affidata al monastero delle Suore domenicane per essere
allevata secondo la vita religiosa. Presso il monastero venivano educate
parecchie bambine nobili o ricche, perché fossero preparate ad una vita consona
al loro rango e tutto era disposto perché lo studio, le preghiere, i lavori
casalinghi si alternassero col gioco e il necessario riposo, secondo l'età. Margherita però manifestò subito un'anima eccezionale, profondamente
assetata di Dio, capace di sottoporre il suo tenero corpo alla mortificazione
per ricambiare l'amore del Figlio di Dio immolato per noi sulla croce. Ella si
offrì tutta al
Signore
e mai volse indietro lo sguardo nel suo cammino di perfezione e di santità;
anzi soffrì quando capì che, come principessa, era considerata una
privilegiata di fronte alle compagne, soprattutto durante le frequenti visite
che le facevano i genitori.
Imparò
ben presto le preghiere in latino, specialmente i salmi e gli inni, ed avrebbe
voluto unirsi alle preghiere corali delle monache, ma queste non
glielo
permisero.
Si
dedicò allora alla preghiera nelle ore di ricreazione, mentre le compagne
giocavano, tutte le volte che le riusciva di sottrarsi alla loro compagnia.
Volle indossare il più presto possibile l'abito bianco e vivere già come una
religiosa, per quanto fosse concesso alla sua età. Partecipava al coro, ai
salmi notturni, alle Messe e si abbandonava a lunghe meditazioni. Si unì alle
suore per tutti i lavori inerenti al culto e per quelli riguardanti le faccende
domestiche del monastero.
A
Veszprem rimase fin verso i dieci anni quando i suoi genitori fecero costruire
un monastero che la accogliesse, insieme alle suore, nell'Isola delle Lepri, sul
fiume Danubio, vicino alla città di Budapest; da quel momento l'isola si chiamò
« Isola della Beata Vergine».
Margherita
compiva dodici anni quando la Provincia domenicana ungherese ebbe l'onore di
ospitare, nel convento di S. Nicola a Buda, il Capitolo Generale dell'Ordine e
nelle mani del Maestro Generale Umberto di Romans ella emise la sua professione
religiosa. Divenne in tal modo come il calice consacrato al servizio dell'altare
e abbracciò con gioia la via dei consigli evangelici: povertà, obbedienza,
castità. Si considerò come una vittima espiatrice dei peccati del suo popolo e
praticò in modo rigoroso le più eroiche penitenze corporali, abbracciò la
povertà più completa e visse nel nascondimento e nell'obbedienza, ritenendosi
la serva di tutti.
Quando
il re e la regina, nelle loro visite portavano doni preziosi, ella chiedeva che
tutto venisse donato ai poveri e in aiuto alle chiese.
Nonostante
i voti emessi, questa principessa «sposa di Cristo» incontrò un grande
ostacolo: i genitori le chiesero di accettare il matrimonio col re di Boemia,
Ottocaro II, per garantire alla nazione un alleato forte; avrebbero essi stessi
ottenuto la dispensa dei Voti dal Sommo Pontefice.
Grande
fu il turbamento di Margherita, ma risoluta e decisa la sua risposta: «Tagliate
piuttosto a pezzi il mio corpo, prima che io trasgredisca la fedeltà che ho
giurato a Cristo». E per mettersi al sicuro, il 14 giugno 1261, volle ricevere
il velo e pronunziare i Voti solenni davanti all'altare di S. Elisabetta, sua
zia, in presenza dell'Arcivescovo e di tutta la corte, quindi depose ai
piedi del Crocifisso la corona d'oro che le era stata posta sul capo. Da quel
momento ancora più struggente fu il suo desiderio di identificazione con Cristo
sposo, maestro, fine supremo. Piangeva moltissimo ai piedi del Crocifisso e
dalla Croce attingeva tutta la sua scienza pronunciando queste sole parole: «
Domine, me Tibi committo », « Signore, mi affido a Te».
La
sua brama di perfezione doveva essere frenata dalle Superiore e dal suo padre
spirituale, P. Marcello. Fu proprio lui che le suggeri un giorno una regola
semplicissima per camminare diritta verso la santità: « Amare Dio, disprezzare
se stessi, non giudicare né disprezzare alcuno » .
Le
parole e le azioni della nostra Santa furono talmente conformi a questa legge
che dopo la sua morte furono dette « Regola di Sr. Margherita » .
La
sua preghiera fu continua, nulla le interrompeva la sua unione con Dio benché
si dedicasse ai lavori manuali più umili e sfibranti, come trasportare l'acqua
in pesanti secchi, portare la legna e accendere il fuoco, scendere in cantina,
attendere alla cucina, spazzare e lavare.
Non
aveva nessun riguardo per se stessa, né si lamentava mai.
Serviva
con particolare attenzione le sorelle ammalate, offrendo loro tutti i servizi
richiesti, anche i più umilianti, e assecondando con gentilezza i loro
desideri. Praticava con rigore i digiuni prescritti e ne aggiungeva altri di sua
volontà: sette mesi all'anno viveva praticamente a pane ed acqua. A tutto ciò
univa penitenze martorianti: flagellazioni, cilizi, scarpe con chiodi che
macchiavano di sangue i suoi passi, veglie prolungate.
Quando
riceveva la S. Comunione (a quei tempi avveniva 15 volte l'anno) fin dalla
vigilia digiunava e manteneva un rigoroso silenzio, passava la notte umiliandosi
davanti a Dio e trascorreva anche il giorno successivo senza cibo e lontana da
ogni conversazione.
Queste
austerità sembrano a noi, oggi, quasi inconcepibili, ma provenivano
dall'intenso amor di Dio che spingeva Margherita alla ricerca della completa
unione spirituale con Lui e si traduceva in impetrazione per il bene della
Nazione e in riparazione per i peccati del popolo.
Il
suo tenore di vita era « morte » per la natura e per il mondo esterno, ma era
« vita vera » , intensa e purissima, in Cristo Gesù.
A
ventotto anni Margherita, spossata dalle penitenze e dalle fatiche, era pronta
per l'ultimo sacrificio: quello della sua vita.
Morì
il 18 gennaio 1270 e il suo corpo, che lei stessa aveva reso quasi disgustoso
agli altri, trascurandolo in ogni modo, subito emanò un profumo soavissimo e
divenne luminoso di celestiale bellezza.
Fu
sepolta nel convento dell'isola davanti all'altare della Beata Vergine e ben
presto molti fatti miracolosi avvennero invocando la sua protezione. Da molte
parti del Regno ungherese giunsero pellegrinaggi di devozione alla sua tomba. Un
anno dopo la morte, il fratello re Stefano V ottenne dal Papa Gregorio X
un'inchiesta sulla santità della sorella. Ma il testo di questo processo andò
perduto. Fu aperta un'altra inchiesta nel 1276 da Papa Innocenzo V ed anche gli
Atti originali di questa seconda deposizione andarono smarriti, ma ne furono
trovate più tardi delle copie. Durante i secoli ci furono vari tentativi di
ripresa del processo di canonizzazione della Santa, ma si dovette giungere al 19
novembre 1943 perché Papa Pio XII ne proclamasse ufficialmente la santità,
benché il culto verso Margherita mai fosse venuto meno, soprattutto in
Ungheria.
Durante
il terribile conflitto della seconda guerra mondiale si ebbe così il
riconoscimento pubblico di quanto sia utile al bene dell'umanità la vita
nascosta e penitente di una Vergine, che non solo aveva accolto l'offerta fatta
dai suoi genitori, ma si era trasformata in olocausto per il suo popolo.
Le
sue reliquie, purtroppo, andarono disperse verso la fine del 1700, a seguito di
alterne vicende storiche.
Sr. M. Carla Bertaina
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