

Giacinto,
nel polacco odierno Jacek, si chiamava in realtà Jacobus, cioè Giacomo, e
nella sua terra era conosciuto col nonne di Jacko, cioè Giacomino.
Fra
Stanislao, lettore del convento di Cracovia, che circa cent'anni dopo la morte
del Santo scrisse un libro sulla sua vita e i suoi miracoli, cambiò questo nome
in Jacinthus, paragonandolo al giacinto, la pietra preziosa di cui si ornano le
mura della Città Santa (Ap 21,20).
La
sua narrazione riguarda soprattutto i miracoli compiuti dal Domenicano polacco e
trovati nei protocolli della commissione esaminatrice del convento di Cracovia,
ma la cronologia della sua vita è inesatta. Anche i biografi posteriori, che
attinsero da Fra Stanislao, presentarono riferimenti storicamente non sempre
attendibili. Ricerche critiche cominciarono solo nella prima metà del XX
secolo, ma a tutt'oggi si possono trovare libri o articoli che offrono notizie
discordanti.
Il
paese dove il nostro Santo vide la luce, probabilmente nel 1183, fu quasi
sicuramente Kamien, nelle vicinanze di Opole in Slesia. La sua famiglia
apparteneva alla piccola nobiltà, ma non è del tutto certo che fosse quella
degli Odrowaz. È inoltre priva di fondamento l'affermazione dei biografi
barocchi, secondo cui il Santo sarebbe stato fratello dei beati Ceslao e
Bronislava. Di lui conosciamo solo un fratello uterino, che si chiamava pure
Giacomo.
Dopo
studi di teologia e di diritto canonico, cui sembra aver atteso all'estero,
troviamo Giacinto nella residenza vescovile di Cracovia, il cui presule Ivo,
eletto nel 1218, era imparentato con lui. In questo anno, se non già nel
precedente 1217, Ivo intraprese un viaggio nella Città Eterna, conducendo seco,
tra altri compagni, anche il sacerdote Giacinto. In quel medesimo periodo San
Domenico doveva sbrigare alcuni affari presso la Curia Romana per la sua
fondazione. Ebbe modo di incontrarsi con i visitatori venuti dalla Polonia e di
stringere con loro legami di affetto e di amicizia, fino a conquistarli al suo
nuovo progetto di vita. Ricevuto l'abito, forse dalle mani stesse di San
Domenico, fra Giacinto ebbe certamente tutta la possibilità durante il suo
soggiorno in Italia, sia a Roma, sia a Bologna, di conoscere lo spirito pieno di
zelo per la salvezza delle anime del santo Fondatore dei Predicatori e le
Costituzioni della sua apostolica fondazione. L'ardente spagnolo trasmise al
cuore di quei nuovi figli il suo desiderio struggente di dare il proprio sangue
per la conversione dei pagani, e in modo speciale per convertire i Cumani,
popolo vicino alla Polonia, poi li inviò a propagare e irrobustire l'Ordine
nascente nella loro patria lontana, con lo scopo di procedere
all'evangelizzazione dei pagani di Prussia, cosa che gli stava molto a cuore.
Durante
il viaggio i giovani predicatori si fermarono nella piccola città di Friesach,
in Carinzia, dove rafforzarono una fondazione domenicana avvenuta da poco che si
trovava in difficoltà. San Domenico, ormai, li seguiva dal Cielo e proteggeva i
loro passi. Fra Giacinto e i suoi compagni giunsero a Cracovia nel 1222, accolti
con grande gioia e con onori dal Vescovo Ivo che li ospitò nel suo palazzo, in
attesa che sorgesse il convento accanto alla chiesetta dedicata alla Santissima
Trinità che era stata loro assegnata.
La
chiesa fu poi consacrata il 12 marzo 1223. L'afflusso di nuovi religiosi permise
al Capitolo provinciale del 1225 di decidere la fondazione di cinque nuovi
conventi in Polonia e in Boemia. A fra Giacinto toccò in sorte il compito di
dar vita ad una comunità a Danzica, sul mar Baltico, col preciso intento di
lavorare alla conversione di quelle popolazioni, come è detto nell'atto di
fondazione firmato dal duca di Pomerania il 23 gennaio 1227. Nel 1228 fra
Giacinto partecipò al Capitulum Generalissimum, tenutosi a Parigi e presieduto
dal successore di San Domenico, Giordano di Sassonia, e forse in questa
occasione gli fu affidato il nuovo e difficile incarico di fondare un caposaldo
cattolico avanzato a Kijev, in Ucraina.
Nella
Russia si trovavano allora cattolici di rito latino che non ricevevano
un'adeguata assistenza spirituale e cristiani ortodossi che desideravano tornare
all'unità di fede con Roma. 1 Domenicani avrebbero dovuto contribuire, secondo
i desideri di Papa Gregorio IX, alla soluzione di questi due problemi. Fra
Giacinto e i suoi compagni si stabilirono presso la chiesa di Maria Santissima,
un tempo officiata da monaci benedettini irlandesi, ed ottennero ben presto
risultati così notevoli che la Curia Romana nominò un Vescovo per quella
nazione. Questa intensa attività preoccupò il principe di Kijev, Vladimir
Rurikovic, perché la ritenne nociva agli interessi della Chiesa ortodossa,
perciò allontanò bruscamente i religiosi dalla città nel 1233.
Ma
fra Giacinto non si trovava più a Kijev. Da parecchio tempo egli era il centro
propulsore di tutto il ministero missionario in Polonia e in quel momento
impiegava le sue energie per un'azione di vasta portata nei confronti della
Prussia pagana, una vera crociata intesa a gettare il seme della verità
evangelica fra quelle genti bisognose di luce e di salvezza.
Intorno
al 1240 si stabilì in modo definitivo a Cracovia, dedicandosi alla
predicazione, alla direzione delle anime, all'assistenza ai malati.
Il
suo fisico, sia per l'età, sia per le fatiche estenuanti sostenute per
l'apostolato, non era più in grado di reggere lunghi viaggi, ma operò ancora
per diversi anni nella città e nei dintorni.
Morì
il 15 agosto 1257: una festa bellissima per quell'anima apostolica
ardentemente innamorata di Maria Santissima.
Fra
Giacinto fu un vero «figlio di San Domenico», un domenicano autentico della
prima generazione. Portò costantemente nel cuore il desiderio infuocato della
salvezza delle anime, lavorando indefessamente in prima linea e scegliendosi
sempre il compito più difficile, come quello di evangelizzare popoli pagani,
piuttosto bellicosi e selvaggi. L'eloquenza e l'entusiasmo da cui era animato,
gli rendevano più facile aprire le menti ed i cuori ad accogliere la Parola di
Dio, ma spesso interveniva la potenza dei miracoli a confermare la sua opera
evangelizzatrice.
Fin
dagli inizi del suo cammino missionario, nel 1221, con le sue preghiere ottenne
il ritorno in vita di Pietro, un giovane travolto dalla piena del fiume Vistola
e riportato esanime alla madre vedova. Un altro fatto prodigioso avvenne sullo
stesso fiume nel periodo del disgelo, quando le acque dilaganti formavano nel
centro una corrente impetuosa che era impensabile poter attraversare. Il Santo,
con tre confratelli, dovendo raggiungere la riva opposta, si inginocchiò
dapprima a pregare, poi cominciò a camminare sul pelo dell'acqua, invitando i
compagni a seguirlo. Ma quelli rimanevano fermi, come paralizzati dalla paura.
Allora egli stese la cappa sulle onde e poi comandò loro: «Non temete, figli
miei: ecco il ponte sul quale il Signore Gesù ci concede di traversare il
fiume!» .
E
su quella zattera improvvisata di cui fra Giacinto teneva in mano un lembo, le
acque della Vistola li deposero sulla riva opposta.
Quando
si trattò di lasciare disperatamente Kijev, assalita dai Tartari, egli prese la
pisside con le Ostie consacrate dal Tabernacolo della chiesa ormai destinata
alla devastazione e si avviò verso l'uscita. Ma una voce soave lo fermò: «Giacinto,
figlio mio, mi abbandoni nelle mani dei Tartari?». Subito fra Giacinto tornò
indietro a prendere la statua della Vergine che, divenuta leggera, poté essere
facilmente trasportata. Con quei due tesori tra le braccia, il bianco
predicatore si immerse nelle acque del fiume Diepr, sulle cui rive erano
accampati i nemici assedianti, e condusse tutto il gruppo dei suoi seguaci in
salvo.
Numerosi
altri miracoli furono attribuiti a San Giacinto, soprattutto negli ultimi.anni
della sua vita, tanto che il culto verso di lui cominciò dal giorno stesso
della sua sepoltura. La sua tomba nella chiesa dei Domenicani di Cracovia
divenne meta di pellegrinaggi da parte di malati e di bisognosi di aiuto, che
ne invocavano la potente intercessione.
Dopo
alterne vicende dovute agli eventi storici, Papa Clemente VIII canonizzò San
Giacinto il 17 aprile 1594.
In
sette secoli e mezzo il suo esempio nulla ha perduto della sua attualità. Il
Santo infaticabile continua a mostrarci le armi della vittoria; il Verbo di
Verità e l'immagine della Vergine Maria, proprio come un altro grande
missionario polacco, Giovanni Paolo II, va facendo in tutto il mondo da quando
ha lasciato la sede di Cracovia per divenire il successore di Pietro a Roma.
Sr. M. Carla Bertaina
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