"Doctor Communis"

 

 

 

 

di Gerardo Cioffari O.P.

 

 

Figlio del conte Landolfo, di stirpe Longobarda, e di Teodora, nobile napoletana, Tommaso nacque a Roccasecca nel 1225. A cinque anni fu inviato a Montecassino, da dove (1239) passò all'Università di Napoli. Qui conobbe i Domenicani e, come altri uomini di studio, fu attratto dal loro ideale. Entrato nell'Ordine (1234) contro i1 volere dei suoi, fu catturato dai fratelli e sequestrato per un anno. Rilasciato, si recò a Parigi col Maestro Generale Giovanni Teutonico. Discepolo di Alberto Magno, lo seguì anche a Colonia. A soli 27 anni iniziò l'insegnamento a Parigi, ove (1257) ottenne il grado di Maestro in Sacra Teologia. Predicatore Generale della Provincia napoletana (1260) e Lector Curiae (1261) a Viterbo e Orvieto, insegnò (1269-1272) ancora a Parigi e poi (12721274 ) all'Università di Napoli.

Morì il 9 marzo 1274 nella Badia di Fossanova, mentre era in viaggio per il Concilio di Lione. Fu canonizzato nel 1323.

 

 

 

Robusto fisicamente e intellettualmente Tommaso aveva un carattere di ferro che gli permetteva di restare calmo di fronte ad ogni tipo di avversità. La mole ‑ della sua produzione teologica e filosofica potrebbe far pensare ad un uomo sempre chiuso nella sua cella. In realtà S. Tommaso fu sempre presente, anche fisicamente alle maggiori battaglie culturali del suo tempo.

Tra queste ricordiamo il suo intervento con il Contra impugnantes Dei cultum et religionem (1256-59) in risposta agli attacchi contro gli Ordini mendicanti (Domenicano e Francescano), tendenti ad impedir loro l'insegnamento nell'Università di Parigi. Nel De unitate intellectus (126972) polemizzò con gli Averroisti parigini, guidati da Sigieri di Brabante, che sostenevano la teoria della doppia verità. Secondo costoro c'era una verità razionale espressa soprattutto da Aristotele come interpretato da Averroè ed una verità rivelata, non dimostrabile razionalmente. S. Tommaso sosteneva invece che la verità era una sola, e che quindi il retto uso della ragione (e una corretta interpretazione di Aristotele) doveva risultare quale sostegno razionale della stessa verità del dogma cattolico.

        S. Tommaso continuò la riscoperta di Aristotele, iniziata da S. Alberto Magno, con l'aiuto del confratello Guglielmo di Moerbecke (traduttore di opere greche).

Concetto da cui prende le mosse la sua metafisica è quello di essere, che si estende (per analogia) dai confini del nulla a quelli dell'essere supremo (Dio). Le categorie fondamentali del suo filosofare furono quelle aristoteliche: le distinzioni sostanza - accidenti, potenza - atto, materia - forma, le quattro cause, ecc. L'ispirazione aristotelica fu alla base dei contrasti filosofici con la scuola francescana di S. Bonaventura (suo amico personale). Su tre punti le maggiori differenze: mentre per Tommaso la materia prima è pura potenzialità, per Bonaventura contiene le rationes seminales delle successive forme sostanziali; per il Domenicano l'uomo ha un'unica forma sostanziale, per il Francescano ne ha di molteplici (corpo, corpo animato, corpo razionale); principio d'individuazione perciò per Bonaventura non è la materia signata, ma la stessa materia prima; e, infine, mentre Bonaventura accetta la teoria agostiniana dell'illuminazione, Tommaso fonda la conoscenza sulla ragione tramite il processo di astrazione

    Le opere più famose di S. Tommaso (oltre ai numerosi opuscoli) sono la Summa teologica e la Summa contro Gentile. Grazie ad esse egli è considerato il maggior filosofo e teologo della Scolastica.

 

 

 

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