SFIDE
E IMPEGNI
FAMIGLIA DOMENICANA
Lettera del Maestro dell’Ordine p. DAMIAN BYRNE
Ai frati e a tutta la Famiglia domenicana.
Cari fratelli e sorelle,
il Capitolo di Avila istituì una commissione speciale
per lo studio del posto dei laici nel nostro apostolato. In questo modo il
Capitolo si faceva eco della crescente importanza che il laicato è andato
acquistando nella Chiesa,. particolarmente a partire dal Vaticano II. La
commissione capitolare incaricò il Maestro dell'Ordine di « scrivere ai frati
e a tutta la Famiglia Domenicana riguardo ai laici nel nostro apostolato e
riguardo ai laici domenicani nel mondo d'oggi » (n. 95).
Il testo che segue, inviato sotto forma di lettera dal
Maestro dell'Ordine, desidera dare opportuna risposta al mandato del Capitolo.
E' un omaggio a tutta la Famiglia domenicana per i risultati raggiunti in questa
importante area ecclesiale e, allo stesso tempo, una fraterna interpellanza a
tutti i membri della Famiglia domenicana, affinché intensifichino le loro cure
e il loro lavoro in questa nuova sfida ecclesiale.
1. II risveglio dei laici, un nuovo segno ecclesiale
Il Concilio Vaticano II si è fatto eco di un nuovo
segno ecclesiale: il risveglio dei laici come nuova tappa ecclesiale di
corresponsabilità e senso di comunione. Le parole del Concilio espressero un
riconoscimento e una accoglienza favorevole a questa nuova tappa e, insieme, un
invito a tutta la Chiesa a proseguire in questo cammino. Il recente Sinodo
straordinario dei Vescovi ha raccolto la voce autorevole del Concilio ed ha
segnalato nuovi orientamenti e mete come complemento della vocazione alla
missione dei laici nella Chiesa.
Il risveglio dei laici e la ministerialità e
corresponsabilità ecclesiale è un segno dei tempi con profondo significato
teologico. Le dichiarazioni conciliari o sinodali sono solo il riflesso di un
fatto storico che si sta producendo in lungo e in largo in tutte le chiese
locali e, quindi, nella Chiesa universale.
Vi invito a ripassare con me alcuni fatti presenti
nell'attuale situazione ecclesiale:
a) Le chiese locali, molte di esse chiese giovani,
stanno acquistando speciale vitalità grazie in buona parte all'attiva
corresponsabilità dei laici, uomini e donne, coscienti della loro vocazione
cristiana e della loro missione e responsabilità apostolica. Gli sforzi di
rivitalizzazione, riorganizzazione, inculturazione... rinnovamento
missionario... sono frequentemente sollecitati e portati a termine dai laici in
dialogo e collaborazione con i loro parroci.
b) Singolare importanza ha acquistato il fatto di una
progressiva diversificazione dei ministeri assunti dai laici all'interno della
comunità. Ogni giorno cresce il numero dei laici che scoprono e realizzano
ministeri specifici nella Chiesa. Nella maggioranza dei casi, questi ministeri
sono riconosciuti ed approvati dai loro rispettivi pastori. Cresce il numero dei
laici dediti alla catechesi ed evangelizzazione, alla riflessione e
all'insegnamento teologico, alla presidenza e animazione della comunità,
all'amministrazione e ai servizi sociali, alla lotta per la causa della
giustizia e della pace nel mondo... Tali ministeri non sono esercitati senza una
preparazione o per sola buona volontà; alcuni che li esercitano si sentono
obbligati ad una formazione, preparazione e allenamento adeguati.
c) Dal punto di vista teologico, ecclesiale e
pastorale, è altamente significativo il fatto di una crescente posizione di
preminenza assunta dai laici. Non è una posizione che supplisca semplicemente
alla scarsità di sacerdoti o che li rimpiazzi. E' la posizione guida di molti
laici che per vocazione o per uno speciale carisma si sentono chiamati a
convertirsi in animatori della comunità cristiana in preghiera, nel condividere
la Parola, nell'impegno sociale e politico, nelle opere di carità e giustizia.
Questi leaders laici si augurano una tappa nuova non solo nella concezione ma
anche nel funzionamento dell'autorità nella comunità cristiana
d) Nel risveglio del laicato acquista particolare
importanza e significato la presenza della donna, dopo secoli di silenzio ed
emarginazione. I doni naturali e i carismi speciali della donna sono una
iniezione di vitalità nuova nella comunità cristiana e rivela un nuovo volto
dell'esperienza cristiana. Il suo senso pratico, la speciale sensibilità
femminile, la sua maternità, la costanza nelle prove... rivelano aspetti
occulti della Parola di Dio, della comunione cristiana, della esperienza del
Regno.
Questi fenomeni presenti nella Chiesa attuale hanno
promosso una crescente collaborazione tra laici, religiosi, sacerdoti nelle
diverse sfere della vita ecclesiale. Sempre più domenicani e domenicane
condividono la nostra vita e i nostri progetti apostolici con altri religiosi e
laici, uomini e donne, sposati e non. I laici non sono i semplici destinatari
della nostra missione; essi condividono con noi - e noi con loro - una stessa
responsabilità nella comunità cristiana.
Di fronte a questo fatto ecclesiale è necessario che
i domenicani si pongano alcuni interrogativi: Come ci sentiamo e come reagiamo
di fronte al risveglio dei laici nella Chiesa? Accogliamo di buon grado questo
fatto? Lo ignoriamo con autosufficienza? Lo respingiamo con false paure?
Quali sono i nostri atteggiamenti e i nostri
comportamenti relativamente ai laici? Che posto hanno i laici nel nostro
ministero, nella elaborazione e realizzazione dei nostri progetti apostolici?
Sentire con la Chiesa oggi significa, tra le altre cose, porci questi
interrogativi e rispondervi con sincerità.
2. Chiave teologica per una riflessione cristiana
La riflessione teologica ha rivolto oggi la sua
attenzione ai segni dei tempi per leggere, interpretare e discernere le esigenze
della Parola di Dio e dell'esperienza cristiana. Far teologia o predicare
significa mettere in relazione la Parola di Dio con le situazioni storiche degli
uomini. La fedeltà alla nostra ricca tradizione teologica esige da noi un
ascolto attento e un discernimento teologico di questo nuovo segno ecclesiale
dei tempi. Non possiamo dimenticare che furono proprio i nostri fratelli teologi
del Vaticano II che svilupparono la nuova teologia del laicato e della
ministerialità della comunità cristiana.
a) La prima chiave per riflettere sul laicato e la sua
missione nella Chiesa ce la fornisce l'ecclesiologia del Vaticano II. Questo
spostò la definizione giuridico‑istituzionale della Chiesa verso una
concezione o definizione specificamente teologica. Il criterio‑chiave di
questa nuova definizione è « Il Popolo di Dio »: la Chiesa è il nuovo Popolo
di Dio, convocato dalla fede nel Risorto e segnato dal Battesimo in Cristo Gesù.
Esiste oggi una certa tendenza ad affermare che la « comunione » esprime la
natura della Chiesa meglio che il « il Popolo di Dio ». Tuttavia tanto il
Vaticano II come una tradizione evangelica molto più antica stanno per la
definizione « Popolo di Dio ». Tutti i battezzati partecipano con pieno
diritto a questa vocazione e a questa missione. Tutti sono Popolo di Dio, membri
attivi e responsabili della Chiesa nella sua missione.
b) Questa concezione ecclesiologica del Concilio ci
porta ad un nuovo concetto della ministerialità e dei ministeri nella Chiesa.
Tutti i ministeri e carismi sono doni di Dio attraverso la comunità. Ecco qui
la seconda importante chiave per la nostra riflessione teologica. Il soggetto
della ministerialità è la comunità cristiana. Ogni battezzato partecipa
radicalmente a questa dimensione della ministerialità. La diversificazione dei
ministeri è l'espressione della dimensione ministeriale nella comunità.
c) Una terza chiave di riflessione teologica ci
obbliga a rivedere la nostra tradizionale teologia del ministero. Mi riferisco
ai criteri di valorizzazione e di gerarchia degli stessi ministeri. Il carattere
sacro delle azioni liturgiche e il nesso stretto tra ministero sacerdotale e
autorità nella Chiesa ci hanno abituato ad una visione sacra e liturgica, dando
un posto preferenziale a questo ministero. In tal modo, le funzioni e i
ministeri associati con il culto occupano il primo posto nella nostra scala di
valori, mentre il ministero più « secolare » resta relegato al secondo posto.
Questo deve cambiare. Ricordando l'esempio di S. Paolo ai Corinti, è necessario
recuperare i criteri comunitari per valorizzare e dar preferenza al carisma e al
ministero. Il carisma e il ministero esigono maggiore importanza per il
cristiano nella misura in cui serve per costruire la comunità cristiana.
Questa terza chiave teologica aiuta a superare il
tradizionale dualismo e in molti casi la falsa opposizione tra il sacerdozio e
il laicato. Vale la pena ricordare le parole del P. Congar a questo proposito:
« La Chiesa non si costruisce solamente con gli atti
dei ministri ufficiali del sacerdozio, ma anche con molti altri servizi, più o
meno fissi o occasionali, più o meno spontanei o riconosciuti, alcuni
consacrati dall'ordinazione sacramentale. Tali servizi esistono; esistono benché
non li si chiami con il loro proprio nome: ministero, e sebbene non abbiano il
loro vero posto e status nell'ecclesiologia... Alla lunga uno vede che il doppio
elemento decisivo non è « sacerdozio‑laicato », ma « ministero (o
servizio) e comunità » (Ministères et communion ecclésiale. Paris, 1971, pp.
9, 17, 19).
Essa aiuta anche a comprendere la diversificazione e
distribuzione dei carismi e ministeri tra tutti i membri della comunità,
ordinati o laici, uomini o donne.
Finalmente, ciò che è più importante, aiuta a
riconoscere il profondo significato cristiano che hanno i ministeri esercitati
dai battezzati nella ricerca di una società più umana, più fraterna, più
giusta: promozione, assistenza, difesa dei diritti umani, ecc.
Questa chiave teologica deve stimolare la nostra
riflessione e discernimento fin dalla pratica della nostra attività pastorale
ed ecclesiale. La teologia ci offre oggi punti sicuri e punti disputati intorno
ai ministeri. Continua ad essere missione dei domenicani offrire alla comunità
cristiana il ministero e il carisma del discernimento teologico, se desideriamo
essere fedeli alla nostra tradizione. Però la nostra riflessione teologica non
sarà feconda se si allontana dalla nostra azione cristiana, ecclesiale e
apostolica.
3. Sfide e impegni per la Famiglia domenicana
Il centro del carisma domenicano dev'essere cercato
nella predicazione, e nell'annuncio kerygmatico della Parola di Dio. Essere
domenicano significa essere predicatore. Questa è la cosa più importante del
progetto domenicano. Necessariamente, questo annuncio è più che un semplice
discorso verbale, che passa attraverso la catechesi, l'omelia o l'insegnamento
religioso. Si manifesta con qualsiasi parola o realizzazione storica, che
proclamano l'avvenimento salvifico nella storia umana.
Il luogo specifico dell'incontro tra i domenicani e i
laici è esattamente il carisma e il ministero della predicazione. La Famiglia
domenicana è chiamata ad essere una comunità di predicazione, nella quale sono
membri attivi e corresponsabili fratelli, religiose, laici con carismi e
ministeri differenti.
L'ordine è nato in un momento storico di crisi
ecclesiale, e tuttavia di straordinaria vitalità. Fu un momento di risveglio
dei movimenti laicali, che influì grandemente sulla nascita e sul progetto di
fondazione degli Ordini Mendicanti e creò un nuovo concetto di Chiesa, oltre i
limiti parrocchiali e diocesani. Lungo la sua storia, l'Ordine possiede
esperienze significative che ci possono aiutare a capire e ad assumere i nuovi
tempi del laicato: l'incorporazione del Terz'Ordine al progetto domenicano,
l'evoluzione delle funzioni e ministeri dei fratelli cooperatori,
l'incorporazione di numerose congregazioni femminili alla missione dell'Ordine.
Il ricordo di questi fatti è una sfida per i tempi nuovi.
Penso che le nostre comunità sono chiamate oggi ad
inaugurare e potenziare orientamenti pratici nuovi, che portino il laicato alla
collaborazione e al ministero nella Chiesa.
La pratica della preghiera partecipa con i laici,
offre ad essi la ricchezza di una preghiera autenticata dai secoli, allo stesso
tempo riceve da essi la novità e la freschezza di nuove esperienze cristiane.
Alcune nostre comunità domenicane si vedrebbero rivitalizzare la propria
preghiera se la condividessero con i laici. Non mancano di questi esempi.
E' necessario pure avviare e potenziare nuovi modelli
di formazione condivisi con i laici. Essa non può orientarsi in una sola
direzione, come se noi fossimo i maestri e loro i discepoli. Dev'essere una
formazione condivisa e mutua. La Parola di Dio non è incatenata: è aperta
all'intelligenza di ogni credente che sta in ascolto. Noi possiamo portare la
ricchezza della nostra formazione teologica, però dobbiamo apprendere
l'ascolto, al fine di arricchirci nel dialogo con altri credenti.
Il nostro lavoro apostolico dev'essere riveduto e
riorientato nella prospettiva dei nuovi ministeri laicali, allo scopo di
rispondere adeguatamente alla nuova relazione ecclesiale con i laici. Questi
impegni invitano a potenziare una forma più collegiale di esercitare l'autorità
e la posizione guida. Dobbiamo trovare nuove forme di condivisione del progetto
apostolico, nuove maniere di condurlo in corresponsabilità, di diversificare le
funzioni e i ministeri nella nostra attività apostolica. La causa del Vangelo
deve anteporsi alle nostre abitudini, comodità e timori. Una comunità
domenicana in stato di missione e di itineranza è una comunità aperta al
presente e al futuro della Chiesa e della società.
Il Capitolo di Avila (n. 85 A) si fa eco del malessere
che esiste fra il laicato domenicano. Oggi questo si trova davanti ad un
problema particolare: l'assenza quasi totale di giovani, con la conseguente
perdita di vitalità. Non sarà, almeno in parte, conseguenza del disattendere
gli insegnamenti della Chiesa, a partire dal Vaticano II? Lo stesso problema fu
preso in considerazione dal Congresso del laicato domenicano, celebrato a
Montréal,
nel 1985. Davanti a questa situazione è necessario ripensare e orientare in
modo nuovo i gruppi del laicato domenicano, in consonanza con i nuovi indirizzi
pratici della Chiesa e le nuove chiavi teologiche, concernenti il posto e la
missione dei laici nella Chiesa e nel mondo.
4. Guardando al futuro
I nostri fratelli e sorelle entrano progressivamente
in questo nuovo stile di vita e di missione domenicane, per una Chiesa nuova che
sta nascendo. Molti hanno già cominciato e sono uno stimolo per tutta la
Famiglia domenicana. Il loro stile nuovo rende più credibile la nostra
vocazione. E' una opportunità per rinnovare l'Ordine. Questo risveglio del
laicato ci offre una nuova frontiera. Per incontrarla ci vuole coraggio.
Il futuro della Chiesa e della Famiglia domenicana ci
chiede molto. La ragione per non agire in nessun modo ci offre una falsa
sicurezza. Ma come ci ricorda S. Giovanni, il primo predicatore di Gesù Cristo:
« E' necessario che io diminuisca affinché egli cresca » (Gv. 3, 30). Come
dice Gesù, la grazia divina che vive in ognuno dei fedeli cresce quando questi
la proclama fino agli ultimi confini della terra.
Che il ricordo di S. Domenico ci dia il coraggio per
cogliere questo nuovo segno ecclesiale.
Maestro
dell’Ordine
p.
DAMIAN BYRNE