IL RUOLO DELLO STUDIO NELL'ORDINE
Lettera
del Maestro dell'Ordine
Cari
Confratelli,
«
Quando Domenico volle formare i suoi Frati come predicatori, li mandò a
studiare ».
L'importanza
dello studio scorre come un filo attraverso l'intero testo delle Primitive
Costituzioni, contrassegnando il modo in cui sono vissute le osservanze stesse.
«
Il nostro studio deve tendere principalmente, ardentemente e col più grande
sforzo allo scopo di renderci utili per la salvezza delle anime » .
La
legge della dispensa viene introdotta, « specialmente in quelle cose che
risultino di impedimento allo studio, alla predicazione o al bene delle anime ».
Il capitolo quotidiano può essere proposto o omesso « in modo che lo studio
non venga ostacolato ». L'Ufficio divino deve essere recitato « brevemente e
in modo succinto perché i Frati non perdano la devozione e il loro studio non
sia in qualche modo impedito ». Il Maestro dei novizi deve insegnare a coloro
che gli sono stati affidati « come debbano essere intenti allo studio... ».
Questo
è quanto abbiamo ricevuto da Domenico.
L'originalità
di Domenico sta nel mettere lo studio al servizio della predicazione e nel dare
allo studio un significato, una specificità che è apostolica.
Lo
studio, in quanto ordinato alla predicazione, era una parte essenziale del suo
piano per l'Ordine. Nella sua Expositio supra Constitutiones, Umberto di Romans
definisce chiaramente l'attitudine domenicana allo studio, quando dice:
«
Lo studio non è il fine dell'Ordine, ma è della più grande necessità per
quel .fine che è la predicazione e l'apostolato per la salvezza delle anime,
poiché senza studio non possiamo fare né l'uno né l'altro».
Egli
è pure consapevole del pericolo che lo studio possa divenire un fine in se
stesso:
«
Vi sono alcuni che si dedicano alle sacre lettere, ma se lo studio non è
diretto alla dottrina della predicazione; di quale utilità potrà mai essere?
».
Le
Costituzioni Gillet davano l'impressione che lo studio fosse collegato ai primi
anni della vita Domenicana, un preambolo necessario ad una vita di predicazione
e ministero! Intere generazioni di Domenicani sono state influenzate da questa
atmosfera.
Le
Costituzioni di River Forest hanno ricuperato la tradizione che lo studio e la
riflessione sono una parte integrale della nostra tradizione religiosa; comunque
la mentalità precedente persiste in molti, che considerano lo studio riservato
agli specialisti, o ad un particolare periodo della nostra vita Domenicana.
E'
stato detto che « dobbiamo camminare nel passato se vogliamo capire il presente
». Nel 1221 successe un fatto che diede una nuova dimensione pastorale allo
studio all'interno dell'Ordine. Il 4 febbraio 1221, Onorio III raccomandò i
Domenicani come confessori. L'attenzione dell'Ordine si concentrò sulla
necessità di preparare i frati all'ascolto delle confessioni e alla direzione
spirituale. Mentre il programma degli studi Domenicani si allargava con
l'inclusione della Filosofia nella creazione della Ratio Studiorum del 1259,
l'invito di Onorio III al ministero delle confessioni spinse l'Ordine in un
sistema di studio con una forte dimensione pastorale.
Fu
il genio di Tommaso d'Aquino a realizzare l'orientamento fondamentale di
Domenico e ad allargare la base degli studi teologici nell'Ordine attraverso le
sue ricerche sulla filosofia aristotelica, che gli permise di dare un fondamento
intellettuale alla teologia della bontà della creazione e al rifiuto del
dualismo. Nel 1265. Tommaso iniziò a scrivere la sua Summa. Così ha scritto il
P. Leonard Boyle a proposito di questo periodo della vita degli studenti, dello
Studium a Santa Sabina e l'inizio della Summa:
«
...egli era ormai in condizione di allargare la base della loro istruzione
teologica e di superare la tradizione della teologia pratica che aveva fino
allora contrassegnato il sistema didattico Domenicano ». Egli « tentò di
porre il normale tirocinio in teologia pratica dell'Ordine Domenicano ad un
livello più genuinamente teologico ».
Domenico
e Tommaso condividevano lo stesso ideale. L'impegno di Tommaso nello studio non
significava affatto un abbandono della predicazione; egli condivideva la stessa
finalità di Domenico, la salvezza attraverso la predicazione, alimentata da una
vita di preghiera, di contemplazione, di studio, e da una comunità apostolica.
Il
Capitolo di Oakland ci ricorda il nesso intimo tra studio e vita comunitaria. «
La vita comune costituisce pure il contesto del nostro studio. Prima di tutto,
perché nessuno può parlare dell'amore di Dio se non trova quell'amore
incarnato. In secondo luogo, nessuno può essere un teologo da solo... una
solida teologia deve sempre essere il frutto di uno sforzo comune ». Lo studio
Domenicano è comunitario. La responsabilità principale dello studio ricade
sulla comunità, proprio come la comunità è la prima responsabile nella
predicazione.
Nella
Lettera a Fra Giovanni, attribuita a Tommaso, il Santo risponde alla domanda
di Giovanni sul come studiare, suggerendo anzitutto 'come vivere'!
Un
clima, di studio è fin troppo importante. Tommaso insiste con Giovanni
sull'importanza del silenzio, il posto della preghiera, fare spazio nel cuore
per il Signore, il bisogno di temperare la curiosità e la necessità di
coltivare la carità fraterna. Quelli che vivono in centri di studio, sanno bene
quanto lo studio sia favorito o impedito dalle relazioni umane. L'atmosfera di
studio è enormemente favorita da un buon spirito di comunità.
Victor
White, nel suo commento alla Lettera, attira l'attenzione sulla seconda Parte
della Summa, dove Tommaso riflette sui problemi emotivi sperimentati dagli
studenti e sul loro particolare bisogno di ricreazione.
Gli
studendi hanno esigenze speciali.
Hanno bisogno di incoraggiamento. Qualcuno ha dimenticato cosa significa
essere giovani e lottare? L'apprendimento di vera conoscenza è un processo
graduale e interiore. E' graduale, perché siamo uomini e non angeli. Nessun
altro può imparare per noi. Non vi sono scorciatoie. Abbiamo bisogno di maestri
che ci guidino, ma il miglior maestro non può imparare per noi.
Gli
studenti hanno bisogno di un'atmosfera che contribuisca allo studio e alla
riflessione. Questo non è il minore dei vantaggi di avere uno Studium, un
Maestro e dei docenti per istruirci. Quando studiamo altrove, è necessario
avere un ritmo di vita e di fraternità che ci permetta di attendere ai nostri
studi in modo proficuo. Per noi, lo studio è un'osservanza che implica notevoli
esigenze. Richiede un alto grado di ricerca personale, autodominio e dedizione.
L'abitudine allo studio è il risultato di uno sforzo personale e di
perseveranza.
I
Docenti hanno esigenze speciali.
Il vostro lavoro implica l'intensa applicazione della mente. E' risaputo che il
lavoro di ricerca e la riflessione critica non offrono una gratificazione
immediata o un riconoscimento garantito. I risultati sono a volte così magri
che non sembrano giustificare lo sforzo. La vocazione accademica è rara, e
coloro che la seguono sono costantemente tentati di abbandonarla.
Non
potete insegnare tutto agli studenti, e a volte vi è poca riconoscenza. Forse
il vostro dono più grande, è quello di dotarli degli strumenti della
riflessione critica. Dobbiamo ricordarci ancora una volta dell'istanza degli
Atti del Cap. Gen.
di Walberberg?
«
Vorremmo dire una sola parola ai Confratelli: leggete Tommaso; offrite questa
formazione ai nostri Studenti, in modo che essi siano in grado di leggere da
soli il testo di Tommaso ».
Il
P. Congar così descriveva il lavoro di insegnamento e di ricerca:
«
Lo studio scientifico della Filosofia e della Teologia, con tutte le sue
esigenze... ‑ documentazione meticolosa, riflessione, pubblicazioni...
‑ tutto ciò è parte integrale della missione dell'Ordine. Se venisse
trascurato, il carisma passerebbe ad altri... Nelle Scienze Bibliche, nelle
ricerche storiche e nella conoscenza delle fonti, vi sono oggi a nostra
disposizione strumenti, che nessun teologo potrebbe ignorare o trascurare nel
lavoro di ricerca » .
Il
nostro motto è '”verità”. Se significasse che possediamo la verità,
peccheremmo di arroganza. Se lo intendiamo nel senso di essere pellegrini in
cerca della verità, cominciamo a capire la nostra vocazione.
Gilberto
di Tournai ha scritto: « Non scopriremo mai la verità, se ci accontentiamo di
ciò che abbiamo scoperto. Gli scrittori che ci hanno preceduto, non sono i
nostri maestri, ma le nostre guide. La verità è aperta a tutti. Non è mai
stata esclusivo possesso di una sola persona ».
Nell'Ufficio
delle Letture, troviamo questo commento di Vincenzo di Lerino: « Non deve
esserci nessun sviluppo dottrinale nella Chiesa di Cristo? Deve esserci
certamente un grande sviluppo. Chi potrebbe. essere così malevolo verso gli
uomini e così ostile verso Dio da impedirlo »?
Lo
studio domenicano è lo studio della Teologia. Se il nostro studio è
finalizzato alla predicazione e ancor più ad una predicazione dottrinale,
allora il nostro studio deve essere teologico. Il fatto che sia specificamente
teologico, non implica un dispregio per altre aree scientifiche. Se è
teologico, deve essere parimenti interdisciplinare.
Abbiamo
una tradizione di ricerca e di insegnamento. Fino a che punto siamo fedeli a
questo aspetto della nostra vocazione? Bisogna dire che i domenicani sono più
attratti dall'impegno pastorale che non da una vita dedicata allo studio e alla
ricerca. Eppure la Chiesa e il tempo in cui viviamo, hanno bisogno di uomini e
di donne che si dedichino allo studio e alla ricerca, e alla creazione di una
filosofia e teologia che parli di Dio alla gente di oggi. Stiamo creando loro
nell'Ordine le condizioni per emergere e li sosteniamo nel loro impegno?
Pochissimi degli argomenti scelti per tesi di Dottorato affrontano i problemi di
oggi!
Nell'udienza
concessa al Capitolo Generale del 1983, Giovanni Paolo II ci ricordava: « Voi
Domenicani avete la missione di proclamare che il nostro Dio è vivo... Il
carisma profetico del Vostro Ordine ha ricevuto il sigillo particolare della
Teologia... Siate fedeli a questa missione della Teologia e della sapienza nel
Vostro Ordine, in qualsiasi forma siate chiamati a esercitarla, sia accademica
che pastorale ».
Questa
tradizione di studio e di riflessione teologica finalizzata alla salvezza,
continua a sollecitarci; ciò non significa che un Domenicano debba essere uno
specialista in Filosofia o Teologia; significa però che la ricerca della verità
costituisce una parte essenziale della vita di ogni Domenicano.
La
ricerca della verità è ancora valida? Alcuni dicono di no. Le parole e il
linguaggio sono stati così svalutati, al punto che non significano più ciò
che inizialmente dovevano esprimere. D'altra parte, la preoccupazione circa
l'aspetto soggettivo porta a ritenere la verità « come io mi sento ». Un
diffuso pluralismo insinua che l'opinione del singolo è giusta, e la verità è
relativa. Su un altro piano, noi viviamo in un'epoca in cui la società è
talmente impegnata nel tentativo di risolvere i problemi urgenti e concreti del
nostro tempo, legati alla sopravvivenza stessa, da considerare lo studio della
Filosofia di scarsa importanza. Eppure la ricerca della verità è la nostra
vocazione. Noi siamo convinti che Dio doni a ogni creatura umana la capacità di
scoprire, di vivere e di comunicare la verità.
Nasce
la domanda sul come noi facciamo Teologia oggi. Il Capitolo di Oakland ci
ricorda: « Siamo stati estremamente creativi in Teologia, quando non abbiamo
avuto paura di lasciarci interrogare dai problemi che gravavano sulla gente »,
com'è stato il caso di Tommaso. Nelle Quaestiones Disputatae, Tommaso affrontò
i problemi del suo tempo, così come i Domenicani devono affrontare i problemi
del nostro tempo.
La
Teologia fiorì a Salamanca, precisamente perché Vitoria e i suoi compagni
affrontavano i problemi reali che giungevano dai loro Confratelli operanti nelle
Americhe, dedicandosi ad una analisi teologica su questi problemi. Si tratta,
forse, dell'esempio più bello di collaborazione tra missionari e docenti.
La
fedeltà al nostro passato diventa possibile solo affrontando i problemi di
oggi. Non siamo fedeli al nostro passato assumendo un atteggiamento difensivo o
trionfalista, o ancora ripetendo o imitando quanto i nostri Confratelli
scrissero, oppure interpretando pedissequamente testi antichi. Studiare la
tradizione per pura curiosità è sterile, studiarla in un modo difensivo o
trionfalistico è dannoso. E' necessario studiarla criticamente. L'epoca in
cui viviamo e le mutate circostanze richiedono risposte ai problemi di oggi.
Questi interrogativi sono formulati nelle Quattro Priorità, che rappresentano
oggi le più critiche aree di preoccupazione, mentre al tempo stesso sono
profondamente radicate nella nostra tradizione. I contributi scientifici
maggiormente creativi dei Domenicani di questo secolo furono offerti da uomini
che affrontarono i problemi del loro tempo: Langrage, Chenu, Lebret...
Proponendoci
il successo di Tommaso come esempio per il nostro tempo, Paolo VI scriveva: «
...egli trovò una nuova soluzione perché la relazione tra fede e ragione
consiste nell'aver egli armonizzato la secolarità del mondo con le austere
esigenze del Vangelo ».
«Dimostrò
nel suo insegnamento e nella sua vita che era possibile armonizzare la fedeltà
alla parola di Dio con una mente completamente aperta al mondo e ai suoi genuini
valori, accordare lo zelo per il rinnovamento e il progresso con l'aspirazione
di costruire un sistema di dottrina sul solido fondamento della tradizione».
Ci
ricorda pure che Tommaso: «era aggiornato sulle nuove conoscenze del suo tempo
nella trattazione dei nuovi problemi che man mano emergevano, e nello studio
degli argomenti dedotti dalla ragione umana a favore e contro la fede... La sua
mente era aperta ad ogni progresso della verità, da qualsiasi parte venisse ».
Ammonisce
pure contro una pedissequa sequela di Tommaso: « Non è sufficiente adottare
nuovamente questa dottrina con una ripresa letterale di formule, con lo stesso
manipolo di problemi e con il modo in uso un tempo di trattare i problemi... Non
c'è dubbio che oggi cercheremo alacremente discoprire le cause dei cambiamenti
che toccano l'uomo, le sue circostanze, la sua mentalità, il suo comportamento
».
Siamo
spronati ad essere ugualmente creativi. Essere fedeli a San Tommaso significa
riflettere teologicamente sulle 'questioni disputate del nostro tempo.
In
un articolo intitolato 'Lo studio nell'Ordine dei Predicatori', al quale sono
molto debitore per la stesura di questa lettera, Felicísimo Martínez scrive:
« Se vogliamo che la riflessione teologica penetri veramente nell'Ordine, il
primo compito è quello di riconciliare missionarie docenti; l'attività
pastorale e quella intellettuale; la tradizione missionaria e quella monastica.
L'esistenza di queste due tradizioni nella storia Domenicana non è un
impoverimento, ma una ricchezza. Opporre queste due tradizioni è un
impoverimento. Il divorzio tra la riflessione teologica e la predicazione è
stato una delle più grandi tragedie nella storia dell'Ordine, perché svaluta
allo stesso tempo la teologia e la predicazione. Dividere i Domenicani in gruppi
di docenti e di predicatori impoverisce l'ideale dello studio e
dell'evangelizzazione, perché pastori ed evangelizzatori si considereranno
dispensati dallo studio ‑ considerato territorio degli specialisti e dei
professionisti ‑, mentre i professori si considereranno dispensati dal
lavoro pastorale e dall'evangelizzazione ».
La
tensione tra la vita pastorale ed accademica deve essere creativa per entrambi.
Se ciò non avviene, siamo tutti impoveriti.
La
maggior parte delle Province e dei Vicariati ritiene che gli studenti dovrebbero
seguire i loro studi nella loro nazione. L'esperienza ha dimostrato che mandare
gli studenti all'estero per la formazione istituzionale, ha avuto in molti casi
conseguenze disastrose. Eppure, in alcuni casi, il piccolo numero di studenti
rende impossibile avere uno Studio Domenicano. Per conseguenza, gli studenti
devono essere inviati altrove per i loro studi. Dove il numero è ridotto, essi
hanno bisogno di compagnia e di stimoli di cerchie maggiori.
In
molti casi, la soluzione è quella di inviare gli studenti in un Istituto nel
loro paese, cioè Seminari diocesani o Istituti retti da religiosi. Alcuni sono
buoni, ma questo non è sempre il caso.
Per
quanto è possibile, dobbiamo assicurare che i loro studi siano modellati su
quelli previsti dalla Ratio Studiorum e assicurino una introduzione graduale
alla Filosofia e alla Teologia. La validità per gli studenti viene data più da
un ordine logico degli studi, che non da una serie casuale di corsi sconnessi.
Le Costituzioni Primitive descrivono una forma di sistema diretto, che prevedeva
un forum in cui gli studenti potevano risolvere gradualmente i più difficili
problemi relativi ai loro studi. Vi è molto da dire a proposito di qualche
forma di sistema diretto tra studente e docente, che permetta agli studenti di
assimilare il materiale ricevuto nel corso delle lezioni.
In
alcuni casi, vi è una certa indifferenza riguardo agli studi e alla formazione
intellettuale. Poca importanza viene attribuita al livello universitario dei
candidati che chiedono di essere ammessi all'Ordine; nemmeno viene fatto uno
sforzo sufficiente per portarli a quel livello. Lo scarso rilievo dato allo
studio si riflette allora in una certa indifferenza allo studio tra gli studenti
stessi.
L'opzione
per i poveri non può essere vissuta in opposizione agli studi domenicani. Il
problema è come offrire agli studenti le condizioni per una buona formazione,
senza trasformarli, al tempo stesso, in persone di una classe agiata
medio-borghese.
Da
qualche parte non ci si preoccupa evidentemente abbastanza della soluzione dei
problemi reali che emergono nella formazione intellettuale degli studenti.
Quanto
realizzeremo nel nostro ministero, sarà influenzato dalla nostra formazione
universitaria. Se dovremo essere bravi nei mezzi di comunicazione sociale,
dobbiamo prima essere bravi teologi; e così pure se lavoreremo nel campo della
giustizia. Abbiamo l'esempio dei primi confratelli nell'America Latina. Il loro
successo come predicatori avvenne proprio perché erano considerati bravi
teologi. Non avevano difficoltà ad ammettere i propri limiti e a ricorrere ai
loro Professori di Salamanca.
Siamo
a corto di uomini esperti in Filosofia, Teologia e scienze affini. In alcune
aree una pianificazione congiunta e scambio di personale aiuterebbe a risolvere
questo problema. Nei paesi in via di sviluppo, l'economia è uno dei fattori che
impedisce lo scambio del personale. A questo scopo è stato creato un Fondo per
sostenere tali progetti di collaborazione di formazione. Una relazione
dettagliata è stata inviata ai provinciali.
Se
una Provincia decide di inviare i propri studenti altrove. per parte o tutti i
loro studi, ogni Provincia dovrebbe preparare alcuni Docenti in Filosofia,
Teologia e scienze affini. La missione dottrinale dell'Ordine non può essere
realizzata se ciascuna Entità non si sforza di preparare uomini che lavorino
insieme in équipe in un Centro di studi, uomini disposti a inoltrarsi nella
ricerca scientifica alle frontiere del sapere.
Dove
c'è collaborazione tra le varie Entità, ciascuna deve fornire qualcuno per
seguire i propri studenti in questo Centro di studi; o come membro dell'équipe
di formazione o come docente.
Se
siamo predicatori, siamo pure studenti. L o studio è un obbligo che va di pari
passo con l'essere un Frate Predicatore.
Sinceramente
Vostro in San Domenico.
Fr.
Damian Bvrne. O.P.
Maestro dell'Ordine