Va e predica...
Il soggetto che avete scelto per la vostra assemblea:
VA’ E PREDICA, ci è motto
piaciuto perché tocca il cuore della nostra vita domenicana: è un invito a
metterci in strada sul percorso della missione, al seguito di Domenico che
andava e predicava con coraggio e fiducia. Vogliamo condividere con voi alcune
riflessioni e porci alcune domande.
Va’! ...ma dove andare?
Gesù invia i
suoi discepoli: “Andate!”. San Domenico farà la stessa cosa coi suoi frati.
Tutto comincia con un trasferimento, con un andare verso un paese ignoto, che può
essere vicino o lontano dal proprio universo culturale e spirituale. Partire, ma
per andare dove? Verso quali persone e quali luoghi noi oggi siamo invitati ad
andare? Quali bisogni avvertiamo oggi che facciano appello al nostro carisma
domenicano?
S. Domenico intese le richieste che gli venivano
dalle nuove correnti religiose, avvertì la sete di una parola di vita che gli
veniva dai cristiani e inviò i suoi frati nelle città e nelle università, e
sognò di andare ad evangelizzare paesi lontani. E’ a partire dalle attese e
dalle domande che intendete, dalle sofferenze e dalle ferite che toccano la
vostra compassione, che voi potete capire verso dove dovete incamminarvi.
Noi qui possiamo solo indicarvi qualche possibile
luogo del vostro viaggio. Vediamo giovani disorientati che cercano di trovar
posto in una società frammentata, che si interrogano sul proprio avvenire e su
quello del mondo, in balìa spesso della precarietà, del lavoro e delle
relazioni, ma spinti dal desiderio di venire riconosciuti e di trovare un
orizzonte verso cui incamminarsi. Ascoltiamo domande difficili che toccano
problemi etici inediti alle frontiere della vita e della morte, che lanciano una
sfida al loro rapporto con la creazione o che parlano di impoverimento e di
esclusioni. Vediamo dei volti feriti dalla violenza, quella delle parole come
quella delle armi, quella del passato come quella presente, che vivono in esilio
in un nuovo paese o nel proprio. Conosciamo battezzati che non hanno che una
vaga idea della fede cristiana o che la seguono con affanno e senza fiducia.
Sappiamo di persone che cercano di dare un nome al radicale desiderio che è in
loro, ma non sanno verso chi rivolgersi per risolvere il mistero che li
attanaglia.
E voi che cosa vedete, cosa intendete che vi dia il
gusto di mettervi in strada per predicare? Dove volete andare? A voi il compito
di progettarne i luoghi e tracciarne i centri e le linee; però sempre pronti a
modificare itinerario una volta sul posto.
E predica... ma che cosa predicare?
Vogliamo predicare su queste strade e in questi
luoghi; ma predicare che cosa? Di chi e di che cosa parleremo? Nell’attuale
contesto la cosa non è così ovvia. Non si tratta di parlare per parlare, ma di
ascoltare con attenzione e poi trovare le parole e i gesti che sappiano render
conto della nostra esperienza. Si tratta di entrare in una conversazione nella
quale ciascuno impara dall’altro, dove ciascuno sia disposto ad arrendersi
davanti alte proprie convinzioni e alle loro fragilità. Il viaggio verso
l’altro porta al di là di se stessi, là dove si sono superate le frontiere
della propria mentalità e sensibilità. La nostra predicazione si fonda su una
ricerca della verità, che ci impegna tutti a cercare ciò che è vero ovunque
si trovi. Fr. Fergus Kerr, nella sua omelia all’apertura di un Capitolo
provinciale d’Inghilterra, ne parlava così: “Questo impegno a cercare la
verità, ad ascoltare per cogliere ciò col quale possiamo essere d’accordo in
ciò sul quale siamo in disaccordo, è salvare ciò che è vero in quello che
gli altri pensano...” Da quando io sono nell’Ordine, ciò che apprezzo
sempre di più è questa maniera di pensare, quella di aspettarsi che le idee
degli altri possano essere diverse dalle nostre e di cercare di capire perché
pensino questo o quello... Certe domande dovranno essere approfondite in questi
anni futuri per vedere più chiaro nella nostra stessa missione. Noi
predichiamo, non importa che cosa. Le Scritture ci accompagnano sul nostro
cammino e noi ci inseriamo in una tradizione vivente col suo sviluppo dottrinale
e istituzionale. Come far stare insieme la necessità della proclamazione della
fede e quella di un autentico dialogo con gli altri?...Il nostro compito è
quello di sviluppare un’umile confidenza che ci renda modesti nelle nostre
affermazioni e rispettosi degli altri, ma che sia anche vera fiducia nella
capacità umana di cercare e scoprire ciò che è vero, di esprimerlo e di
condividerlo, nell’incessante alleanza della grazia di Dio coi nostri sforzi
umani. Noi non dobbiamo sentirci a disagio o aver paura di avere una parola da
annunciare. Ma predicare è entrare in dialogo con le domande e le attese, è
saper intenderle e trovare la giusta attitudine: “Il vostro parlare sia
sempre con grazia e condito di sapienza, per sapere come rispondere a
ciascuno” (Col 4,6). Ciò suppone che si capisca meglio ciò che nella
fede oggi fa difficoltà, ciò che respinge ma anche attira ed illumina.
La domanda centrale rimane quella del volto di Dio,
che suscita meraviglia, timore, indifferenza, malintesi, che chiama
all’impegno o alla fuga, che dà coraggio o abbattimento. Parlare di Dio è
far fronte a tutto ciò in noi e negli altri. E’ parlare della vita
quotidiana, delle scelte morali prese via via senza rendersene conto, delle
sofferenze o delle gioie profonde che rendono adulti. Ciò che non sembra che
una serie incoerente di esperienze o di avvenimenti può diventare, alla luce
del Vangelo, una storia unica e santa, quella di un’alleanza con gli altri e
con Dio. Ma predicare è anche parlare della comunità cristiana nella sua realtà
locale e universale, coi dibattiti che essa suscita. Predicare è anche parlare
di quel luogo intimo dove il silenzio può intendersi come una voce che guarisce
e chiama. E’ invitare a visitare questo luogo segreto ed è offrirsi un
nutrimento per il viaggio, quello della contemplazione.
Predicare è fatto di tutto ciò: ascoltare,
conversare, interrogare, annunziare, accompagnare. Come vedete voi questa
missione di predicare oggi nel mondo tale qual è? Quali parole possono venire
intese e quali ostacoli esse incontrano?
Va’ e predica... ma come e con chi?
Predicare mira a
testimoniare il Dio vivente. L’intento di Domenico era soprattutto quello
della misericordia. Le sue parole, i suoi gesti, i suoi dibattiti, il suo
accostarsi alle persone erano profondamente contrassegnati dal suo senso di
compassione. In un mondo ferito, indifferente o preoccupato solo dei risultati,
questa compassione prende oggi il nome di fiducia. Come dare fiducia? Quale
linguaggio la esprimerà meglio?... Bisogna conoscere il linguaggio delle parole
quotidiane e concrete che la gente usa; quello più tecnico delle scienze e
della filosofia, che richiede rigore e precisione; quello dei simboli, delle
immagini e dei suoni, che tocca l’intimo delle persone; il linguaggio dei mas
media e delle notizie tecnologiche che fa dell’universo una vasta rete di
comunicazione.
Domenico inviava i suoi frati a due a due. Si
trattava più di un Andate che di un Va’. E’ veramente importante che
i nuovi progetti apostolici siano impostati, pensati, messi in opera da molti
domenicani insieme. Predicare è più che un compito individuale, è lo scopo
stesso della nostra vita. Noi siamo una famiglia che vive insieme per poter
annunciare insieme il Vangelo. E questa nostra vita comunitaria è già
predicazione. Il che non impedisce la specializzazione e la diversità dei
compiti.
Noi vi invitiamo a pensare e a realizzare insieme dei
nuovi programmi, a non isolarvi ciascuno sul proprio sentiero. Ciò è
importante per il mutuo sostegno ma anche per la stessa missione.
Come Famiglia Domenicana noi abbiamo poi la grande
fortuna di essere legati a tanti altri, di poter contare su dei frati, delle
suore, dei laici e delle monache tutte ripieni dello spirito di S. Domenico. In
futuro noi vedremo sicuramente delle nuove forme di collaborazione tra noi, non
solo buone relazioni di amicizia ma vera collaborazione anche nel compito della
predicazione. Per andare in questi nuovi paesi e portarvi la fiducia, per
annunciare universalmente la buona novella di un Dio misericordioso noi abbiamo
bisogno gli uni degli altri. Non si può farlo da soli.
Ci sono poi ben altre condizioni perché il Va’
e predica si realizzi: imparare a preparare e a costruire un progetto
insieme, trovare lo stile di vita comunitaria adatto, saper trovare l’appoggio
degli anziani e fare appello alla loro esperienza, darsi degli obiettivi
realizzabili e valutare il percorso compiuto, stare attenti ai cambiamenti del
contesto, ecc.
Come volete predicare? Quale linguaggio volete
imparare e utilizzare? Con chi volete predicare? E quando ripensate a dei
progetti ai quali avete partecipato o che avete conosciuto, cosa avete imparato
sulle condizioni che ne favoriscono la realizzazione e l’evoluzione? Cos’è
che ha camminato e cosa no? e perché?
Va’ e predica ... ma per quale via?
Per la nostra itineranza apostolica che conosce slanci e fatiche,
entusiasmi e affanni, noi abbiamo bisogno di una spiritualità ispiratrice che
ci integri come persone in questa missione, che ci sia una forza di rinascita da
poter comunicare anche agli altri. La spiritualità del nostro Ordine ha dei
tratti particolari, mette l’accento su certi modi di vivere con gli altri, di
affrontare il mistero della creazione e della salvezza, di cercare Dio e di
parlarne.
La nostra è una spiritualità della strada, con
tutto ciò che questo evoca: il gusto e la paura dell’incognito, l’avere un
compagno durante il viaggio, il senso dell’amicizia di Dio, la mobilità e la
leggerezza dei bagagli. Mette in valore le Scritture da meditare, da studiare,
da prestarci e da mettere in pratica. Invita alla gioia di vivere insieme nella
dolcezza della fraternità. Si manifesta in tante maniere, tra l’altro anche
nella nostra forma di governo, col suo ampio senso di partecipazione delle
responsabilità, e nelle testimonianze che ci hanno lasciato alcuni nostri
fratelli lungo i secoli: Caterina da Siena, Las Casas, Lacordaire, Lataste,
Lagrange, La Pira e tanti altri.
Quale spiritualità vi sosterrà sul vostro cammino
di predicatori? Quali tratti e figure della nostra tradizione possono ispirarvi
di più?
Ciò che l’Ordine attende da voi, è che diventiate
ancora di più voi stessi, coi vostri doni e le vostre speranze, le vostre
sensibilità e te vostre convinzioni. L’Ordine sarà veramente cattolico,
ossia universale, nella misura in cui coglierà ciò che le culture e le nuove
generazioni gli danno. Noi abbiamo bisogno di ricevere ciò che solo voi potete
dare e che forse ignorate ancora. Voi lo scoprirete confrontandovi tra di voi e
con gli altri, con l’intento di andare a predicare al seguito di Domenico.