A. D'Amato

La devozione a Maria

nell'Ordine Domenicano

 

(tratto da A. D'Amato, La devozione a Maria e la vocazione domenicana,

Quaderni di famiglia Domenicana 1)

 

 

 

1. S. DOMENICO E I PRIMI FRATI

Il beato Umberto de Romans scrive che san Domenico era solito, nelle sue preghiere, raccomandare l'Ordine alla beata Vergine « come a speciale patrona » (De Vita Regolari II, p. 136). La medesima cosa afferma Costantino di Orvieto, uno dei primi biografi di san Domenico. Costantino dice che Domenico « aveva affidato tutta la cura dell' Ordine a Maria come a speciale patrona » (Legenda n. 31).

Notiamo quel « speciale patrona » e « tutta la cura ». Domenico aveva dunque una fiducia immensa in Maria; sentiva che la beata Vergine non solo era avvocata e protettrice, ma era «speciale patrona». Domenico ha questa convinzione per il particolare rapporto che lo lega a Maria: un rapporto che va al di là di una semplice devozione.

Lo stretto legame che unisce Domenico a Maria è più di una devozione; è parte essenziale della sua stessa vocazione e della sua stessa missione. Per questo è convinzione comune dei primi frati dell'Ordine che Maria abbia avuto una parte molto importante nella stessa fondazione dell'Ordine (cfr. Vitae Fratrum; in MOPH I, pp. 6‑9).

Tutta la prima parte delle Vitae Fratrum parla di « come la beata Vergine ha impetrato da Gesù Cristo il nostro Ordine ».

In esse si parla spesso dei rapporti « familiari » esistenti tra i primi frati dell'Ordine e la beata Vergine: Maria visita i frati, li protegge miracolosamente, li benedice, suggerisce ciò che devono dire, manda vocazioni all'Ordine, ecc.

Alle volte si può rimanere scettici nei confronti delle molte visioni o di alcuni episodi riportati in quest'opera. A noi non interessa la storicità di un episodio particolare, ma la sostanziale storicità di tutta l'opera, che è senza dubbio una delle fonti storiche dell'Ordine, sia per la sua origine: è infatti una raccolta di testimonianze dirette, che ottenne la piena approvazione del Maestro Umberto e di « molti prudenti religiosi » (Vitae Fratrum o.c. p. 4); sia perché ci manifesta con estrema semplicità il pensiero e il modo di sentire dei primi frati.

E' un fatto storico, per esempio, che i primi frati predicatori credevano che Maria avesse una particolare predilezione per i figli di san Domenico e che lo stesso Ordine fosse stato fondato per le sue suppliche.

In altre parole, che Maria sia realmente apparsa a questo o quel frate è cosa secondaria di fronte alla fede e alla fiducia di quei frati, che sentivano di avere rapporti così familiari con Maria e che sentivano la beata Vergine così vicina a loro da partecipare alla loro stessa vita.

Domenico è l'apostolo di Maria. Nella lotta contro l'eresia uno degli argomenti principali della sua predicazione è la divina maternità di Maria. I Catari negavano la divina maternità di Maria, perché negavano la realtà di Cristo, Dio e uomo; dicevano che Cristo era un angelo mandato da Dio ad insegnare la via della perfezione...

Domenico perciò predicava soprattutto la vera umanità di Cristo, la sua vera nascita come vero uomo, la sua vera morte come uomo, la sua vera risurrezione come uomo. Questo comportava necessariamente anche la presentazione di Maria come vera madre di Cristo e perciò come madre dell'Uomo ‑ Dio.

Lo spirito mariano di Domenico poi si manifesta in tanti episodi della sua vita. Nei viaggi, che faceva a piedi, era solito cantare l'Ave Maris Stella e la Salve Regina. Quando il pontefice Onorio III dice a Domenico di curare la riforma dei monasteri femminili di Roma, Domenico mette il monastero di S. Sisto, nel quale raccoglie quelle monache, sotto la protezione di Maria (Sr. Cecilia, I miracoli di Domenico, n. 14).

Per testimoniare la propria devozione a Maria e il suo stretto legame alla vocazione del frate predicatore, Domenico inventava una nuova formula di professione religiosa, con la quale si promette espressamente obbedienza a Maria. Ciò che « non avviene negli altri Ordini », sottolinea Umberto de Romans (De Vita Regulari II, p. 71).

Questa professione di obbedienza a Maria è il riconoscimento pubblico e ufficiale del titolo di confondatrice che i primi frati attribuiscono a Maria. Il frate predicatore intende inaugurare ai suoi piedi una vita consacrata totalmente al servizio di Cristo e di sua Madre.

Questa professione di obbedienza a Maria indica chiaramente lo stretto vincolo che lega il frate predicatore a Maria, la sua fiducia in lei e la certezza della sua protezione. Con essa il figlio di Domenico mette tutta la sua vita nelle mani di Maria.

E' molto importante aver presente questo tipo di professione per comprendere il carisma della nostra vocazione e il profondo inserimento nel mistero di Maria. E' necessario per questo valorizzare di più questo legame, se vogliamo, come dobbiamo, essere fedeli all'ispirazione originaria di Domenico.

Il testo della professione è del 1216. L'anno seguente abbiamo un altro episodio molto significativo, che ci parla della grande fiducia di Domenico in Maria. Dopo la conferma dell'Ordine da parte del pontefice Onorio III, Domenico decide di inviare i suoi discepoli a predicare « nelle diverse parti del mondo ». L'idea desta meraviglia in tutti; quel progetto sembra troppo audace e non è condiviso neppure dai suoi amici, i vescovi di Tolosa e di Narbonne. Quei pochi frati sono appena sufficienti a evangelizzare la diocesi di Tolosa... Ma egli ha deciso; ha deciso dopo aver pregato e non cambia idea.

Per questa "dispersione" dei primi frati; per questo avvenimento così straordinario, che possiamo chiamare « la pentecoste domenicana »; per questo fatto così decisivo per il futuro dell'Ordine, Domenico sceglie un giorno dedicato a una festa di Maria: il giorno dell'Assunzione, 15 agosto 1217. Come nella prima Pentecoste a Gerusalemme; così in questa pentecoste domenicana Maria ha un ruolo molto importante.

La prima generazione dei frati predicatori subì gioiosamente l'influsso del fervore mariano di Domenico. L e Vitae Fratrum - come ho detto sono ricche di episodi che manifestano la familiarità dei rapporti esistenti tra questi frati e la beata Vergine.

Anche il De Vita Regulari di Umberto De Romans è una viva testimonianza della devozione semplice e insieme profonda per la Vergine santissima, che anima i primi frati predicatori.

Come Domenico, Giordano di Sassonia, suo successore nel governo dell'Ordine, « era molto devoto alla beata Vergine, perché sapeva - scrive fra Gerardo - che Maria era sollecita nel promuovere l'Ordine e nel difenderlo ». A Giordano, Maria aveva confidato: « Amo di uno speciale amore il tuo Ordine; e fra le altre cose questa a me èmolto gradita che ogni cosa che fate e dite incominciate dalla mia lode e con essa finite... » (Vite Fratrum, p. 119).

I primi frati predicatori vedevano in Maria una speciale protettrice, perché sentivano di averla come Madre, come confondatrice dell'Ordine e spesso anche come ispiratrice della propria vocazione. Come « confondatrice dell'Ordine », Maria ha una cura speciale dei frati predicatori. Ama l'Ordine, lo protegge e lo fa progredire. L'Ordine di Domenico per Maria è « il mio Ordine »; i frati predicatori sono « i miei frati » (Vitae Fratrum, pp. 41-42, 119, 190...).

E quei frati "sentono" che Maria « ha cura di loro » (Vitae Fratrum, pp. 25-27); la sentono presente, la "vedono" partecipare alla loro stessa vita. Maria è con loro in chiesa, in cella, nei corridoi, nel refettorio... (Vitae Fratrum, pp. 50-51, 57-58, 120-21, 214).

Maria è sempre pronta ad aiutare i suoi frati: conforta i pusillanimi, consola gli afflitti, viene loro in aiuto nelle malattie, interviene in ogni momento e per ogni genere di difficoltà, che possono incontrare i singoli frati o una intera comunità (cfr. D'Amato, La Devozione pp. 25-28).

 

2. MARIA - MAESTRA DI CONTEMPLAZIONE

La devozione a Maria nell'Ordine domenicano non è semplicemente « un fatto » o un insieme di episodi che la esprimono e la testimoniano; è una realtà radicata nella natura stessa dell'Ordine; è elemento essenziale della stessa spiritualità domenicana. Maria infatti occupa un posto centrale nella vita contemplativa e apostolica del frate predicatore.

Ogni Ordine religioso, come ha un proprio modo di realizzare la perfezione della carità, . così ha pure un proprio modo di onorare Maria. L'Ordine domenicano, che realizza la perfezione della carità mediante il dono della verità « caritas veritatis », onora la Vergine Maria particolarmente come Sede della Sapienza e Regina degli Apostoli.

Madre della sapienza incarnata, Maria ha raggiunto la vetta della contemplazione del Verbo. E' infatti oggetto di particolare amore dello Spirito Santo, i cui doni fanno la creatura capace di penetrare i profondi misteri di Dio.

Prima che nel suo seno, Maria concepisce il Verbo nella sua mente. Mentre, nel raccoglimento della casa di Nazareth, in lei si va formando il corpo del Figlio di Dio, è in tale comunione col Verbo eterno da essere realmente trono della Sapienza divina. Nel dare il corpo al Figlio, è il Figlio che la trasforma in sé, così che diventa la più perfetta « immagine di Cristo ».

« Maria è la vergine in ascolto », che raccoglie la parola di Dio con fede (Paolo VI, Marialis cultus n. 17), e la conserva, meditandola, nel suo cuore. Nell'annuncio dell'angelo, Maria ascolta con attenzione la sua parola e, pur non afferrandone pienamente il significato, adora Dio nel mistero e si dice disponibile al volere divino: « ecco l'ancella del Signore ».

Nell'incontro con Elisabetta ascolta il suo saluto e magnifica il Signore. Nella natività, mentre i pastori glorificano Dio, Maria preferisce tacere dinanzi al grande mistero; ascolta i pastori, i magi, le motivazioni che li avevano condotti ai piedi del Bambino e si concentra nella contemplazione: « conserva e medita nel proprio cuore tutto ciò che si riferisce a Gesù » (Luca 2, 19).

Nella presentazione al tempio ancora, Maria ascolta le parole profetiche di Simeone ed è presa da grande stupore: « il padre e la madre si stupivano delle cose che dicevano di lui » (Luca 2, 33).

Nell'adolescenza, mentre Cristo le vive così vicino da essere sottomesso a lei, Maria, avvolta nel grande mistero della personalità di quel fanciullo, contempla, nel silenzio adorante, la misteriosa volontà del Padre. E, quando lo ritrova nel tempio coi dottori, Maria ascolta le parole di Gesù, non le comprende completamente, ma compie un atto di fede e contempla: « Non compresero quello che egli aveva detto loro... E sua madre conservava tutte queste cose in cuor suo » (Luca 2, 50-51).

Così, mentre Gesù « cresce in sapienza, in età e in grazia, davanti a Dio e agli uomini » (Luca 2, 52), anche Maria progredisce nel dono della sapienza e nella capacità di penetrare i misteri di Dio.

Durante la vita pubblica del Figlio, Maria appare poche volte; preferisce rimanere nel silenzio e meditare. La troviamo però ai piedi della croce a contemplare il mistero della salvezza e la impenetrabile volontà del Padre. Nel Cenacolo poi, dove la Chiesa nascente si prepara, alla scuola di lei, a passare dalla contemplazione all'azione apostolica, Maria, maestra di contemplazione, diventa anche madre e maestra degli Apostoli.

Nel raccoglimento e nel silenzio, Maria aveva compreso il significato della missione di Gesù molto meglio di quanto non l'avessero compreso gli Apostoli, che, pur essendo stati con Cristo per tre anni, al momento dell'ascensione aspettavano ancora che il Maestro ricostituisse il regno di Israele (Atti 1, 6).

Maria dunque, madre della sapienza divina e spirito contemplativo per eccellenza, è maestra di contemplazione e mediatrice di sapienza per tutti coloro che hanno bisogno del dono della sapienza e della grazia della contemplazione per realizzare la propria vocazione.

Il frate predicatore, consacrato all'annuncio della Verità e a servizio dell'Eterna Sapienza, vede in Maria « colei che illumina » (Vitae Fratrum, p. 20) e da lei impara quale deve essere la propria condizione spirituale, perché la parola divina studiata, amata e contemplata diventi vita, messaggio e azione e quindi dono di fede e di vita ai fratelli.

Da Maria il domenicano impara a sentire il bisogno di essere in comunione con Dio e perciò il culto del silenzio e della pace interiore; da Maria, sede della Sapienza, impara soprattutto il sapienziale equilibrio che deve regolare tutta la sua vita; equilibrio tra vita di preghiera e azione apostolica, affinché la sua vita sia realmente « una vita apostolica nel suo significato integrale, nella quale la predicazione e l'insegnamento procedano dall'abbondanza della contemplazione » (Liber Const. Ord. O.P. n. 1).

 

3. MARIA - MAESTRA DI AZIONE

Maestra di contemplazione, Maria è anche madre e regina degli apostoli.

Per ogni domenicano Maria è esempio di vita contemplativo‑apostolica: vita contemplativa, che nutre di Cristo l'anima e il cuore, li riempie della sua verità, della sua misericordia, della sua grazia per poter riversare sui fratelli la verità che salva.

La promessa di obbedienza a Maria nella professione religiosa è soprattutto promessa di imitazione di Maria, maestra di contemplazione e di vita apostolica, ideale di povertà, di castità e di ubbidienza; imitazione dell'ancilla Domini, sempre attenta all'ascolto della parola di Dio per aderirvi con tutto il cuore.

Il magnificat, dopo il fiat, è la prima "predicazione" di Maria. Con quest'inno di lode al Signore, la beata Vergine manifesta l'intima esperienza della rivelazione ricevuta da Dio, la sua scoperta di Dio; la scoperta della santità e della misericordia divina: misericordia che innalza gli umili e ricolma di beni gli affamati.

L'Ordine che è consacrato totalmente all'annuncio della verità divina, non può non nutrire una particolare devozione a Colei che è Madre del Verbo incarnato. La missione del frate predicatore continua la stessa missione di Maria: come Maria rivestì di carne il Verbo divino, affinché fosse conosciuto e manifestato agli uomini, così il frate predicatore riveste con la sua parola la verità divina perché gli uomini la conoscano. « Fra l'incarnazione del Verbo divino e la predicazione - diceva Pio XII, scrivendo ai domenicani - esiste uno stretto rapporto, una meravigliosa somiglianza. Come la beata Vergine, l'apostolo mostra e dona Cristo agli uomini: è portatore di Cristo. La Vergine Maria, Madre di Dio, vestì Cristo con la veste delle membra, il predicatore lo riveste col corpo delle parole. Sia là che qua è sempre la Verità: la Verità che istruisce gli uomini, che li illumina e li salva. Il modo è diverso, la virtù la medesima.

Questo onore materno, questa lode, questa dignità appartiene a voi in modo singolare. Conservate il vostro nome, conservate la vostra missione, Nessuno trascuri per pigrizia o timore il dovere della predicazione » (Pio XII, in Acta cap. gen. O. P., 1946, p. 30).

Per questo stretto rapporto esistente tra la divina maternità di Maria e la predicazione, fin dall'inizio dell'Ordine i domenicani celebrano con particolare solennità la festa dell'Annunciazione e quella della Natività del Signore, che appunto ricordano l'Incarnazione del Verbo.

 

 

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