L'importanza dello studio
nella vita domenicana
di P. Pietro Lippini
(in Spiritualità Domenicana, quaderni di Famiglia Domenicana)
«
S. Domenico, apportando una notevole innovazione rispetto al passato, volle che
lo studio facesse parte della struttura stessa del suo Ordine come strumento del
ministero della salvezza. Egli stesso, che portava sempre con sé il Vangelo di
S. Matteo e le Lettere di S. Paolo, inviò i suoi f rati alle scuole del tempo e
li mandò nelle città più importanti affinché vi studiassero, vi predicassero
e vi fondassero dei conventi ».
«
Pertanto il nostro studio deve tendere principalmente e con ardore a questo
scopo: renderci utili alle anime del prossimo ».
«
Mediante lo studio i frati meditano nel loro cuore la multiforme sapienza di Dio
e si preparano al servizio dottrinale della Chiesa e di tutti gli uomini. Ed è
tanto più urgente il dovere che essi hanno di dedicarsi allo studio, in quanto,
secondo la tradizione dell'Ordine, sono chiamati in modo speciale a coltivare
negli uomini il desiderio di conoscere la verità » (LCO 76-77).
Questa
premessa delle attuali nostre Costituzioni basterebbe da sola a sintetizzare il
ruolo e l'importanza che lo studio - il terzo dei quattro mezzi essenziali
enumerati nella Costituzione Fondamentale - ha sempre avuto ed ha nella vita
dell'Ordine per la sua evidente ordinazione al fine della predicazione.
L'Ordine
nacque infatti proprio nel bel mezzo dell'eresia albigese, cioè fra eretici che
non erano degli sprovveduti, come facilmente siamo portati a credere sentendo la
grossolanità delle loro teorie, ma al contrario erano dotti e buoni conoscitori
delle Scritture. I loro capi non di rado erano prelati e dottori rinnegati e
perciò capaci di sostenere discussioni teologiche e scritturistiche. Ed anche i
meno dotti fra loro, per lo spirito di corpo che li animava e per l'educazione
che veniva loro impartita dai confratelli più istruiti, erano in grado per lo
meno di opporsi al predicatore cattolico con obiezioni speciose e sottili. Le
prediche in territorio di eresia si trasformavano così il più delle volte in
pubblici dibattiti nei quali un moderatore, scelto di comune accordo, doveva al
termine dare il suo parere sulla parte vincente. Le prediche dovevano comunque
essere sempre dottrinali e ben preparate se volevano sortire qualche effetto.
Per
un Ordine nato per la predicazione, e per la predicazione soprattutto di
frontiera, lo studio non poteva perciò non diventare un mezzo indispensabile
per preparare i suoi religiosi ai compiti che li aspettavano.
Ecco
perché a Tolosa S. Domenico porta di persona i suoi primi compagni alla scuola
di Teologia di Alessandro Stavensby. Nella dispersione dei frati da lui voluta
nel 1217, due dei quattro religiosi inviati a Parigi per fondarvi un convento
sono destinati a studiare in quella università e da Roma subito dopo ne invia
due anche a Bologna, sperando che nella città del diritto, celebre nel mondo al
pari di Parigi per la sua università, i suoi religiosi potessero frequentare le
scuole.
Non
dobbiamo perciò meravigliarci se nella legislazione primitiva dell'Ordine,
accanto alla vita comune, alla solenne officiatura corale e ad osservanze
monastiche molto severe, troveremo anche l'obbligo dello studio, diventato così
uno dei mezzi principali di ascesi spirituale, cui devono essere sacrificate,
qualora diventasse necessario, tutte le altre osservanze.
A
dire il vero, anche presso gli antichi Ordini canonicali e monastici esso era
stato coltivato ed anche presso di loro fiorirono scuole rimaste celebri nella
storia profana e della Chiesa. Ma per essi lo studio non fu - almeno agli inizi
- un vero studium, ma, al dire di S. Benedetto, una lectio che, dai luoghi dove
secondo la Regola benedettina doveva esser fatta (chiostro, coro, sala del
capitolo) si desume trattarsi di una lettura spirituale, fatta a scopo di
elevazione spirituale personale. E anche quando, in tempi più vicini a noi, per
una larga interpretazione del "labora" benedettino era sorta anche fra
i monaci una corrente studiosa, lo studio non divenne mai per essi una funzione
necessaria, ma una libera occupazione o un libero mezzo in ordine ad una più
perfetta lode o contemplazione divina.
Nell'Ordine
domenicano, invece, in ragione del suo fine lo studio assume tutt'altra
importanza. Scriveva il Gaetano: « I membri degli altri Ordini, se si dedicano
allo studio lo fanno per libera scelta; per noi diventa quasi impossibile
l'evangelizzazione, se non studiamo ». E al medesimo Cardinal Gaetano viene
attribuita l'affermazione - certamente esagerata, ma significativa - che un
Domenicano che non studia almeno quattro ore al giorno deve ritenersi in peccato
mortale.
Se
questa fu circa lo studio la mentalità dell'Ordine fin dalle origini, non
dovremmo allora meravigliarci se questo, per restare fedele alla sua tradizione
e al suo carisma, riserva anche oggi - come nessun altro Ordine - tante delle
sue leggi e delle sue ordinazioni agli studi e alla loro organizzazione; e se
anche oggi, dopo aver affermato perentoriamente che per noi « 1o studio, per il
continuo e ardito sforzo che comporta è una forma di ascesi, in quanto è una
eccellente osservanza regolare ed elemento essenziale di tutta la nostra vita »
(LCO 83), esse insistono nel far obbligo a tutti i frati indistintamente di «
dedicarsi allo studio con perseveranza » (LCO 84) e ad alcuni di « dedicarsi a
ricerche più approfondite, sia nei centri di studio dell'Ordine, sia in altri
centri » (LCO 86).
Quanto
poi al compito dei superiori nei riguardi della promozione degli studi, le
nostre attuali Costituzioni non si limiteranno a denunciarne la responsabilità
con generiche quanto precise esortazioni, ma scenderanno nei dettagli precisando
i doveri dei Priori, ancor oggi coadiuvati in ogni convento da un Lettore
conventuale; quelli dei Provinciali, coadiuvati da un Promotore degli studi e da
un Promotore della formazione permanente; e quelli del Maestro dell'Ordine,
coadiuvato da un Assistente per la vita intellettuale. Dettagli ancora maggiori
riguarderanno poi le biblioteche e i Centri culturali dell'Ordine, pur avendo
lasciato alla Ratio Studiorum generalis il compito di legiferare sulla
organizzazione degli studi sia istituzionali che complementari e sul governo
delle nostre Facoltà. Senza poi contare che ogni Provincia, a complemento di
quella generale, deve averne una sua particolare.
Non
essendo il nostro studio fine a se stesso ma ordinato alla salvezza delle anime,
ne deriva però che non qualunque tipo di studio sarà ugualmente raccomandato;
ma avranno la preferenza quegli studi che potranno essere di utilità più
immediata alla predicazione.
Lo
studio della Sacra Dottrina ebbe perciò da noi sempre il primato e le altre
discipline ‑ filosofia compresa ‑ un tempo non erano ammesse se non
in quanto utili allo studio della Teologia o, come lo studio delle lingue, in
quanto strumenti indispensabili di apostolato.
E
affinché il Domenicano non sia tentato dalla bellezza del sapere a fare di esso
un fine su cui riposare per goderne l'intima voluttà, Capitoli e Maestri
generali non mancheranno nel corso dei secoli di far udire la loro voce al
riguardo.
Ma
anche le Costituzioni attuali, nonostante un maggior pluralismo di fatto
concesso al riguardo, giustamente, vorranno che « i nostri frati coltivino
soprattutto le scienze sacre » (LCO 8'5), avendo Dio « come luce e fonte del
loro studio » (LCO 78).
Il
tutto sotto la guida del confratello S. Tommaso che « si presenta come
insuperato modello e maestro. La Chiesa ne raccomanda la dottrina in modo
singolare e l'Ordine 1a ritiene come patrimonio che esercita un fecondo influsso
sulla vita intellettuale dei frati e le conferisce un proprio carattere. Per
questo i frati abbiano conoscenza dei suoi scritti e coltivino un'attiva
comunanza di idee col suo pensiero e, secondo le necessità dei tempi, con
legittima libertà rinnovino ed arricchiscano la sua dottrina con i tesori
sempre nuovi della sapienza divina ed umana » (LCO 82).
E
per finire, quasi a conferma del valore assunto dallo studio nella vita non solo
del cosiddetto primo Ordine ma dell'intera Famiglia domenicana, non possiamo non
ricordare che « lo studio della sacra verità » è enumerato anche fra gli
elementi costitutivi della vita regolare delle nostre monache e che della sua
importanza e della sua regolamentazione tratta uno speciale articolo delle loro
Costituzioni.
E quanto ai Laici domenicani, la loro Costituzione Fondamentale afferma - come abbiamo visto - che essi «come membri dell'Ordine, ne partecipano la missione apostolica con lo studio, la preghiera e la predicazione, secondo la loro propria condizione di laici » ; per cui giustamente anche per loro lo studio è annoverato fra i mezzi che devono prepararli a vivere proficuamente la loro vocazione.