Lo Spirito Santo
nei Santi Domenicani
di Ambrogio Andaloro, O.P.
L'Ordine domenicano è radicato saldamente nell'azione dello Spirito Santo, che con le virtù e i doni diviene elemento dinamico e innovatore nelle anime dei giusti.
Preparazione teologica e devozione illuminata plasmano S. Domenico e i suoi discepoli, fin dalle origini.
Le cronache ci tramandano un manipolo di uomini forti che vivono intensamente la vita interiore, base necessaria di ogni attività apostolica.
La sera, dopo il Mattutino, i religiosi, prima di ritirarsi nelle cellette, si attardano in chiesa, portandosi silenziosi da un altare all'altro per le orazioni preferite al Crocifisso, alla Vergine e ai vari santi.
E’ la Trinità tutta, adorata e implorata, che illumina e muove questo Ordine nuovo; ma qui vogliamo fermarci brevemente, nell'ambito di poche pagine, a ricordare in particolare i doni dello Spirito Santo in alcuni dei figli migliori di S. Domenico. Essi imitavano S. Pietro che, uscito dal cenacolo, svela alla folla il mistero del Padre celeste che, attraverso il Figlio, inonda l'umanità della grazia dello Spirito Santo, con le virtù e i doni, carismi divini che hanno largamente alimentato la vita personale e l'apostolato dei Frati Predicatori: quegli arditi uomini di Dio che proprio così furono definiti da Onorio III, perché destinati dalla Chiesa a riprendere, in un periodo buio del cristianesimo, e a continuare la predicazione degli Apostoli.
Privilegiati già dalla natura e dalla grazia comune del battesimo di particolari attitudini, vengono scelti per attualizzare e trasmettere alle anime la grazia divina, loro comunicata con i doni spirituali, carismi, operazioni e ministeri, come scrive S. Paolo, nella prima lettera ai Corinti.
Certo, per tutti i Santi domenicani, lo stampo è sempre quello dello Spirito; ma se è vero, come attesta l'Apostolo, che Egli "li distribuisce a ciascuno come vuole", forse possiamo ripetere quanto ci insegnava il maestro P. Reginaldo Fei, che in nessun altro Ordine religioso, come in quello domenicano, ha operato una esperienza così variegata e multiforme, anche se tutti hanno ugualmente eseguito il comando: "non siate pigri nello zelo, siate invece ferventi nello Spirito, servite il Signore".
Assai numerosa è la schiera dei domenicani che rifulgono nella Chiesa per singoli doni dello Spirito. Nell'impossibilità di ricordarli tutti, mi limiterò a scegliere solo alcuni tra i Santi dell'Ordine, che, a mio modesto parere, si sono distinti nell'accogliere ed esplicare l'azione vivificante dello Spirito.
Il fondatore, S. Domenico, è in testa a questa schiera, in lui abbiamo manifestazioni vistose dei vari doni, nella parola e nell'agire, ma prima di tutti in lui rifulse, luminosamente, il dono della sapienza: quello che fa entrare nella profondità di Dio, mediante una vita intensamente contemplativa. Per le vie della mente e del cuore, lo Spirito Santo gli comunicava una certa esperienza della visione beatifica che poi lo rendeva ardente nella predicazione. Domenico possedeva due eminenti qualità, quelle che J. Guitton, nel Secolo che verrà esprime così: "la prima consiste nell'estrarre tutto dalle proprie viscere, la seconda nel mantenere lo spirito aperto nell'universale".
Non pare che S. Domenico abbia provato quei momenti terribili che chiamano "la grande tenebra", e si sia rimesso docilmente nell'Infinito. Sappiamo invece che non ha avuto alcuna esitazione nel seminare per l'Europa, a somiglianza di Cristo, i suoi compagni, come grano "nell'orto di Cristo", per la predicazione del Regno. Non solo contemplava Dio nelle veglie notturne, malo consultava, e la risposta fu: salvare le anime mediante la predicazione.
Il dono dell'intelletto segna in modo peculiare S. Tommaso d'Aquino. Lo Spirito "che scruta gli abissi di Dio" lo troviamo nella mente e nel cuore dell'Aquinate, che con intuizione penetrante studia e spiega i misteri della Rivelazione. Egli ha veramente "gustato e guardato" le profondità della fede e li ha luminosamente illustrate, da genio insuperabile, nelle sue opere, e li ha cantate, da autentico poeta, nei sublimi inni dell'Ufficio del Corpus Domini.
Se Alberto Magno è stato dichiarato da Pio XI Patrono delle Scienze, è evidente che di lui dobbiamo ricordare soprattutto il dono della Scienza.
Già possedeva le condizioni naturali, ma è lo Spirito che ha caratterizzato con questo dono l'enciclopedico domenicano tedesco. A nessuno dei filosofi, o teologi o scienziati viventi, in quell'epoca, veniva concesso l'onore di essere citato dai contemporanei, questo era solo privilegio di Alberto il Grande, il maestro di Tommaso d'Aquino, che veramente spaziò in tutti i rami dello scibile.
"Antonino de i Consigli" veniva definito un altro figlio di S. Domenico, arcivescovo di Firenze che, figura piccolina ed esile, possedeva un fine intuito umano sublimato dal dono dello S.S., che lo costituì maestro si curo di vita morale. In Antonino il dono del Consiglio, prima era stato regola personale, poi virtù di guida e di governo in vari conventi domenicani, e infine della vasta diocesi fiorentina: nelle sue visite pastorali anche le più sperdute parrocchie montane ricevettero la luce e il calore di questo consigliere ammirabile. E i suoi confratelli e i fedeli accoglievano docili l'azione di questo pastore carismatico, che chiaramente univa al dono principale anche quelli della fortezza e della pietà.
In ascolto e in obbedienza della parola evangelica "i forti conquistano il regno dei cieli", la fortezza compete come conquista e come dono a molti figli di S. Domenico. Ma volendo presentare un campione, ove rifulge vieppiù questo dono dello S.S., tra i numerosi martiri, indichiamo il primo: S. Pietro da Verona. Quell'ardente predicatore che, colpito al capo, morente intinge il dito nella ferita s caduto a terra vi traccia la testimonianza estrema della propria fede: credo! La prima parola del simbolo della vita cattolica, che egli, ancora fanciullo, aveva recitato al cospetto dello zio eretico. E furono gli eretici a sorprenderlo tra Milano e Como e a coronarlo con il martirio. Uomo già plasmato dalla delicatezza dello Spirito, meritò dal Papa la gloria della canonizzazione, ad appena undici mesi dalla morte sacrificale, anche a incoraggiamento dei cattolici e a monito dell'eresia.
In Pietro risplendette quel dono che S. Paolo augura a tutti i cristiani: "Dio vi conceda, mediante la potenza dello Spirito Santo, di essere fortificati nell'uomo interiore".
Uno dei quattro Papi domenicani porta già nel nome, Pio, la ricchezza del dono della Pietà: "Lo Spirito che grida in noi: Padre!". Forse il futuro S. Pio V era pieno di questo dono fin da quando, umile pastorello, guidava il gregge per i campi: il Signore lo aveva confortato nella semplicità e nella pace fin da fanciullo e lo aveva predisposto e preparato per elevarlo a sé con una profonda vita interiore, e poi al supremo soglio di Pietro per stimolare lo spirito di pietà in tutto il gregge cristiano. Quel dono che oltrepassa il sentimento della religione naturale, che nella divinità vede il padrone, e che invece instaura nel cuore dei fedeli quella tenerezza che volgendosi a Dio lo invoca Padre. Il grande papa del Rosario ebbe questo dono, che lo fece volare nel suo pellegrinaggio terreno di religioso, sacerdote e pontefice, con le ali di figlio e di ministro di salvezza per tutta la cristianità.
Infine, il Timor di Dio. Per presentare un campione che riluce di questo dono tra i figli di Domenico, alla memoria viene subito spontaneo il nome di Vincenzo Ferreri, soprannominato Angelo dell'Apocalisse.
Nelle immagini che lo raffigurano, "Temete Dio" spicca nei cartigli accanto alla sua figura di apostolo del Giudizio. Tuttavia nella parola del predicatore spagnolo, che divenne apostolo europeo, non v'era alcun accento di minaccia, ma invito e memoria di un insegnamento divino che deve condurre all'inizio della sapienza cristiana.
V'è timore e timore. Un timore che è paura, quale si addice al servo, e un timore che prepara e completa l'amore: timore impastato di rispetto e di affetto, quello che personalmente viveva e testimoniava il Santo taumaturgo.
Quando il cristiano ama Dio veramente, vede in lui l'unico Bene, il Padre che l'ama, ma anche la maestà e l'onnipotenza. Se, sentendosi peccatore teme di essere indegno della santità divina, come fig. io si abbandona alla bontà del Padre.
Abbiamo solamente accennato, secondo una scelta tra oggettiva e soggettiva, ai doni elargiti in copia ai Santi dell'Ordine domenicano, ma non abbiamo presentato i doni dello Spirito Santo che hanno adornato meravigliosamente le donne sante dell'Ordine. Voglio rimediare, in qualche modo, ricordando quel portento dei secoli, che è Caterina da Siena in Lei si assommano in modo eminente i doni delle Consorelle domenicane.
Dinanzi alla sua personalità così poliedrica, si resta incerti nell'individuare quale dei doni dello Spirito Santo si sia manifestato più visibilmente e più efficacemente: se la Sapienza, in una giovane indotta, o il Consiglio, quando il Papa l'ascolta e segue piuttosto Lei che il Concistoro dei cardinali; o la Fortezza, quando affronta a Firenze, la folla inferocita; oppure la Pietà nella filiale relazione con il Padre, che le detta il "Libro"; con il Figlio che le partecipa le stimmate, e con lo Spirito Santo, che le detta parole di vita, qua si visibilmente all'orecchio. Oserei dire che in Caterina Benincasa, cinta di vigore più che virile dallo Spirito, si compendia, in alto grado, la vasta gamma dei fenomeni dello Spirito, conversioni, miracoli, estasi, profezia: sembra che lo testimoni la Chiesa, che l'ha proclamata Dottore della Chiesa, Patrona prima d'Italia, e recentemente Patrona anche di Europa.