CONTEMPLATA ALIIS TRADERE è l’eredità di San Domenico per i suoi figli e per l'umanità intera. Quante coscienze ha trasformato e rinnovato! Quante epoche storiche portano l'impronta e il sigillo della sua spiritualità! L'arma vincente, sembrerebbe strano, per un uomo d'azione come lui, fu la contemplazione
Contemplare è la naturale conseguenza di una fede incrollabile in un Dio d'amore infinito; averlo come amico e confidente da "sentire" quasi fisicamente la sua presenza, la sua predilezione, senza un attimo di pausa; "percepirlo" anche con i sentimenti, quasi da "udire" la sua voce, "vedere" la sua compagnia. Questa "follia"delirio" trasformala vita in impegno, il dolore, il buio i luce, gioia, felicità senza fine. Contemplare è giungere alla "intimità" e conoscenza chiara e precisa di Dio. "Riprodurla" con la stessa chiarezza in chi ascolta.
Contemplare è la vocazione del domenicano. Egli si pone in dialogo con Dio e con l'uomo. Il frate senza contemplazione-dialogo con Dio perde la sua vocazione, le sue radici, il suo humus. Senza contemplazione-dialogo-comunicazione con l'uomo, perde il motivo per cui è domenicano.
Contemplare ha un'unica risposta: va' e predica. Per chi ha raggiunto la "familiarità", l'innamoramento di Dio e dei fratelli, predicare è un bisogno, una necessità ineludibile. Non può più tacere, starsene chiuso nel silenzio delle quattro mura della sua cella, "gustarsi" il suo Dio e basta. Deve correre per il mondo gridando quanto ha "scoperto", "capito" e vive.
Contemplare è vivere un'atmosfera continua di silenzio, di raccoglimento. Il domenicano sa che solo se crea e vive con questa mentalità può progettare e programmare docilmente come impiantare nelle coscienze degli uomini il mistero e la grandezza di Dio. Contemplare per il domenicano è vivere la comunione con Dio nella e con la comunità. Sono apostoli perché sono comunità. La comunità, per il domenicano, è la sua forza, la sua ricchezza, il suo "successo", perciò vive e accoglie in sé tutto il suo "mistero", il suo "fascino", le sue imprevedibilità. Qui si sommano le intelligenze, le volontà, le sensibilità, l'amore, la grazia e maledettamente i difetti. Qui si vagliano i veri uomini, i veri "santi" i veri "profeti". Si muore come comunità se si sta sempre a predicare e si muore come predicatore se si resta chiusi nelle mura del convento.
Contemplazione, studio, preghiera, vita comune, "predicazione", sono i grandi pilastri su cui poggia l'ideale di S. Domenico. Se viene meno uno, crollano tutti. Si rendono conto i suoi figli?
Siamo qui proprio per dimostrare che è vero e possibile, col suo aiuto, anche per noi. Ai fratelli smarriti (qualora ce ne siano) incerti, ancora insoddisfatti, mi permetto di dire: coraggio. Dio ci ha chiamati.
Domenico ci ha dato un grande ideale, una via. Basta percorrerla fino in fondo e troveremo la risposta a tutti i nostri interrogativi,limiti, scoraggiamenti, insoddisfazioni. Troveremo e parleremo con un Padre che ci ama senza limiti, di amore infinito.
P. Angelo Abbondandolo O.P.