Per i Domenicani la Predicazione è l’oggetto di una “professione” nel duplice senso del termine: è il loro mestiere ed è l’oggetto di una promessa solenne.

Essi dedicano la loro vita alla Parola. Non ad una parola fra tante ma a quella Parola che è una persona, Gesù Cristo, loro maestro e loro signore.

Fedeli al comando del loro padre San Domenico essi devono, come uomini evangelici, seguire i passi del loro Salvatore e quindi parlare a Dio o di Dio in loro stessi e al loro prossimo (Prologo delle prime Costituzioni dell’Ordine). Partecipi della missione degli Apostoli ne seguiamo anche la vita nella forma concepita da s. Domenico, cioé: vivendo la vita comune con un cuore e un’anima sola, fedeli nell’osservanza dei consigli evangelici, fervorosi nella celebrazione comune della liturgia, specialmente dell’Eucarestia e dell’ufficio divino, e nella orazione privata, assidui nello studio, perseveranti nella regolare osservanza. Tutte queste note caratteristiche della nostra vita non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente alla salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e ci stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita. (Costituzione Fondamentale § IV).

 

 

 

 

 

 

 

 

La professione religiosa

 

Noi ci consacriamo totalmente a Dio mediante la professione (di obbedienza, di povertà, di castità) che ci incorpora all’Ordine, ci consacra alla Chiesa e ci destina all’evangelizzazione della Parola di Dio nella sua integrità. Alle radici della nostra vocazione c’è questo dono totale della nostra persona a questo Dio che ci ha amati, perdonati e chiamati.

Non è una vocazione di lusso ma semplicemente una vita cristiana condotta radicalmente e totalmente per amore di Cristo.

 

 

 

 

 

La vita comune

 

L’obiettivo principale cui tende il vostro vivere insieme è che, nel comune progetto di ricercare Dio, conseguiate piena sintonia a livello di mente e di cuore curando la massima concordia tra quanti abitate sotto lo stesso tetto. Così comincia la regola di sant’Agostino di cui s. Domenico ha voluto dotare il suo Ordine. La vita comune comprende la messa in comune dei beni, della preghiera, della tavola; la riunione dei frati in “capitolo conventuale” ma anche l’unanimità sempre raggiunta dell’Ordine intero, nella verità e nella carità. Agli occhi del mondo, prima di ogni discorso, la nostra vita è la nostra prima predicazione.

 

 

L’osservanza regolare

 

L’osservanza regolare, cioé la vita religiosa secondo una regola quotidiana, è il respiro di ogni vocazione. All’osservanza regolare appartengono tutti quegli elementi che costituiscono la vita domenicana...tra tutti occupa il primo posto la vita comune, la celebrazione della liturgia e l’orazione privata, l’osservanza dei voti, lo studio assiduo della Verità e il ministero apostolico. Per osservare fedelmente tutte queste pratiche sono di aiuto la clausura, il silenzio, l’abito e le opere di penitenza (Costituzioni § 40).

 

 

La preghiera

 

I nostri frati seguano l’esempio di San Domenico il quale, in casa o in viaggio, di giorno o di notte, era assiduo al divino ufficio e all’orazione e con grande devozione celebrava i misteri divini (Costituzioni § 56). E’ per questo che per volontà esplicita di San Domenico, la solenne e comune celebrazione della liturgia è da annoverarsi tra i compiti principali della nostra vocazione;  il mistero che devono annunciare agli uomini con la predicazione, affinché per mezzo dei sacramenti della fede, essi vengano incorporati a Cristo (Costituzioni § 57). Oltre alla liturgia la giornata di un domenicano comprende altre forme di preghiera come come la Lectio divina, la meditazione sapienziale della Parola di Dio, il Rosario, preghiera mariana tradizionale dell’Ordine, l’orazione, preghiera silenziosa a cuore a cuore con il Signore. Non si parla di ciò che si conosce. Per conoscere Dio, del quale bisogna parlare, bisogna stare con Lui nella preghiera. Solo la preghiera dà alla nostra parola la stoffa di autenticità.

Parlare di Dio esige che si parli con Dio. Il predicatore è uno che prega. Pregare non è estraniarsi: il mondo degli uomini è nel cuore della nostra preghiera e la stimola. Questa preghiera è ascolto, accoglienza della Parola di Dio così come nasce dalla Bibbia ; essa è anche ascolto, accoglienza della parola che sale dal cuore degli uomini ai quali Dio si rivolge attraverso noi. La preghiera del predicatore percorre tutto l’itinerario della Parola: dalla sua sorgente, la Sacra Scrittura, al suo oceano, il mondo da evangelizzare. Questa preghiera è sovente vuota, aspra, a volte arida ma è sempre una preghiera di poveri mendicanti. Nell’Orazione, ella tende verso il silenzio che ama e che raggiunge la presenza di Dio al di là delle parole. Nella liturgia essa si fa celebrazione, intercessione. Nell’azione essa è l’anima dei gesti e dei fatti; il soffio delle parole, il vigore profondo delle lotte perché, predicare é combattere. Pregare anche. Così pregava Domenico, con questa preghiera che proveniva dal più profondo di se stesso e che lo portava al largo, fino al più lontano degli uomini. E’ qui che la preghiera prendeva sapore di Buona Novella.

 

 

Lo studio

Il  nostro studio non è una grazia per intellettuali, né la ricerca dell’erudizione per se stessa. Per volontà espressa e innovatrice di S. Domenico, lo studio è stato incluso nei propositi dell’Ordine per preparare al servizio dottrinale nella Chiesa e al ministero della salvezza del prossimo. Noi abbiamo, per vocazione, di coltivare l’inclinazione degli uomini verso la Verità. La Verità è prima di tutto Dio stesso. E’ per questo il nostro studio è prima di ogni cosa una contemplazione amante del mistero di Dio, uno sguardo di sapienza che tenta di vedere le cose come Dio stesso le vede. Nel profondo di questo sguardo di sapienza prende posto lo studio della Sacra Scrittura, dei Padri della Chiesa, dei grandi teologi e delle grandi correnti del pensiero cristiano. Uno sguardo autentico con lo studio e l’impiego dei grandi metodi teologi, l’uso delle altre discipline è un prezioso strumento, particolarmente la filosofia e la storia. Così il nostro studio è, allo stesso tempo, lavoro rigoroso e scientifico, confronto con nuovi problemi e opere di sapienza. Un’intelligenza che cerca di capire per amare meglio, ecco la chiave di ogni ricerca di Dio.

 

La Predicazione

Tutto ciò che precede è in qualche maniera predicazione. La predicazione nel suo senso abituale è propriamente l’atto di predicare. La predicazione nella Chiesa è una funzione di insegnamento dei vescovi; essa viene identificata come un ufficio profetico perché la sua missione è quella di annunciare dappertutto il vangelo mediante la parola e l’esempio (Cost. Fondamentale § V). Annunciare dappertutto il nome del Signore Gesù Cristo (il Papa Onorio III a San Domenico, bolla del 18 Gennaio 1221), questo è il fine dell’Ordine. Si potrà obiettare che questo non è più originale oggi: altri ordini, infatti, predicano, i sacerdoti nelle parrocchie predicano, e anche ogni cristiano, perché cristiano, è chiamato ad evangelizzare. Questo è vero. Ma ciò che è proprio all’ordine di San Domenico è l’interazione fra la vita vissuta e la parola annunciata. In effetti, la contemplazione e l’azione del predicare fanno parte, l’una e l’altra, del medesimo fine, la Predicazione, l’una come sorgente, l’altra come sua opera propria. La nostra contemplazione (che sia la preghiera, lo studio teologico) è in funzione della predicazione; per questo la nostra predicazione esige principalmente, la contemplazione. La nostra Costituzione Fondamentale (§ IV-V) così si esprime a riguardo: Da questi diversi elementi saldamente connessi tra loro, armonicamente contemperati e fecondantesi a vicenda, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione. Noi abbiamo come compito specifico l’ufficio profetico; dobbiamo, cioè, annunciare dovunque il Vangelo di Gesù Cristo con la parola e l’esempio.

La contemplazione è la sorgente viva della nostra parola. Ma molti sono i ruscelli!

Ogni frate è predicatore, viaggiatore instancabile, cooperatore, professore di teologia, conferenziere, animatore di gruppi di preghiera, apostolo del rosario, apostolo nei Media, cappellano di ospedali, di scuole, di università; catechista, apostolo degli emarginati, ricercatore...

Questa è la Missione dell’Ordine a cui tutti cooperano con le loro qualità e i loro talenti.

 

 

Una vocazione particolare nell’Ordine Domenicano: 

i fratelli cooperatori

 

Parte integrante dell’Ordine dalla sua fondazione, i fratelli cooperatori, occupano un posto molto importante nella vita dell’ordine, che spesso può sorprendere: poiché in realtà, l’Ordine è consacrato al servizio Parola e ai sacramenti della fede, è un ordine clericale, cioè di sacerdoti. Ma questi hanno prima di tutto inscritto nella loro vita il proposito di una vita comunitaria e fraterna, dove la preghiera e il mutuo servizio sono parte essenziale. E’ per questo che la presenza dei nostri fratelli cooperatori è necessaria. Essi vivono ancor più visibilmente con i loro confratelli sacerdoti questa dimensione di vita. Essi sono come l’anima dei conventi. D’altra parte i fratelli cooperatori partecipano realmente, con una maniera speciale e appropriata alla missione dell’Ordine. Vari impegni apostolici sono stati loro affidati. Bisogna ricordare che: il ministero della parola è un lavoro comunitario e riguarda in primo luogo la comunità intera; per questo in origine il convento si chiamava “sacra predicatio”. I fratelli cooperatori partecipano all’apostolato di tutta la comunità non solo con il lavoro, per mezzo del quale provvedono alle necessità dei conventi, ma anche con il ministero propriamente detto (Cost. Fondamentale § 100).

Questa vocazione è in un certo senso, più nascosta, inoltre essa mette in luce l’armonia profonda della nostra vita religiosa e della nostra missione. Una vocazione magnifica che bisogna riscoprire.

 

 

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