Campo vocazionale: Ma voi chi dite che io sia?

Dal 16 al 19 settembre 2022, la Provincia San Tommaso d’Aquino in Italia ha offerto l’occasione di vivere alcuni giorni a contatto con la vita domenicana, presso il Convento di Maria SS. dell’Arco. Nell’Ordine dei frati predicatori riverbera la meravigliosa sinfonia dei volti e dei caratteri che i frati, ognuno col proprio stile, contribuiscono ad arricchire con fervore e studio. Stare coi predicatori signica anzitutto gioia, condivisione, reciprocità. La dimensione festosa del banchetto è un elemento che non può mancare nella vita domenicana. «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele» (Ez 3,1).
Se un giovane del nostro tempo incontrasse per la prima volta un gruppo di frati predicatori e li guardasse con occhio attento e sguardo interrogante, probabilmente, essi gli potrebbero apparire così come gli apostoli della prima ora, mentre stava compiendosi il giorno di Pentecoste: «Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l’un l’altro: Che cosa significa questo? Altri invece li deridevano e dicevano: Si sono ubriacati di vino dolce» (At 2,12-13). Questi uomini, totalmente dediti alla predicazione, suscitano un grande stupore in chi li incontra. «Ci sono vini così leggeri – scrive Umberto di Romans – che non inebriano, ma la Parola di Dio è come un vino forte che dà ebbrezza. […] Colui che rende ebbri gli altri viene a sua volta inebriato con molteplici benedizioni» (cf P. Murray, Il vino nuovo). Il loro essere come ubriachi di primo mattino, sembra collidere con l’intransigente intolleranza che una certa narrazione edulcorata ne ha trasmesso all’uomo contemporaneo, eppure, l’ebbrezza dei frati non è causata da un vino di divertimento sfrenato, di oblio della vita o di dimenticanza dei problemi; si tratta invece del vino della festa, il vino del memoriale, che il sacerdote beve accostando le labbra (ad)oranti al calice della benedizione, che è comunione con il sangue di Cristo (cf 1Cor 10,16).
I frati, inoltre, nel corso degli incontri, ci hanno sollecitato a tenere desta la domanda che Gesù stesso, povero, casto e obbediente, continua a porre a quanti lo seguono: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Questi giorni trascorsi in loro compagnia ci hanno permesso anche di stare a tavola con San Domenico e di respirarne il divino profumo. Egli non è semplicemente un modello e un esempio di santità, ma colui che, «ancora nel ore della giovinezza, consacrò la sua verginità all’aascinante sposo dei vergini e, preferendo accumulare tesori per il cielo, dopo aver lasciato tutto, seguì nudo il Cristo nudo entrando nella via della perfezione» (dalla preghiera del beato Giordano a S. Domenico). «Ben presto – ci ricorda ancora il beato Giordano – si distinse e brillò come una stella di singolare splendore, ultimo per umiltà di cuore, primo per santità, fattosi a tutti, con il suo esempio, odore di vita (2Cor 2,16) e quasi incenso odoroso nei giorni d’estate (Sir 50,8)». Il profumo è qualcosa dell’altro che entra dentro di noi. Una vita di qualità profuma, essa è come un arco, pronto a scoccare la freccia del fiat originario. San Domenico da esimio atleta che era, seppe bene impugnare quest’arco, imitando Colui che più di tutto amò. Il suo essere uomo evangelico ed apostolico si invera soprattutto col particolare dono delle lacrime: «E di notte, mentre pregava, si commuoveva tanto da prorompere in gemiti e pianti» (Atti del processo di Bologna). Il pianto di Domenico per la gente a cui predicava il Vangelo, per gli eretici e gli infedeli, costituisce il suo modo sublime di essere per l’altro e di amare il prossimo, «Gemendo diceva: Signore abbi pietà del tuo popolo. Cosa ne sarà dei peccatori?» (ivi).
Così Sant’Agostino scrive alla ne della “Regola”, quasi pregurando la vita domenicana: «Il Signore vi conceda di osservare con amore queste norme, quali innamorati della bellezza spirituale (cf. Sir 44, 6) ed esalanti dalla vostra santa convivenza il buon profumo di Cristo (cf. 2Cor 2,15; 1Pt 2,12; 3,16), non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia (cf. Rm 6,14)».
Guardando ai frati predicatori, che del progetto di San Domenico sono i promotori fedeli e obbedienti, accogliamo anche noi la frase evangelica che il beato Giordano considerò come un invito a diventare domenicani: «Entra nella gioia del tuo Signore» (Mt 25,21).

Campo vocazionale: Ma voi chi dite che io sia?


Gennaro Iannuzzi

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